Il trattamento cognitivo-comportamentale dell’insonnia

di Rita Cardelli, Giordana Ercolani e Valeria Rossi

“Il sonno è per tutti gli uomini ciò che la carica è per l’orologio” Schopenhauer

I lavori di un interessante workshop, tenuto dalla dottoressa Federica Farina, sabato 8 e domenica 9 aprile, presso la SPC – Scuola di Psicoterapia Cognitiva di Roma, sono iniziati con un percorso di comprensione del processo del sonno (funzionamento, ritmi personali), fino ad arrivare al trattamento dell’insonnia cronica e primaria.

Innanzi tutto è stato esaminato il processo del sonno nella sua normale regolazione fisiologica; può essere definito un bisogno primario per il nostro organismo come bere, mangiare, respirare. Dormire inoltre rappresenta uno stato comportamentale in grado di innalzare una solida barriera tra la nostra mente e il mondo esterno, isolandoci da ciò che ci circonda e interrompendo, seppur non completamente, i rapporti sensoriali e motori che collegano il soggetto con l’ambiente. 

Successivamente sono stati descritti i vari stadi in cui il sonno viene suddiviso: tre stadi di “sonno Non REM” (traduzione italiana dell’acronimo inglese: Movimenti Rapidi degli Occhi) ed una di “sonno REM”, quello in cui solitamente si tende a sognare; in condizioni di benessere questo ciclo si ripete più volte nel corso del periodo di sonno. Ancor più rilevante è stata la descrizione del processo di funzionamento del sonno stesso in relazione all’organizzazione del ritmo circadiano o più comunemente definito “ciclo sonno-veglia”, tipico di ogni individuo; tale ciclo è riassumibile in due profili che generalmente vengono utilizzati per semplificare i tipici tratti di una certa abitudine del dormire e dello stare svegli…siamo allodole oppure gufi?

Comprendere se si appartiene all’una o all’altra “specie” e cioè alla prima, che si sveglia presto ed ha maggiori livelli di produttività nella prima metà del giorno, oppure alla seconda che è più attiva nell’altra metà giornata restando sveglia fino a tarda notte, ha chiarito come in realtà le maggiori problematiche legate all’insonnia, e le loro soluzioni, siano da ricercarsi non tanto, come erroneamente capita di pensare, poco prima di coricarsi, bensì in un arco di tempo che riguarda interamente le 24 ore. Per dormire bene ci si inizia a preparare fin dal mattino al suono della sveglia!

Attualmente l’insonnia è un disturbo che riguarda il 15-20% della popolazione italiana. Secondo due diverse classificazioni l’International Classification Sleep Disorder II (ICSD-II) ed il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders 5 (DSM-5), si può parlare propriamente di insonnia quando per più di un mese, in presenza di opportunità e circostanze adeguate per il sonno, l’individuo riscontra una o più difficoltà inerenti l’addormento ed il mantenimento del sonno stesso che può essere caratterizzato anche da risvegli precoci o da una qualità cronicamente scarsa a cui si legano forme di disagio diurno come fatica, difficoltà di concentrazione e memoria, irritabilità, scarsa energia ma soprattutto sonnolenza diurna ed ansia e preoccupazioni per il sonno. Raramente l’insonnia si presenta come primaria. Essa è spesso un sintomo di altri disturbi, come disturbi dell’umore o disturbi d’ansia.

Altro aspetto interessante trattato nel corso del workshop è stato quello più caro a noi cognitivisti, relativo alle credenze tipicamente sviluppate dalla persona che soffre d’insonnia. Pensiamo a come un insonne potrebbe interpretare, in termini cognitivi, l’idea di essere carente in questo bisogno fisiologico primario, sviluppando una sensazione di diversità rispetto al resto del mondo, costruendo la sua diversità vedendo coloro che dormono intorno a lui e convincendosi che la scarsa quantità o qualità del sonno possano ridurre il suo livello di produttività durate le ore del giorno.

E’ stato importante sottolineare che tali credenze potrebbero determinare la comparsa di preoccupazioni relative al sonno con conseguente ansia, mantenimento della problematica se non addirittura un peggioramento, generando la fatidica domanda con conseguente conclusione: “Dottoressa, anche questa notte non sono riuscita/o a dormire. Oggi a lavoro sarò stanca/o e non riuscirò a concentrarmi. Non riuscirò a fare le cose come vorrei. Com’è possibile che io non sappia fare una cosa così naturale come dormire? Devo avere qualcosa che non va!”.

Proprio per dare una risposta a questa domanda, l’ultima parte del workshop è stata dedicata al trattamento dell’insonnia cronica e primaria. La CBT-I (Cognitive Behavioral Therapy for Insomnia) il cui obiettivo è quello di migliorare le abitudini del sonno e i comportamenti a esso relati, ne è il trattamento d’elezione e a lungo termine risulta essere più efficace del trattamento farmacologico.

Il trattamento può essere effettuato sia in setting individuale che di gruppo ed interviene principalmente sui fattori che comprendono i comportamenti disfunzionali messi in atto per riuscire a dormire, le credenze negative sul proprio sonno, l’ansia rispetto al pensiero di non dormire e promuovendo abitudini positive.

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