Indicatori prognostici nel Disturbo Bipolare

di Elisabetta Lombardo

 I fattori associati alla prognosi per il mantenimento a lungo termine dei successi terapeutici

Il Disturbo Bipolare (DB), come parte del trattamento, esige interventi farmacologici e si aggrava nel corso del tempo se il trattamento è assente o ritardato. Indipendentemente dal sottotipo, è fondamentale valutare la prognosi in modo specifico per ogni singolo caso. È necessario stabilire i risultati dal punto di vista del paziente, tenendo in considerazione le variabili più rilevanti per la sua qualità di vita. Tali variabili, oltre all’assenza degli effetti collaterali derivanti dai farmaci, includono il riuscire a portare avanti attività lavorative, di studio e sociali, la capacità di iniziare e mantenere una relazione sentimentale duratura e legami affettuosi con i familiari. Questi risultati hanno implicazioni per il mantenimento a lungo termine dei successi terapeutici; i pazienti che si considera stiano bene ma che soffrono per via degli effetti collaterali dei farmaci e per altre limitazioni personali potrebbero provare un senso di disperazione per la propria vita. In questi casi, verrebbe meno l’adesione al trattamento e si produrrebbe una maggiore possibilità di ricadute sintomatiche. Una buona prognosi implica lunghi periodi di remissione tra un episodio depressivo o maniacale e il seguente, episodi sintomatici più brevi, mai più gravi di un livello subsindromico.

I fattori associati alla prognosi sono:

  1. La storia degli episodi precedenti: anamnesi psichiatrica.
  2. La presenza o l’assenza di sintomi psicotici: questa categoria di sintomi è stata in parte responsabile della confusione diagnostica tra depressione maniacale e schizofrenia quindi, il trattamento appropriato per il DB rischia di essere ritardato fino a che siano trascorsi due o più cicli di episodi, e tale ritardo può contribuire a peggiorare il decorso clinico.
  1. Uso di alcol e sostanze: Sonne altri studiosi hanno rilevato che un gruppo di pazienti bipolari che abusava di alcol e di sostanze riportava il doppio di ricoveri rispetto a un gruppo di bipolari che non ne abusavano. Si tratta di un’associazione deleteria, poiché entrambi i problemi tendono a potenziarsi a vicenda, interferendo con la farmacoterapia, nuocendo alla capacità di giudizio e aumentando i comportamenti aggressivi.
  2. Qualità delle relazioni familiari: la qualità delle relazioni con i parenti stretti è predittiva rispetto al decorso del disturbo bipolare. Quando il paziente si trova esposto a un clima ostile, le ricadute avvengono più frequentemente. Il paziente ha bisogno di una rete di supporto sociale. Coloro che vivono isolati o si percepiscono isolati sono più predisposti a vivere un senso di disperazione.
  3. Presenza di Disturbi di Personalità: quando coesistono con il Disturbo Bipolare, si riscontra una maggiore frequenza di ricadute e tendenza a manifestare comportamenti irresponsabili e relazioni problematiche.
  4. Tendenza suicidaria: ci sono conseguenze rilevanti per la vita delle persone che esprimono verbalmente o in azioni il desiderio di morire. Non è inconsueto subire numerosi ricoveri (anche per i comportamenti suicidari), quello che ne consegue è la crescita dei problemi personali, lo stigma, la vergogna, l’isolamento. L’ideazione suicidaria mantiene il paziente in uno stato mentale che non favorisce buoni esiti. Le conseguenze pratiche delle minacce e dei tentativi di suicidio e i ricoveri costituiscono, inoltre, un impedimento alla ricostruzione di una vita desiderabile.
  5. Capacità di riconoscere i prodromi: gli studi condotti in quest’area indicano che i pazienti maniaco-depressivi che imparano a individuare i segni dell’imminente insorgenza di un problema dell’umore, soprattutto in senso maniacale, hanno maggiori risorse per prepararsi. Lam e Wong hanno notato che i pazienti che riconoscevano e contrastavano attivamente i prodromi della mania mostravano un funzionamento sociale migliore rispetto ai pazienti meno capaci.

Per approfondimenti:

Miklowitz. Il disturbo bipolare. Una guida per la sopravvivenza. Fioriti, 2005.

Newman Cory F., Leahy Robert L. , Beck Aaron T. , Reilly- Harrington Noreen A., Gyulai  Laszlo (2012). Il disturbo bipolare. Un approccio terapeutico cognitivo.

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