Verso un nuovo modello di psicopatologia

di Francesco Mancini e Elio Carlo

La sofferenza emotiva umana dipende dalla compromissione di uno scopo personale rilevante: nessun errore logico e nessuna disfunzione cognitiva alla base della psicopatologia

È ancor oggi forte, in ambito cognitivista, l’idea secondo cui la psicopatologia derivi da una incapacità di ragionare secondo i principi della logica formale, a causa di particolari disposizioni intellettive o di vere e proprie disfunzioni di natura organica.

Recenti studi sperimentali mostrano, però, che questa idea è con ogni probabilità falsa: sembrerebbe, infatti, che non esista affatto un vero e proprio modo patologico di ragionare, che gli errori logico formali siano comuni tanto nei soggetti affetti da disordini mentali quanto nei soggetti normali e che il ragionamento logico, nei soggetti con disordini emotivi, sia addirittura migliore che nella popolazione generale, almeno nei domini patologici di riferimento.

Alla luce di queste risultanze sperimentali, nell’articolo “La mente non accettante”, in pubblicazione sul prossimo numero (giugno 2018) di Cognitivismo Clinico, si troverà una spiegazione alternativa della sofferenza patologica, elaborata dagli autori di questo articolo. Il nuovo modello parte dall’idea secondo cui la sofferenza emotiva umana dipende pressoché sempre dalla compromissione di uno scopo personale rilevante.

Quando uno scopo viene compromesso e si soffre, risolvere la sofferenza significa abbandonare lo scopo in questione, constatando che la credenza di poterlo raggiungere è falsa, o che il valore soggettivo dello scopo è cambiato, in misura tale da non giustificare più l’investimento diretto a raggiungerlo o a contenere l’entità della compromissione; ovvero, ancora, che esistono altri scopi rilevanti che sono ancora raggiungibili, e sui quali conviene quindi investire. Questo processo di disinvestimento, e di contemporaneo, eventuale, investimento su altri scopi, è quello che comunemente si chiama “accettazione”.

Secondo i due autori, la psicopatologia nasce per l’appunto da un problema di “mancata accettazione”, causato, in ultima analisi, dalle caratteristiche che il sistema degli scopi personali del soggetto patologico presenta: pochi scopi di importanza esagerata, strettamente collegati tra loro (di modo che comprometterne uno vuol dire comprometterli tutti), vissuti come impegni etici, e formulati in termini negativi.

In accordo con il modello patogenetico chiamato “Hyper Emotion Theory”, in presenza di queste caratteristiche, la compromissione di uno scopo genera una emozione negativa molto intensa, la quale a sua volta dà l’avvio ad un complesso sistema di meccanismi cognitivi ricorsivi (cioè autoalimentati) che, invece di “spegnere” l’investimento e di favorire dunque l’accettazione, lo “amplificano”, generando sofferenza emotiva aggiuntiva.

Abbiamo individuato il principale di questi meccanismi in una strategia di ragionamento, chiamata in letteratura “Primary Error Detection and Minimization” (PEDMIN), tesa a evitare che vengano commessi errori catastrofici e comunemente presente anche nei soggetti “normali” e, con una serie di esempi, in coerenza con più recenti esiti della ricerca, mostriamo come l’applicazione di questa strategia, se da una parte sortisce il risultato di rendere i soggetti affetti da disturbi emotivi particolarmente versati nel loro dominio patologico, dall’altra contribuisce a mantenere e generalizzare la condizione di sofferenza, aumentando l’investimento sullo scopo compromesso e impedendo l’accettazione.

Gli altri fattori ricorsivi individuati e discussi nell’articolo riguardano i safety seeking behaviours, cioè i comportamenti che i soggetti ansiosi mettono in atto per prevenire i pericoli, ma che sortiscono l’effetto di promuovere la disponibilità di dati “minacciosi”, il sunk cost bias, ossia l’errore di valutazione per cui gli investimenti già effettuati aumentano il valore del bene perduto e quindi incrementano la propensione all’investimento su tale bene, e l’ex-consequentia reasoning, cioè il fenomeno per cui elementi soggettivi, come le emozioni, vengono assunti come dati oggettivi.

 

Per approfondimenti:

Friedrich J (1998). Primary Error Detection and Minimization (PEDMIN) strategies in social cognition: a reinterpretation of confirmation bias phenomena. Psycological Review 100, 298-319.

Johnson-Laird P, Mancini F, Gangemi A (2006). A Hyper Emotion Theory of Psycological Illness. Psycological Review, 113, 4, 822-841.

Mancini F (2016). Sulla necessità degli scopi come determinanti prossimi della sofferenza psicopatologica. Cognitivismo Clinico 13, 7-20.

Mancini F, Carlo E (2018). La mente non accettante, in pubblicazione su Cognitivismo clinico 1, 2018.

 

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