SITCC 2018 – Il trauma interpersonale infantile: nuovi scenari per la cura e per la ricerca

 

di Lea Vergatti

Dal 20 al 23 Settembre 2018 la città di Verona ha ospitato il XIX Congresso nazionale SITCC “Casi Clinici: tra teoria, ricerca e pratica”. Tra i numerosi simposi articolatisi nel corso delle tre giornate, di grande interesse clinico è stato quello intitolato “Il trauma interpersonale infantile: nuovi scenari per la cura e per la ricerca”, presieduto dalla Dott.ssa Maria Grazia Foschino Barbaro, Direttore della Scuola di Specializzazione Cognitiva AIPC di Bari, nel ruolo di chairman, e dalla Dott.ssa Valeria Semeraro, psicologa psicoterapeuta dell’Equipe dell’età evolutiva APC SPC di Roma.

Il simposio ha dato spazio ad un interessante ventaglio di contributi, tutti orientati alla presentazione di protocolli di ricerca e intervento psicoterapico in favore di target di popolazione ancora poco esplorati.

Ha aperto il simposio il dott. Sergio Gatto, Dirigente Psicologo del Servizio di Psicologia Clinica e di Psicoterapia dell’Età Adulta e dell’Età Infantile – Dipartimento di Salute Mentale – ASL Taranto, il quale ha presentato l’applicazione del Preschool PTSD Treatment (PPT) di Scheeringa su un campione di n. 15 bambini, di età prescolare, esposti a ripetuti maltrattamenti fisici e psicologici in contesto scolastico. Dopo una breve ma dettagliata disamina delle evidenze empiriche più recenti relative all’impatto del trauma interpersonale in età prescolare, si è entrati nel vivo dell’intervento. È stato illustrato il disegno di ricerca nelle sue ipotesi principali, la metodologia implementata e i risultati conseguiti. Le rilevazioni osservative effettuate nel contesto classe, nella fase preliminare all’intervento, altresì le valutazioni testistiche attuate con il coinvolgimento diretto di genitori e maestre, hanno confermato la presenza, tanto nei bambini quanto negli adulti, di uno stato di attivazione neurofisiologica intensa in concomitanza di elevati livelli di ansia in risposta agli stimoli evocativi l’evento traumatico. Tale dato, come ben messo in evidenza dal dott. Gatto, ha dunque imposto la necessità di coinvolgere i piccoli in alcune attività di rilassamento precedenti l’intervento terapeutico. Ha fatto seguito la descrizione del protocollo PPT di Scheeringa: articolato in 12 incontri, il protocollo riprende gli elementi salienti del trattamento del trauma in età evolutiva, perseguendo, pertanto, la psicoeducazione delle figure adulte significative (genitori e maestra), l’espressione delle emozioni connesse all’evento traumatico e la costruzione condivisa di una narrazione degli eventi traumatici, attraverso l’uso di disegni e immagini. La fase conclusiva è dedicata alla condivisione dei risultati perseguiti. Come ipotizzato, si è trovata una riduzione significativa dei comportamenti internalizzanti ed esternalizzanti, oltre che un miglioramento della sintomatologia traumatica con un calo degli evitamenti e degli stati di arousal.

La parola è passata alla dott.ssa Marvita Goffredo, psicologa psicoterapeuta dell’AIPC di Bari, la quale ha illustrato il percorso diagnostico-terapeutico implementato in Puglia per la presa in carico dei bambini orfani speciali, ossia quei bambini che hanno perso la mamma perché uccisa dal proprio padre. La prima parte dell’intervento è stato volto alla presentazione della letteratura ad oggi esistente su questa classe di popolazione. I dati, sebbene ancora limitati, mostrano la presenza di esiti negativi, associati a questa esperienza, trasversali alle diverse aree di funzionamento (psicologico, fisico, sociale e scolastico). Di interesse, in tal senso, è stato il riferimento al modello dei fattori di rischio e di protezione, specifici per questi minori, elaborato da un gruppo di ricercatori australiani, il quale prevede una differenziazione degli stessi in tre categorie: fattori precedenti all’evento traumatico come l’esposizione a precedenti esperienze sfavorevoli, fattori circostanziali all’evento traumatico, quali l’essere testimone diretto della tragedia e le modalità di comunicazione della notizia, ed in ultimo, i fattori successivi all’evento, tra tutti la qualità del contesto di caregiving affidatario.
La dottoressa ha proseguito con la descrizione del percorso diagnostico-terapeutico implementato in Puglia per la presa in carico di questi minori, ispirato alla psicologia dell’emergenza e al protocollo cognitivo comportamentale per il trattamento del lutto traumatico di Cohen, Mannarino e Staron. Il piano di interventi è articolato in tre macro-fasi: la fase di emergenza, la quale prevede l’attivazione di un equipe di pronto soccorso psicologico, che accompagna il minore e la famigli affidataria dalla scoperta del cadavere al ripristino delle routine; la fase finalizzata alla valutazione degli adattamenti psicosociali conseguiti e alla stabilizzazione dei sintomi traumatici; la terza e ultima fase volta alla predisposizione del percorso di intervento psicoterapico per l’elaborazione del lutto traumatico e delle pregresse esperienze sfavorevoli. A conclusione dell’intervento vi è stato il riferimento ad un aspetto quanto mai saliente nel lavoro con questi bambini e le loro famiglie, che appare supportato tanto dalla teoria quanto dalla pratica clinica: la condizione di questi minori è caratterizzata da un’alta complessità assistenziale che impone la necessità di interventi integrati in setting multipli, interdisciplinari e intersettoriali, a partire dalla fase di emergenza e per l’intero ciclo di vita.

Il terzo contributo è stato quello della dottoressa Cecilia Laglia, psicologa  e psicoterapeuta, Equipe per l’Età Evolutiva APC-SPC di Roma e Scuola di Psicoterapia Cognitiva (SPC) di Roma, la quale ha presentato l’applicazione della metodologia della Terapia Dialettico Comportamentale nel trattamento di un bambino di 7 anni, vittima di bullismo in contesto scolastico. Dopo una chiara descrizione del funzionamento del piccolo, con riferimento alle principali caratteristiche dei suoi contesti di vita, l’attenzione è stata volta alle peculiarità dell’intervento. Ne è stato messo in rilievo l’obiettivo cardine da perseguire nella fase iniziale, ossia relativo alla necessità di creare una buona relazione terapeutica con il piccolo così che questi potesse vincere l’emozione di vergogna frutto dell’esperienza traumatica, e generalizzata a tutti i contesti di vita, compreso quello terapeutico. L’applicazione di un approccio al trattamento orientato alla Terapia Dialettico Comportamentale ha permesso di perseguire con efficacia l’obiettivo di sostenere il bambino nell’acquisizione di più efficaci strategie di regolazione emotiva, altresì nel fronteggiamento del vissuto di vergogna, e la pianificazione di un kit di sopravvivenza per i momenti di sofferenza emotiva e dis-regolazione, a fronte di una presa di coscienza ed elaborazione graduale dell’evento traumatico.

Infine, l’ultimo intervento è stato presentato dalla dott.ssa Alessandra Sgaramella, psicologa psicoterapeuta in formazione presso la Scuola di Psicoterapia Cognitiva dell’AIPC di Bari. In questo contributo, il focus è su una classe di popolazione di nuovo interesse nell’ambito della psicoterapia cognitiva: i minori stranieri non accompagnati (MSNA). Questi minori sono esposti a traumi pre, peri e post-migratori con esiti sulla salute fisica e mentale, e una morbilità psichiatrica maggiore rispetto alle popolazioni paragonabili per età, in particolare per il Disturbo da Stress Post-Traumatico e il Disturbo Depressivo. La dottoressa ha presentato il protocollo di ricerca nato dalla stretta collaborazione tra l’Associazione Italiana Psicoterapia Cognitiva (AIPC) di Bari, il Servizio di Psicologia dell’Ospedale Giovanni XXIII, di Bari e l’Università degli Studi di Bari, finalizzato alla rilevazione degli elementi di vulnerabilità e resilienza che intervengono nella strutturazione o meno di un PTSD in questi minori, con particolare attenzione al background politico e socioculturale di appartenenza, alle motivazioni sottostanti il progetto migratorio e alle prospettive future di cui gli stessi sono portatori. L’obiettivo ultimo sarebbe quello di fare chiarezza sul funzionamento psicologico di questi minori e individuare quali elementi agiscono da fattori di protezione e di rischio rispetto all’insorgenza di risposte psicopatologiche al trauma. A conclusione si è discusso delle future linee di ricerca che dovranno necessariamente vertere sull’individuazione nell’ambito della Terapia Cognitiva di protocolli di trattamento efficaci anche per questa classe di popolazione.

L’innovatività dei temi trattati, la poliedricità delle metodologie di ricerca e cura presentate, trasversali all’intero ciclo di vita e a classi di popolazione molto diverse tra di loro, e non in ultimo la passione con cui ciascun professionista ha parlato del proprio lavoro, hanno reso questo simposio una preziosa occasione di apprendimento, riflessione e confronto professionale.

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