Io, il mio DOC e una strada nuova

di Federica Marsano

Come la vita può cambiare grazie alla terapia

Ho scoperto di essere una “doccata” circa quattro anni fa. Le mie ossessioni sono arrivate in un periodo apparentemente tranquillo, senza grandi preoccupazioni. Il momento in cui tutto è iniziato lo ricordo perfettamente, così come ricordo le due settimane successive in cui la mia vita era decisamente cambiata e sprofondata in un buio indescrivibile. Qualche mese prima avevo chiuso un percorso di psicoterapia per il disturbo di panico e alla stessa terapeuta mi ero rivolta per capire cosa mi stava succedendo ma percepii subito che non riuscivamo a capirci. Le ossessioni che avevo erano rivolte a quello che allora era il mio compagno: “E se non lo amo veramente?”, mi chiedevo in continuazione. 

Una mia amica mi prese per mano e mi accompagnò da un suo conoscente neurologo. Il dottore mi ascoltò a lungo e mi disse che si trattava di Disturbo Ossessivo Compulsivo.Ricominciai a fare psicoterapia, avevo cambiato terapista e il percorso iniziato mi stava in qualche modo aiutando. Ma ancora una volta, quando tutto appariva tranquillo, ecco arrivare di nuovo il DOC. Violento, crudele, infimo. Anche questo secondo “attacco” lo ricordo perfettamente: l’oggetto dell’ossessione era sempre lo stesso, il mio compagno, e anche la domanda era la stessa della prima volta. A distanza di pochissimi giorni dallo scatenarsi del DOC, fui travolta da una tempesta di ossessioni. Se vedevo bambini per strada mi chiedevo: “E se provassi attrazione per loro?”. Mi facevo orrore.

Un pomeriggio, durante una lezione di yoga, la maestra si avvicinò a me per mostrarmi l’esercizio. Ecco che sopraggiunse “lui”: “E se ti piacesse questa ragazza? E se ti stessi eccitando?”. Da lì iniziai a cercare un professionista che trattava principalmente questa problematica. Trovai su internet un’intervista sul DOC alla dottoressa A. B. e decisi di contattarla.

Oggi, mentre scrivo, è già trascorso un anno da quando io e la dottoressa abbiamo iniziato a fare squadra. La mia vita ha subito tantissimi cambiamenti, sia sul fronte del DOC sia sulle innumerevoli dinamiche di vita quotidiana. I colpi bassi che ho dovuto metabolizzare sembravano mettere costantemente alla prova la mia tenuta psicologia, eppure posso dire di avercela fatta. Ho imparato che il “qui e ora” dà decisamente più soddisfazioni nel lungo periodo di quanto si possa immaginare. Essere riuscita ad affrontare tutto ciò che sistematicamente evitavo è sicuramente la mia più grande vittoria. 

Le esposizioni che all’inizio temevo sono diventate quasi naturali. L’altro giorno ho fatto un tatuaggio da una tatuatrice lesbica, che gestisce il tuo negozio con la sua compagna. Mi sono dovuta spogliare davanti a lei e ovviamente mi ha dovuto toccare. Ho fatto un po’ di “check, lo ammetto, ma non provavo ansia.

È questa la mia vittoria? Sì, anche. La mia vittoria è fatta di piccole battaglie, l’aver compreso che il mio punto debole è l’amabilità, averci lavorato incessantemente con la mia terapeuta che mi ha fornito gli strumenti per conoscere davvero il mio più intimo meccanismo: le emozioni positive, quelle negative, l’ansia, la paura. Soprattutto, capire che “il pensiero non è azione”, un concetto che è diventato un mantra.Oggi sono una persona nuova, un po’ ammaccata e imperfetta (difficile da ammettere per me!), che ogni tanto ha il DOC che le fa compagnia, ma nuova, capace di disinvestire su ciò che può creare un’ansia spropositata o non necessaria.

Mi sento fortunata per la professionalità incontrata sulla mia strada e per la mia predisposizione ad accoglierla. Non è una passeggiata, certo, ci sono salite, a volte molto ripide da fronteggiare, ma con la voglia di star bene e con le persone giuste al proprio fianco, credo che tanto si possa fare. Dopo le salite ci sono le discese, in terapia dopo le lacrime arrivano i sorrisi e anche le chiacchierate più leggere. I mostri si ridimensionano e c’è una vita da riprendere, con una voce grossa, che non è più quella del DOC, ma la mia.

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