Ansia sociale, novità nella cura

di Andrea Paulis

L’importanza delle credenze metacognitive nella concettualizzazione del disturbo

Il Disturbo da Ansia Sociale (DAS) è caratterizzato da intenso timore circa le situazioni sociali in cui l’individuo percepisce di poter essere valutato e giudicato dall’altro. In particolar modo si temono le critiche alla propria performance e alle proprie manifestazioni emotive di ansia e vergogna. Ciò può portare all’attuazione di comportamenti di inibizione tali da compromettere la prestazione sociale del soggetto fino all’avverarsi dello scenario temuto, ovvero, la valutazione negativa da parte dell’altro. Questo ricorsivo meccanismo, non dissimile da una “profezia che si autoavvera”, può facilitare l’evitamento delle situazioni sociali e la strutturazione di un timore secondario circa l’ansia stessa e i sintomi correlati.

Nei modelli cognitivi come quello degli studiosi David Clark e Adrian Wells, questo disturbo è concettualizzato dando un rilievo centrale agli aspetti cognitivi della conoscenza di sé, alle credenze sul sé sociale (credenze sociali) e ai processi cognitivi come rimuginio, ruminazione e attenzione auto-focalizzata. Tuttavia, una dimensione spesso lasciata in secondo piano è quella relativa alle credenze metacognitive, intese come credenze positive o negative sul pensiero stesso. Ad esempio, un ansioso sociale potrebbe reputare pericolosa l’esposizione sociale ma utile il rimuginio precedente a essa perché ritenuto “preparatorio” al fronteggiamento di eventuali difficoltà. Un altro individuo potrebbe invece giudicare utile la ruminazione su episodi sociali passati in quanto gli permetterebbe di “imparare” dai propri errori. In entrambi i casi, i soggetti valutano le proprie ricorsive attività mentali come utili, anziché considerarne l’effetto ansiogeno e di mantenimento della propria sofferenza.

In altri casi, invece, l’ansioso sociale potrebbe reputare fuori dal proprio controllo il rimuginio precedente o la ruminazione postuma all’esposizione sociale e ritenersi così in balia dei contenuti mentali ansiogeni. In tal caso, i soggetti, valutando le proprie attività mentali come incontrollabili e pericolose, mantengono vivi i processi di pensiero ripetitivo senza considerare il proprio ruolo attivo nel mantenimento degli stessi.

Per delineare l’implicazione delle credenze metacognitive nel Disturbo da Ansia Sociale, Styliani Gkika, Anja Wittkowski  e Adrian Wells, dell’università di Manchester, hanno recentemente effettuato una review sistematica della letteratura scientifica in merito, ottenendo dei risultati molto promettenti. Da questo lavoro emerge che le credenze metacognitive (positive e negative) sarebbero positivamente associate al DAS e che, in chi presenta tale disturbo, vi sarebbe una maggiore presenza di convinzioni relative all’incontrollabilità e alla pericolosità dei propri pensieri rispetto alla popolazione non clinica. Lo studio mette in luce come le credenze sociali nel DAS siano mediate da specifici processi cognitivi quali ruminazione, rimuginio e attenzione-autofocalizzata. Questi dati risultano particolarmente interessanti in quanto se le credenze metacognitive avessero realmente un effetto diretto e indiretto sul mantenimento di questi specifici processi cognitivi, come affermato dagli studiosi, tale legame sarebbe coerente con il modello metacognitivo del disturbo. Secondo questa prospettiva, le credenze sociali sarebbero da considerarsi come fattori di innesco, o la risultante, di processi di pensiero ruminativi e rimuginativi.

Pertanto, se futuri studi dovessero confermare e rendere più solida questa ipotesi, il trattamento psicoterapeutico cognitivo comportamentale del DAS potrebbe beneficiare di una maggiore enfasi sugli aspetti metacognitivi nella concettualizzazione del disturbo, inserendo le credenze metacognitive come ulteriore e specifico target di intervento.

Per approfondimenti:

Gragnani A., Di Benedetto, S., Couyoumdjian, A. (2021). Disturbo d’ansia sociale. In Perdighe, C., Gragnani A. (A cura di), Psicoterapia cognitiva. Comprendere e curare i disturbi mentali (pp. 512-558). Milano: Cortina Raffaello.

Wells, A., Clark, D. M., Salkovskis, P., Ludgate, J., Hackmann, A., & Gelder, M. (1995). Social phobia: The role of in-situation safety behaviors in maintaining anxiety and negative beliefs. Behavior Therapy26(1), 153-161.

Gkika, S., Wittkowski, A., & Wells, A. (2018). Social cognition and metacognition in social anxiety: a systematic review. Clinical Psychology & Psychotherapy25(1), 10-30.

Wells, A., & Matthews, G. (1994). Attention and emotion: A clinical perspective. Hove, UK: Psychology Press.

Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

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