Una revisione sistematica a cura di Aceto, Angelo e Gragnani, pubblicata su Clinical Neuropsychiatry

articolo a cura di Benedetto Astiaso Garcia

La ricerca psicologica e psichiatrica, negli ultimi decenni, ha posto progressivamente attenzione nel riconoscimento delle esperienze avversive precoci nello sviluppo della psicopatologia in età adulta, evidenziando quanto l’esposizione a condizioni ambientali e familiari avverse eserciti un impatto significativo sui processi di sviluppo emotivo, cognitivo, comportamentale ed interpersonale. La revisione sistematica condotta da Aceto, Angelo e Gragnani (Aceto, M., Angelo, N. L., Gragnani, A. (2026). Roles of Adverse childhood experiences and Early maladaptive schemas in Antisocial personality disorder: a systematic review. Clinical Neuropsychiatry, 23(1), 30-48) si colloca all’interno di tale contesto teorico, analizzando la relazione tra esperienze avverse infantili (Adverse Childhood Experiences, ACEs), schemi maladattivi precoci (Early Maladaptive Schemas, EMS) e Disturbo Antisociale di Personalità (Antisocial Personality Disorder, ASPD). Lo scopo di tale lavoro risulta dunque analizzare e discutere la letteratura disponibile che esplora il ruolo di specifiche ACEs e degli EMS nello sviluppo dell’ASPD, indagando quindi il possibile ruolo mediatore delle variabili cognitive tra fattori ambientali e ASPD.

Il Disturbo Antisociale di Personalità, caratterizzato da un pattern pervasivo di inosservanza e violazione dei diritti altrui che emerge tipicamente a partire dall’adolescenza o dalla prima età adulta, si manifesta attraverso comportamenti impulsivi, aggressivi o illegali, accompagnati da una ridotta considerazione per le norme sociali e da una limitata capacità di provare rimorso per le conseguenze delle proprie azioni: tendenza alla manipolazione interpersonale, irresponsabilità persistente nelle relazioni e nelle attività lavorative e difficoltà nel mantenere legami stabili rappresentano ulteriori dimensioni caratterizzanti il disturbo. Come ben sappiamo, la letteratura ha da sempre evidenziato come questo tipo di funzionamento sia molto spesso associato a comportamenti criminali, abuso di sostanze e gravi difficoltà relazionali.

Benché la documentazione empirica relativa alle caratteristiche del Disturbo Antisociale di Personalità sia molto ampia, la comprensione dei processi psicologici che ne favoriscono lo sviluppo rimane tuttora oggetto di approfondimento. Le esperienze avverse infantili incarnano i fattori di rischio maggiormente studiati negli ultimi anni: con il termine ACEs facciamo riferimento a un insieme di eventi traumatici o altamente stressanti che possono verificarsi durante l’infanzia e l’adolescenza (abuso fisico, emotivo o sessuale, la trascuratezza emotiva o fisica, l’esposizione alla violenza domestica, la presenza di malattia mentale o abuso di sostanze all’interno del nucleo familiare). Numerosi studi epidemiologici hanno dimostrato che l’esposizione a tali esperienze è associata a un aumento significativo del rischio di sviluppare disturbi psicologici, comportamenti aggressivi e difficoltà relazionali nel corso della vita: all’aumentare del numero di eventi critici o traumatici vissuti durante l’infanzia aumenta anche la probabilità di sviluppare esiti psicopatologici.

Aceto, Angelo e Gragnani, ipotizzando che il rapporto tra esperienze avverse precoci e ASPD possa essere mediato da specifiche strutture emotive e cognitive, pongono l’attenzione sul ruolo centrale degli schemi maladattivi precoci, sviluppati a partire dalla frustrazione dei bisogni emotivi del bambino, quali sicurezza, stabilità, accudimento e validazione emotiva.

Tali contesti familiari, caratterizzati per esempio da abuso e trascuratezza, favoriscono nel bambino lo sviluppo di rappresentazioni disfunzionali di sé, influenzando profondamente lo sviluppo di pattern relazionali disfunzionali. Tra i vari schemi, prevalentemente quelli di sfiducia o abuso, deprivazione emotiva ed insufficiente autocontrollo appaiono particolarmente rilevanti nel caso del Disturbo Antisociale di Personalità.

La revisione sistematica condotta da Aceto e colleghi ha preso in esame la letteratura pubblicata tra il 2002 e il marzo 2025, utilizzando diversi database scientifici, tra cui APA Journals, MEDLINE, PubMed e Google Scholar. La ricerca iniziale ha identificato complessivamente 7719 record. Dopo una prima fase di screening e l’applicazione dei criteri di eleggibilità stabiliti dagli autori, 229 articoli sono stati analizzati in modo più approfondito, per poi considerarne 26 nella revisione finale.

I risultati di tale contributo mettono in luce quanto frequentemente una storia di esperienze traumatiche o altamente stressanti siano caratterizzanti l’infanzia di persone con Disturbo Antisociale di Personalità: violenza, abuso, trascuratezza e disfunzionalità genitoriale favoriscono lo sviluppo di modelli relazionali basati su sfiducia, ostilità e percezione dell’altro come potenzialmente minaccioso, compromettendo lo sviluppo della capacità di regolazione emotiva e di controllo degli impulsi.

Aspetto maggiormente rilevante discusso nella revisione riguarda il possibile ruolo mediatorio degli schemi maladattivi precoci nel rapporto tra esperienze avverse infantili e Disturbo Antisociale di Personalità. Le esperienze avverse nei primi anni di vita non determinano direttamente lo sviluppo del comportamento antisociale, ma contribuiscono alla formazione di specifiche strutture cognitive ed emotive che influenzano il comportamento dell’individuo nel corso della vita. Gli schemi maladattivi precoci possono quindi rappresentare il meccanismo psicologico attraverso cui le esperienze traumatiche precoci esercitano il loro effetto sul funzionamento antisociale. Gli autori mettono in luce quanto le esperienze avverse infantili rappresentino un importante fattore di rischio per lo sviluppo di Disturbo Antisociale di Personalità e quanto, soprattutto, gli schemi maladattivi precoci possano svolgere un ruolo significato nel mediare tale rapporto. Aceto, Angelo e Gragnani, tra gli studi indaganti gli Ems, mostrano come i domini che emergono con maggiore regolarità risultano essere Disconnection/Rejection e Impaired Limits, caratterizzati dall’aspettativa che i propri bisogni di sicurezza e accettazione non siano soddisfatti: le prime esperienze relazionali con i caregiver sono dunque connotate da distacco, rifiuto, instabilità, indisponibilità a atteggiamenti abusanti. In modo analogo, il dominio Impaired Limits sembra rilevante perché introduce un altro asse di lettura: non più soltanto la frustrazione dei bisogni di attaccamento e sicurezza, ma anche la difficoltà a costruire limiti interni, responsabilità verso l’altro e orientamento verso scopi di lungo termine. Il Disturbo Antisociale di Personalità non rappresenta dunque solamente un esito di esperienze di rifiuto o abuso, quanto come esito di traiettorie evolutive in cui non si strutturano adeguatamente autocontrollo, tolleranza della frustrazione e regolazione dell’agire.

La review insiste sul ruolo dell’abuso fisico come ACE maggiormente rappresentata nell’eziologia dell’ASPD. Se leggiamo questi risultati alla luce dei domini EMS, possiamo dire che le ACEs emerse sembrano ragionevolmente congruenti con la frustrazione di due grandi classi di bisogni: da un lato i bisogni di attaccamento sicuro, protezione, cura, validazione; dall’altro il bisogno di una guida, limiti interni, capacità di autodisciplinarsi.

Una prospettiva teorica che consideri l’integrazione tra il modello delle esperienze avverse infantili ed il modello degli schemi maladattivi precoci può risultare certamente particolarmente utile per i clinici che desiderando comprendere e trattare la complessità del Disturbo Antisociale di personalità.

Gli schemi divengono dunque un possibile ponte tra le esperienze traumatiche dell’infanzia e i comportamenti problematici dell’età adulta, consentendo di spiegare come fattori ambientali precoci possano tradursi in pattern comportamentali stabili e disfunzionali.

Un altro dato di particolare interesse evidenziato dalla rassegna è infatti l’attenzione di numerosi studi al ruolo dei modes disfunzionali, a sottolineare quanto l’attivazione, in uno specifico momento e contesto, di uno specifico schema o di una specifica risposta di coping sia importante per la comprensione del funzionamento del disturbo. Nel Disturbo antisociale di personalità i domini di modes più rappresentativi sono risultati i Child modes, caratterizzati da incapacità di controllare le proprie emozioni e i propri impulsi e in cui rilevano i modes Enraged child e Impulsive Child, e il dominio Over-compensatory modes, connotato da tentativi estremi di compensare sentimenti di vergogna, solitudine o vulnerabilità ed entro il quale il più intercettato dagli studi è stato il Bully and Attack, una tipologia di mode caratterizzata dall’uso di aggressività e coercizione per il raggiungimento di scopi personali. Questi dati potrebbero contribuire a spiegare i comportamenti aggressivi, manipolativi o di sfruttamento, caratterizzanti il funzionamento del Disturbo antisociale di personalità, come l’estremizzazione dell’uso di strategie di sopravvivenza sviluppatesi in relazione a condizioni di minaccia all’integrità soggettiva, quali esperienze di abuso o di neglect.

La revisione sistematica presentata, oltre a sottolineare quanto sia ancora limitata la letteratura disponibile, in particolar modo per quanto concerne il numero di studi che contemporaneamente analizzano esperienze avverse infantili, schemi maladattivi precoci e Disturbo Antisociale di Personalità, mette inoltre in evidenza quanto molti studi utilizzino disegni di ricerca trasversali e campioni relativamente piccoli, rendendo difficile stabilire relazioni causali tra le variabili considerate. La necessità di ulteriori studi longitudinali che possano chiarire con maggiore precisione i processi psicologici attraverso cui le esperienze traumatiche dell’infanzia influenzano lo sviluppo del comportamento antisociale appare dunque evidente.

Riferimenti bibliografici

Aceto, M., Angelo, N. L., Gragnani, A. (2026). Roles of Adverse childhood experiences and Early maladaptive schemas in Antisocial personality disorder: a systematic review. Clinical Neuropsychiatry, 23(1), 30-48)

Foto di Mikhail Nilov: https://www.pexels.com/it-it/foto/giovane-tenendo-solo-triste-7929267/

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