Se la religione diventa un’imposizione ossessiva

di Giuseppe Femia

Vietato provare piacere sessuale fuori dal matrimonio, evitare idee bizzarre e perverse, non ascoltare musica degradante

Se fossi cattivo, se diventassi pazzo, se mi scappasse una parolaccia mentre parlo, se fossi blasfemo? Se Dio esistesse? Chi può assicurarmi che non esista? Se mi punisse? Se non pregando mi trasformassi in qualcosa di malevolo? E se toccando quel “tipo”  mi fossi sporcato dei suoi peccati? Qualcosa non funziona! Forse dovrei rivedere i miei valori?

Questi pensieri potrebbero ricorrere in soggetti con Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC), assillare la loro mente e pretendere controllo sul piano comportamentale.

La connessione fra il DOC e le severe regole religiose  si costituisce in quanto argomento complesso  e controverso.

Per quanto sarebbe interessante esplorarne la letteratura, da un punto di vista clinico, potrebbe risultare utile ricostruire le storie  e i vissuti riferiti in psicoterapia da soggetti per cui le regole religiose sembrano aver giocato un ruolo cruciale nello sviluppo di talune idee ossessive. Alle volte, le tematiche religiose diventano il centro dei pensieri intrusivi.

Alcuni autori indagano la relazione fra religione e ossessioni, segnalando una maggiore predisposizione verso soluzioni di soppressione del pensiero nei soggetti che hanno ricevuto  un’educazione di tipo religioso, rispetto a chi non pratica  in modo intransigente.

Il signor T. teme di essere blasfemo, peccatore, omosessuale e di poter essere colpevole rispetto a un valore morale rigido.

Le strategie di controllo funzionerebbero da espiazione verso eventuali peccati commessi.

Attualmente, riferisce con gioia la sua separazione dalla confraternita dei testimoni di Geova: “Mi avrebbero vietato la separazione dalla mia ex moglie con cui ero infelice”.

Durante le sedute racconta di giornate trascorse a leggere di principi religiosi e minacce contro di essi; che la masturbazione nel suo sviluppo era proibita e di aver sofferto a causa di episodi di bullismo subiti quando predicava le regole della confraternita.

Adesso non condivide i dettami religiosi, tuttavia manifesta il timore di essere colpevole, rumina nel terrore di essere pericoloso e sporco, sino a sentirsi in dovere di compiere rituali di lavaggio dopo attività proibite (bere, fumare una sigaretta, praticare piacere sessuale).

Spesso non sa bene chi sia: rigido e severo, oppure libero, intraprendente, dannato.

Nonostante sappia di non voler essere come sua madre, che descrive come “severa e religiosa”, finisce per somigliarle e rispondere a quelle regole che lei gli poneva mediante punizioni:  lo guardava con disprezzo e lo lasciava solo fino a quando non le leggeva la Bibbia per essere prontamente interrogato con il costante terrore di non poter essere perdonato o non poter recuperare. Le imposizioni religiose e le modalità punitive sembrano segnare la vulnerabilità storica e giocare un ruolo circa lo sviluppo della sintomatologia. Secondo il modello teorico postulato da Francesco Mancini, vige una forte connessione fra l’insorgenza di un disturbo ossessivo e la presenza di un attitudine all’essere scrupoloso e vulnerabile alla colpa morale; essa generalmente si presenta come risposta ad un sistema di riferimento in cui sono sovrani il dovere, il senso di colpa e metodi educativi di tipo punitivo.

Appare plausibile considerare che tali situazioni siano tanto più forti, quanto legate a credi religiosi dettati da un contesto familiare costrittivo. Dunque, nonostante le idee religiose siano da trattare con prudenza, e per questioni deontologiche, il clinico sia tenuto a non esprimere pareri a riguardo, esse potrebbero essere un fattore di rischio, qualora subite.

In conclusione, non si vuole manifestare un giudizio sui credi religiosi, bensì evidenziare come l’imposizione dei medesimi, dietro ricatti di diverso tipo, possa incrementare una credenza di Sé come colpevole o debole sino a richiedere un assillante controllo dei propri desideri, pensieri, al fine di scongiurare la possibilità di somigliare a qualcosa di prossimo alla sporcizia, alla perversione, al “male” con cui non mescolarsi mai, per nessuna ragione e in nessun grado.

Per approfondimenti:

Sica C., Novara C., Sanvio E. (2002), Religiousness and obsessive-compulsive cognitions and symptoms in an Italian population.Behavoiur Research and Therapy, 40, 813-823.

Mancini F. et al. (2016), “La mente ossessiva”.

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