Millennial al Fast Food della felicità

di Benedetto Astiaso Garcia

 Di tanto in tanto è bene fare una pausa nella nostra ricerca della felicità ed essere semplicemente felici. Guillaume Apollinaire

Con il termine “Millennial” si indicano gli individui appartenenti alla generazione del mondo occidentale, nati tra i primi anni ’80 ed il 2000, caratterizzata da una maggiore familiarità con la tecnologia, la comunicazione e la realtà virtuale.

Costantemente rinforzati nei loro limiti e cresciuti con l’idea di essere speciali ed unici, essi rappresentano una generazione estremamente difficile da gestire in termini di scarsa sopportazione del dolore, tolleranza alla noia e capacità di accettazione del limite. Il mondo esterno, rappresentato mentalmente come una realtà con cui essere costantemente in credito, risulta dunque perennemente inadeguato in termini di offerte, stimoli e possibilità, generando frustrazione, apatia, ricerca di gratificazioni istantanee ed una sensazione di mancato  apprezzamento del proprio valore.

Tutto questo fa sì che, all’interno di questa generazione, il desiderio di poter essere felici, diritto a cui tutti gli esseri umani non devono rinunciare, è molto spesso destinato a deragliare in un’ossessiva bramosia di appagamento ed egoistica soddisfazione, che costringe il “Millennial” a sperimentare sentimenti cronici di vuoto, insoddisfazione e solitudine.

La ricerca compulsiva di una qualsiasi emozione che finalmente possa farli sentire vivi, riempiendo per pochi istanti un caotico vuoto autodistruttivo, diviene dunque l’unico confusionario desiderio verso il quale dirigere la propria esistenza.

Sono, infatti, proprio i crampi dell’anima a favorire la ricerca di una felicità tanto “fast”  quanto deludente, lasciando nell’IO più profondo un’abissale voragine destinata a fagocitare qualsiasi cosa o persona vi graviti attorno, distruggendola ed annientandola.

Partendo dalla perversione di un sano desiderio di soddisfazione e gratificazione, questa periodica “abbuffata” di una felicità tossica e nauseante genera rigurgiti psichici destinati ad imprigionare l’uomo all’interno di una caverna platonica, luogo psicologico in cui l’altro viene percepito solamente come un’ombra, con cui diviene spesso impossibile interagire. L’altro, infatti, si trasforma in un ostacolo al proprio appagamento.

Le relazioni, la vita di coppia, i rapporti familiari e la vita sociale divengono dunque modalità narcisistiche ed autoreferenziali finalizzate ad ammutolire l’assordante grido di insoddisfazione, tristezza, dolore, sofferenza ed angoscia che accompagnano da tempo il “Millennial”, il cui IO comincia a trasudare insoddisfazione, delusione, impazienza, irrequietezza ed inquietudine destinate ad acquietarsi momentaneamente soltanto in seguito ad una nuova abbuffata di (in)felicità.

Siamo di fronte ad una triste conseguenza della modernità: privare la società di una frontiera di senso, infatti, significa partorire una generazione incapace di stabilire relazioni profonde e durature, tollerare la frustrazione, accettare il dolore e sviluppare resilienza, favorendo tacitamente una visione “usa e getta” dei rapporti interpersonali, all’interno della quale regna sovrano un senso di atemporalità. Cancellare un passato da poter ricordare e promettere un futuro tanto illusorio quanto privo di significato promuove la sola esistenza di un fraudolento e narcisistico presente, destinato a tradire presto un’irreale promessa di felicità.

Indifferenza, disinteresse, assenza di motivazione, mancanza di progettualità, disillusione verso il futuro, impazienza ed insoddisfazione divengono, di conseguenza, i sette vizi capitali della società postmoderna, madre procreatrice di figli tanto desiderosi di essere felici, riconosciuti e gratificati, quanto incapaci di orientare i loro pensieri e comportamenti in modo strategico verso il raggiungimento di tale obiettivo.

Al fine di “riempire” il vuoto interiore del “Millennial”, l’unica modalità offerta dalla deriva genitoriale e pedagogica in atto risulta essere quella di continuare a “scavare”: è stata rubata una risposta al senso stesso della vita e non è stato ancora arrestato il ladro.

Per approfondimenti:

Sinek S., “Together in Better”, Portfolio Penguin, London, 2016

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