Curare i casi complessi. La Terapia metacognitiva interpersonale dei disturbi di personalità

di Marvita Goffredo (AIPC Bari)

Seminario sull’applicazione degli interventi metacognitivi nella patologia della personalità. Presentazione del volume “Curare i casi complessi. La Terapia metacognitiva interpersonale dei disturbi di personalità” di Antonio Carcione, Giuseppe Nicolò e Antonio Semerari, Edizioni Laterza.

Il 16 marzo 2018, il Dipartimento di Scienze Della Formazione Psicologia Comunicazione dell’Università di Bari ha ospitato il seminario “Curare i casi complessi. La Terapia metacognitiva interpersonale dei disturbi di personalità”, che ha visto la presenza di Antonio Semerari. L’evento, organizzato dalla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Cognitiva AIPC di Bari e dalla Società Italiana di Terapia Comportamentale Cognitiva (SITCC) – sezione Puglia, è stato patrocinato dal Dipartimento di Scienze Della Formazione Psicologia Comunicazione dell’Università di Bari ed è stato sostenuto dalla Edizioni Laterza.

Ospite indiscusso della giornata è stato il prof. Antonio Semerari, psichiatra psicoterapeuta, tra i massimi esponenti del Cognitivismo nazionale ed internazionale, docente e didatta storico delle scuole APC e SPC, il quale ha tenuto una lectio magistralis sulla metacognizione e sul ruolo delle abilità metacognitive come fattore generale nelle patologie della personalità.

Hanno introdotto i lavori, la prof.ssa Rosalinda Cassibba, Direttore del Dipartimento di Scienze Della Formazione Psicologia Comunicazione dell’Università di Bari, la dott.ssa Maria Grazia Foschino Barbaro, Direttore della scuola di specializzazione AIPC di Bari, e la dott.ssa Chiara Lamuraglia, Referente Regionale della SITCC – sezione Puglia.

Il primo intervento è stato a cura della prof.ssa Gabrielle Coppola, professore associato di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione del Dipartimento di Scienze della Formazione Psicologia e Comunicazione dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. La presentazione è stata interamente dedicata alla valorizzazione del connubio tra ricerca e clinica, forte quanto mai imprescindibile, che da sempre anima il Cognitivismo. La docente ha ripreso gli assunti cardine del metodo scientifico ipotetico deduttivo, applicato alle scienze cognitive e neurocognitive, per poi illustrare i principali orientamenti di ricerca perseguiti nell’ambito della Terapia Cognitivo-Comportamentale e i relativi risvolti sulla pratica clinica. Ha proseguito, per poi concludere, con la presentazione dei numerosi progetti di collaborazione, attuali e passati, tra l’università e l’Associazione Italiana di Psicoterapia Cognitiva (AIPC) di Bari, che sono emblema tangibile dello spirito di integrazione tra ricerca e clinica che anima da tempo il territorio barese.

Antonio Semerari, attraverso l’esemplificazione di un caso clinico, ha introdotto la platea alla profonda complessità che permea la sfera dei disturbi di personalità; una complessità che pone il clinico dinnanzi alla sfida di trattare con efficacia quei pazienti la cui sintomatologia “non obbedisce” ai manuali diagnostici, non rientrando perfettamente in alcun quadro nosografico. Il professore ha introdotto così il costrutto della metacognizione – in estrema sintesi, ascrivibile alla conoscenza che un individuo ha dei propri stati e processi mentali – definendolo come possibile fattore generale nella patologia di personalità. Le evidenze sperimentali sembrano, infatti, convergere nel mostrare come i disturbi della metacognizione predicano maggiormente la gravità del disturbo di personalità, in termini di quantità numerica ed intensità dei sintomi, piuttosto che la categoria diagnostica; altresì svolgano un importante ruolo mediazionale tra fattori di rischio noti e sviluppo di sintomi di personalità.

La descrizione del trattamento metacognitivo è anticipata dal riferimento alle principali problematiche che generalmente si incontrano nella relazione terapeutica con questi pazienti, determinati dalle difficoltà nelle funzioni metacognitive. Grande enfasi è stata posta sulla necessità, da parte del terapeuta, di comprendere gli stati mentali problematici posseduti dal paziente, ed anche sulla possibilità di avvalersene come strumento terapeutico per promuovere le abilità metacognitive del paziente stesso, quando tali stati mentali siano agiti nel contesto del colloquio piuttosto che raccontati.

L’intervento è terminato con la discussione sulle linee generali del modello di trattamento proposto dal gruppo di lavoro del prof. Semerari, la cui peculiarità risiede nell’articolazione ed integrazione di procedure di intervento diversificate per obiettivi e setting, al fine dell’accrescimento delle abilità metacognitive nel paziente con disturbo di personalità. Una riduzione delle problematiche nella metacognizione comporta una riduzione dei sintomi che sostanziano la patologia della personalità.

La conclusione è stata affidata alla visione di un video, inerente la simulata di un colloquio con una paziente con patologia della personalità, che ha mostrato concretamente come gestire gli stati mentali attivi e caldi nel vivo del colloquio e le strategie per ristabilire le funzioni di monitoraggio metacognitivo del paziente.
La discussione è stata curata dal dott. Domenico Semisa, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL Bari, che ha avvalorato quanto esposto dai precedenti relatori ponendo, tuttavia, il focus dell’attenzione sulla necessità di trasferibilità e applicazione delle conoscenze derivanti dalla ricerca anche alle prassi cliniche del servizio pubblico deputato alla cura della patologia della personalità, un contesto, quest’ultimo, nel quale la qualità dell’organizzazione e la possibilità di cooperazione tra le risorse umane appaiono dirimenti rispetto all’efficacia degli interventi terapeutici attuati.

L’evento ha raccolto un grande successo, destando l’interesse e la partecipazione attiva della platea. Numerose, infatti, le domande e gli interventi del pubblico rivolti ai docenti ospitati, le quali hanno consentito l’approfondimento di alcuni aspetti specifici della pratica clinica nell’ambito della patologia della personalità, altresì contribuito alla condivisione di ulteriori spunti per la riflessione e la formazione in tale ambito.

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