Comportamenti devianti in adolescenza

di Miriam Miraldi

Empatia e ragionamento morale prosociale nei giovani offenders e non-offenders

I comportamenti devianti in adolescenza sono da sempre oggetto di studio delle scienze sociali. Tuttavia, se si considerano unicamente i fattori sociali (es. stili genitoriali, contesto socio-culturale, ecc.), si riesce a spiegare solo in parte il comportamento aggressivo. Senza dimenticare tali variabili sociali, appare dunque più opportuno includere anche i processi cognitivi ed emotivi coinvolti.

In un recente studio spagnolo, Llorca-Mestre e colleghi sono partiti da un punto di vista teorico nel considerare quegli studi che evidenziano come l’emotività negativa e la bassa regolazione emotiva predicano comportamenti antisociali e disadattivi. Tra le loro premesse teoriche, gli autori includono anche gli studi sull’empatia e sul ragionamento prosociale. Per quanto concerne l’empatia, essi la considerano una risposta interpersonale che include sia componenti cognitive che affettive: l’empatia cognitiva, o capacità di “mettersi nei panni di”, rappresenta la capacità di comprendere lo stato interiore dell’altro, mentre l’empatia affettiva, o preoccupazione empatica, implica il condividere le emozioni osservate nell’altra persona. Le persone con una maggiore empatia rispondono meglio alle espressioni emotive degli altri; in particolare, la componente affettiva ha un ruolo importante nel controllare/inibire i comportamenti aggressivi e devianti, mentre bassi livelli di empatia correlano con la difficoltà di pensare in astratto e di comprendere la relazione tra causa ed effetto di un evento. Nella ricerca che indaga il rapporto tra empatia e comportamenti devianti, Llorca-Mestre si riferisce a quegli autori, come Eisenberg, che hanno sostenuto l’importanza di includere il ragionamento morale prosociale, definito come il ragionamento che precede la presa di una decisione quando dobbiamo stabilire se attivare o meno un comportamento di aiuto, soprattutto qualora vi sia un conflitto tra l’interesse personale e quello altruistico. Eisenberg ha definito cinque livelli nel ragionamento morale prosociale che si sviluppa durante l’infanzia e l’adolescenza: edonistico, orientato ai bisogni, orientato all’approvazione, stereotipato e interiorizzato (il più “evoluto”, che include il ragionamento basato sull’empatia). I primi sono presenti nella prima infanzia, mentre gli ultimi si sviluppano più tardi, durante l’adolescenza. In generale, il comportamento morale prosociale (aiutare senza la ricerca immediata di una ricompensa) è concettualmente correlato alle emozioni morali, come l’empatia. La ricerca sul ragionamento morale e la devianza sono state per lo più focalizzate sullo sviluppo e sulle diverse fasi del ragionamento morale: i risultati sottolineano che la competenza nel giudizio morale, intesa come livello di ragionamento morale, non è di per sé un fattore predittivo significativo del comportamento deviante in adolescenza; si rivelano più efficaci quegli studi che integrano la componente cognitiva morale (giudizio morale) e quella affettiva morale (empatia), e che analizzano come le componenti empatiche e l’impulsività (o la mancanza di autocontrollo) interagiscano con i diversi tipi di ragionamento prosociale nel predire comportamenti aggressivi o, viceversa, prosociali.

In questa ricerca sperimentale, di natura cross-sezionale, Llorca-Mestre e colleghi, confrontando un gruppo di adolescenti (n=220) con un altro gruppo di adolescenti autori di reato o offenders (n=220), hanno analizzato come processi cognitivi (ragionamento morale prosociale, perspective taking) e processi emotivi (preoccupazione empatica, instabilità emotiva, rabbia di stato e di tratto) interagiscono nell’influenzare le condotte. I risultati mostrano che non ci sono differenze di genere in nessuno dei livelli del ragionamento morale prosociale; tuttavia, come previsto, le ragazze risultano più empatiche dei ragazzi. Analizzando le differenze globali tra i due gruppi, gli offenders mostrano – sebbene in maniera marginale da un punto di vista statistico – livelli più elevati nel ragionamento morale edonistico (mosso dal beneficio personale) e orientato all’approvazione, quando devono decidere se attivare un comportamento di aiuto. Le variabili nelle quali le differenze risultano invece più marcate sono la disregolazione emotiva, la rabbia (stato e tratto) e l’aggressività (fisica e verbale), che sono maggiori nel gruppo dei giovani devianti. Gli adolescenti non-offenders mostrano più alti livelli di empatia (sia cognitiva che emotiva) e di comportamento prosociale. In entrambi i gruppi, il ragionamento morale prosociale ha poco peso nella previsione del comportamento, mentre la rabbia di stato è significativamente associata al comportamento aggressivo negli offenders e l’empatia correla positivamente col comportamento prosociale e negativamente con quello aggressivo; tuttavia, mentre nei non-offenders giocano un ruolo sia la componente affettiva che quella cognitiva dell’empatia, nei devianti, solo la perspective taking (e non la preoccupazione empatica per l’altro), sembrerebbe avere un ruolo protettivo rispetto alla messa in atto di comportamenti aggressivi.

In sintesi, la regolazione della rabbia e lo sviluppo dell’empatia possono essere elementi di rilievo nell’intervento psicoeducativo rivolto ai giovani devianti, atto a favorirne il benessere psicologico e una migliore inclusione sociale.

 

Per approfondimenti

Llorca-Mestre, A., Malonda-Vidal, E., & Samper-García, P. (2017). Prosocial reasoning and emotions in young offenders and non-offenders. The European Journal of Psychology Applied to Legal Context, 9(2), 65-73.

Caprara, G. V., Gerbino, M., Paciello, M., Di Giunta, L., & Pastorelli, C. (2010). Counteracting depression and delinquency in late adolescence. The Role of Regulatory Emotional and Interpersonal Self-Efficacy Beliefs. European Psychologist.

Eisenberg, N. (1986). Altruistic cognition, emotion, and behavior. Hillsdale, Lawrence Erlbaum Associates.

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