L'autismo attraverso le parole e gli occhi di due padri

di Alessandra Micheloni

Domenica 3 novembre oltre 200 persone si sono recate a Villa Ada a Roma in occasione della I° Edizione dell’evento ‘Corriamo per l’autismo’ organizzata dall’associazione ‘Divento Grande Onlus’.

Alla gara, competitiva (percorso di 8 km) e non competitiva (4 km) erano presenti sportivi, amanti dello sport, famiglie, genitori e bambini che tutti insieme hanno creato un clima di vicinanza, condivisione e solidarietà per dare un segnale e sostenere la causa dell’autismo.

Subito dopo la ‘gara’ ho avuto la possibilità di conoscere Salvatore Bianca, vicepresidente dell’associazione e soprattutto padre di un figlio autistico, il quale ha parlato dell’evento come occasione di “Sfida” che coinvolgesse il mondo dei runner, in questa mattinata, per il piacere di stare insieme, per puntare sul volontariato e sul sostegno all’associazione affinché possa realizzare progetti che incrementino sia l’autonomia che la socializzazione, una delle più grandi difficoltà che i bambini si trovano ad affrontare.

Questo “esperimento”, così lo chiama Salvatore Bianca, ha permesso di “stare insieme, correre insieme e dare un contributo alla solidarietà” e di “scoprire con entusiasmo che si può fare, si può correre di nuovo nei prossimi anni divenendo un appuntamento fisso per lo sport e la solidarietà”.

Queste riflessioni provengono da un padre che apertamente e con semplicità ha espresso la propria felicità per aver potuto regalare al proprio figlio quattordicenne, momento di crescita in cui sta maturando maggior consapevolezza, una giornata di festa, di affetto, di sorrisi provenienti da tante persone presenti che gli vogliono bene e che non considerano lui né gli altri bambini ‘diversi’ ma ‘speciali’.

Salvatore Bianca con tante altre famiglie presenti hanno creato relazione con tutti i bambini, sono stati con e insieme a loro. Ho visto bambini ridere, divertirsi e correre incitati dalle persone vicine o viceversa che loro stessi trascinavano con allegria e senso di libertà.

L’autismo “non è una malattia ma una condizione” afferma Salvatore Bianca che quella domenica, grazie allo sport e a coloro che hanno partecipato, ha avuto modo di comunicarlo.

C’è chi, invece, per comunicare al mondo l’essenza della relazione con il proprio figlio autistico ha utilizzato l’arte, la fantasia, la personalità facendo degli scatti con la sua macchina fotografica. E’ il caso del fotografo e padre Timothy Archibald che ha fotografato suo figlio Elijah.

ECHOLILIA, UN PADRE E L`AUTISMO DEL FIGLIO

Le foto esprimono ciò che gli occhi di questo padre vedono, osservano e che ha dato loro modo di “sperimentare insieme”. Sono emozioni, momenti, attimi in cui padre e figlio “creano un contatto unico e speciale”. Credo sia qualcosa che vada al di là del significato della parola ‘autismo’, delle diagnosi da manuale o delle parole degli esperti.

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