Il potenziale del Programma Teacch per l’Autismo

di Alessandra Micheloni

Il programma TEACCH (Treatment and Education of Autistic and related Communication-handicapped Children) prevede una presa in carico globale in cui collaborano genitori e professionisti. Il punto di forza di tale approccio è la multidisciplinarietà in cui esiste una continua interazione fra servizi, professionisti e familiari. In particolare l’inclusione dei genitori nell’intervento dei propri figli con autismo sembra costituire un grande potenziale in quanto permette di incrementare le capacità nei bambini e diminuire lo stress sia nei genitori che nei bambini. Proprio partendo da questo importante elemento, uno studio realizzato da “Tutti giù per terra” in collaborazione con “Neuropsichiatria Infantile” dell’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma, ha ampiamente messo in luce il potenziale del metodo Teacch.

Lo studio longitudinale (D’Elia, Valeri et al, 2013), condotto su 30 bambini di età prescolare con disturbi dello spettro autistico, ha voluto dimostrare, infatti, i potenziali benefici del trattamento. Sono stati messi a confronto due gruppi di bambini. Il gruppo sperimentale (EG) di 15 bambini ha seguito il programma Teacch a bassa intensità, mentre il gruppo di controllo (CG) costituito da altri 15 bambini ha seguito un approccio non specifico. I risultati della ricerca hanno evidenziato che un programma Teacch a bassa intensità a casa e a scuola può portare a un decremento dello stress genitoriale e della comorbilità psicopatologica. Lo studio inoltre sottolinea come l’applicazione di tale metodo negli ambienti naturali in cui vive il bambino, ossia casa e scuola, permetta che l’approccio sia consolidato e generalizzato e che gli stessi genitori ed insegnanti possano essere dei validi e fondamentali co-terapisti.

La caratteristica del metodo Teacch prevede un coinvolgimento globale dei vari contesti con i quali il bambino interagisce e permette a quest’ultimo di entrare in contatto con un ambiente strutturato e prevedibile, in modo da facilitare e velocizzare le attività che il bambino dovrà svolgere, migliorando così le abilità ed estinguendo i comportamenti mal adattivi.

Meglio si può comprendere l’autismo se leggiamo ciò che scrive, con parole semplici e spontanee, G. Nicoletti, giornalista e padre di un figlio autistico, nel suo libro ‘Una notte ho sognato che parlavi’: “L’autistico opera per calmare le proprie ansie e quindi ribadire a se stesso che nulla cambierà rispetto alle sue abitudini. Il mondo deve girare come le lancette di un orologio, ogni attimo deve sovrapporsi a quello corrispondente del giorno prima, in cui si facciano le stesse identiche cose che si sono sempre fatte ogni giorno a quell’ora”.

Questo padre ci comunica quanto sia difficile “entrare in sintonia quotidiana con una persona che non abbia a fuoco i principi di inizio e fine” e spiega che suo figlio “Tommy vive un tempo ciclico, il suo tempo è quello dell’eterna routine. E quando qualcosa mette in crisi questo suo ordine cosmico, si scatena per lui un cataclisma che lo annichilisce, come se fosse l’annuncio della fine del mondo”.

Bigliografia

D’Elia L., Valeri G., Sonnino F., Fontana I., Mammone A. & Vicari S., (2013) A Longitudinal Study of Teacch Program in Different Settings: The Potential Benefits of Low Intesity Intervention in Preschool Children with Autism Spectrum Disorder. J Autism Dev Disord DOI 10.1007/s10803-013-1911-y

Nicoletti G., (2013). Una notte ho sognato che parlavi. Milano, Collezione Strade Blu Mondadori.

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