Centro di Ricerca Disturbo da Accumulo: stiamo arruolando pazienti da intervistare

di Claudia Perdighe

Quanti pazienti ci capita di avere con sintomi da accumulo? Pazienti la cui vita è peggiorata da un rapporto disfunzionale con gli oggetti? Pazienti caratterizzati dalla difficoltà a separarsi dagli oggetti o che comprano o acquisiscono in altro modo una quantità esagerata di oggetti? E quanti tra i nostri amici presentano questi comportamenti?

Quando si pensa ad una persona con Disturbo da Accumulo, tipicamente viene in mente una persona anziana, abbastanza isolata e sola, non particolarmente brillante (o non più) e di condizione culturale ed economica bassa. Probabilmente questo accade perché siamo condizionati da stereotipi che ci vengono dalla TV o dai film. Eppure è sufficiente citare Andy Warhol, il creatore della Pop Art, le cui opere sono esposte nei più importanti musei del mondo, come esempio di rapporto piuttosto particolare con gli oggetti, per avere tutt’altra immagine del disturbo.Andy

Tra le tante bizzarrie di Warhol (si pensi al fatto che, secondo i biografi, viveva in una casa di 5 piani nella quale solo due stanze erano di fatto vivibili, ovvero non piene di oggetti) ci sono le “capsule del tempo”: nascono per caso dopo un trasloco, quando è costretto a mettere in scatole da pacchi i suoi oggetti; da quel momento nasce l’abitudine di tenere una scatola accanto alla sua scrivania, in cui periodicamente rovescia tutto il contenuto della sua scrivania, per poi chiuderla e datarla. Quando è morto ha lasciato più di 600 Capsule del Tempo. Dentro si trova di tutto: da banconote, a giornali, a torsoli di mele. In questo modo Warhol trasforma in oggetti artistici un il bisogno di conservare.

Il Disturbo da Accumulo è un disturbo molto più complesso dello stereotipo, molto più diffuso di quanto si pensi (ne soffre tra il 2 e il 5% della popolazione) e non riguarda solo persone “ai margini”. Al contrario, molte persone con accumulo sono dotate di una intelligenza molto vivace, di notevole creatività e di buone capacità sociali.

Nel 2013, con il DSM-V, il DA è stato riconosciuto come disturbo autonomo, non più come sottotipo del DOC. Nonostante ciò rimane un disturbo poco conosciuto e chiaro, soprattutto nei suoi determinanti psicologici. Da questa osservazione nasce il Centro di Ricerca DA, finalizzato nell’immediato ad aumentare la comprensione e la conoscenza di questo fenomeno e, in prospettiva, al miglioramento dei trattamenti offerti alle persone con accumulo.

A questo scopo stiamo arruolando pazienti con sintomi di disturbo da accumulo da intervistare, in tutta Italia.

La partecipazione è volontaria e gratuita: si tratta di dare la disponibilità per una valutazione diagnostica attraverso questionari e interviste con psicoterapeuti esperti. Per qualsiasi informazione potete contattarci alla mail accumulo@apc.it o presso il Centro di Psicoterapia Cognitiva e Psicopatologia Sperimentale – Scuola di Psicoterapia Cognitiva, al numero 06 44704193.

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