International Spring School: New Strategies for New Challenges in The Treatment of Obsessive-Compulsive Disorder. Assisi, 11-13 Maggio 2014.

di Elena Bilotta, PhD 

Si è conclusa di recente ad Assisi la seconda edizione della Spring School sul Disturbo Ossessivo Compulsivo, organizzata da SPC (Italia) in collaborazione con AVM (Germania), quest’anno focalizzata su nuove strategie e nuove sfide per il trattamento del DOC. Sono stati due giorni e mezzo di interventi e approfondimenti formativi, ricchi di esempi pratici, svolti in un clima accogliente e stimolante, che ha lasciato ampio spazio al dibattito sulle difficoltà che il terapeuta può incontrare nel trattamento del DOC, sia con pazienti adulti, sia bambini e adolescenti.

Il primo intervento è stato del Prof. Francesco Mancini, direttore della scuola APC-SPC, che ha presentato un’interessantissima disamina su come sia stato concettualizzato il disturbo-ossessivo compulsivo nei secoli, con un particolare approfondimento delle più recenti teorie sulla sua genesi e il suo mantenimento.

Il Prof. Reuven Dar (School of Psychological Sciences, Tel Aviv University, Israele), ha illustrato il complesso caso di un paziente con pensieri ossessivi sulla moralità, nel quale è stato necessario un intervento multimodale, con tecniche diversificate, dalla terapia cognitiva standard, all’ACT, con una particolare sottolineatura della relazione terapeutica come strategia di cambiamento. La prima giornata si è conclusa con la presentazione del Prof. Joop Meijers (Direttore della Division of Clinical Child Psychology, Hebrew University di Gerusalemme, Israele), che ha fornito una serie di indicazioni utili e pratiche da usare nel corso del trattamento di bambini con DOC, come le metafore “visive”. A questo proposito, merita di essere menzionato il video interattivo elaborato dal gruppo di ricerca del Prof. Meijers, usato per spiegare ai piccoli pazienti cos’è il DOC. Nel video in questione il DOC appare come un mostriciattolo appoggiato sulla spalla del bambino e che, con una vocina abbastanza sgradevole, gli intima cosa fare e cosa non fare (ad esempio: “Accendi e spegni la luce tre volte!”, “Sei sicuro di aver lavato bene le mani?”, “Non toccare quella maniglia, potresti contagiarti!”). In sostanza, le metafore visive riescono ad avere un impatto importante sul bambino, rimanendo più impresse rispetto a metafore narrate sotto forma di storia. Possono inoltre costituire, per il bambino, un importante incentivo alla motivazione al trattamento.

La mattinata del secondo giorno è stata dedicata alla presentazione del dr. Guy Doron e del dr. Danny Derby (Phd, Psicoterapeuti, Relationship Obsessive Compulsive Research Unit, ROCD-RU, Israel), che hanno presentato la fenomenologia del R-OCD, Relationship Obsessive Compulsive Disorder, insieme al modello del suo sviluppo e mantenimento, alle modalità di assessment e trattamento. Il ROCD comprende le preoccupazioni e i dubbi focalizzati sui propri sentimenti nei confronti del partner, e sulla relazione in generale (relationship-centred), oppure può comprendere preoccupazioni e pensieri intrusivi sui difetti del partner (partner-focussed). In generale, le credenze e le distorsioni cognitive del paziente con ROCD possono essere simili a quelli del paziente con DOC, ma altri aspetti disfunzionali, come i rituali, saranno più legati al tema relazionale. La presentazione di Doron e Derby è stata ricca di esempi e di sessioni di role playing, nelle quali veniva simulato il colloquio con il paziente affetto da ROCD, sia riguardanti la fase di valutazione che di trattamento.

La seconda giornata è continuata con la presentazione della Prof.ssa Barbara Barcaccia (Psicoterapeuta, Didatta APC-SPC, docente di “Accettazione e Mindfulness in Psicoterapia” presso la Scuola di Specializzazione in Neuropsicologia, Sapienza Università di Roma e di “Tecniche del Colloquio Psicologico” presso l’Università dell’Aquila), che ha illustrato i 6 circoli viziosi interpersonali che possono contribuire al mantenimento e all’incremento della sintomatologia ansiosa nel DOC, in maniera simile all’azione svolta dai circoli viziosi intrapsichici (Saliani, Barcaccia e Mancini, 2011). Tali circoli viziosi interpersonali vedono solitamente come protagonisti il paziente e un suo familiare, che mano a mano viene coinvolto nei rituali e nelle procedure di rassicurazione al paziente affetto da DOC. Una delle caratteristiche di tali circoli viziosi è l’escalation che li caratterizza. Quando, ad esempio, il paziente con DOC da contaminazione chiede alla propria madre di lavarsi le mani col disinfettante, è probabile che all’inizio la madre lo rassicuri sulla pulizia delle proprie mani (circolo vizioso: “pacca sulla spalla”), ma che col tempo e con le insistenze del figlio di fronte alle richieste di disinfezione di mani e altri oggetti della casa, la madre si trovi cercare di fornire una spiegazione razionale del fenomeno (circolo vizioso: “dibattito razionale”) o ancora, esasperata, lo accusi si star rovinando l’intera famiglia con le sue “follie” (circolo vizioso: “colpevolizzazione”). La presentazione ha lasciato spazio al dibattito, agli esercizi pratici per l’identificazione dei circoli viziosi e per il loro trattamento.

La Prof.ssa Barcaccia si è occupata anche della presentazione dell’integrazione di Mindfulness e ACT nel trattamento del paziente DOC. La presentazione è iniziata con una pratica di mindfulness centrata sul respiro e con la condivisione dell’esperienza tra i partecipanti, ricalcando il protocollo usato in terapia. La mindfulness, che costituisce un “modo di essere” più che una semplice tecnica, e che deve vedere anche il terapeuta impegnato nella sua pratica, risulta particolarmente utile con il paziente ossessivo, che sarà aiutato a prendere le distanze dalle proprie intrusioni, a non rispondere al loro impulso, osservandoli come farebbe uno spettatore esterno. Un altro strumento offerto ai partecipanti è stata la procedura di defusione dell’ACT. Anche la defusione, mirando a modificare la funzione dei pensieri, può contribuire a privarli del loro potere di spingere all’azione, e dunque risulta utilissima nell’aiutare il paziente ossessivo a non mettere in atto i suoi rituali.

L’ultimo e conclusivo intervento è stato quello della Prof.ssa Gisela Röper (Senior Lecturer presso la Ludwig-Maximilians University of Munich), che con una presentazione dal titolo “Developmental Perspective in OCD: An illustration of treatment”, ha illustrato un interessante caso di donna affetta da DOC da contaminazione e le sfide intercorse in tutta la durata del trattamento. L’utilizzo della prospettiva evoluzionista, e più precisamente di un modello affettivo-cognitivo di sviluppo, ha fornito un’interessante cornice per la lettura delle differenti fasi della terapia e per il superamento dei suoi momenti difficili e di stallo.

Così si è conclusa questa seconda edizione della Spring School, rivelatasi un’occasione interessante di incontro e confronto, nel corso del quale non sono mancati i momenti conviviali tra i partecipanti. Un ringraziamento speciale va a Barbara Barcaccia, per l’ottima organizzazione di un evento di notevole livello.

2 risposte a “International Spring School: New Strategies for New Challenges in The Treatment of Obsessive-Compulsive Disorder. Assisi, 11-13 Maggio 2014.”

  1. Approfitto della presentazione di Elena per ringraziare anch’io di nuovo Barbara e il Prof. Mancini! Quest’anno ho partecipato per la prima volta alla Spring School e devo dire che ho trovato tantissimi spunti per la pratica, e non solo per i pazienti DOC. Giusto per farvi un esempio, appena tornata in studio ho messo subito alla prova con un paziente DAG la bellissima metafora della “honey trap” e l’invito a ricordarsi “l’ultima volta che sei stato coraggioso” raccontato dal Prof. Joop Meijers. Tre giorni veramente ricchi di tecniche, casi clinici ed esempi… un saluto anche agli altri partecipanti, spero di rivedere tutti l’anno prossimo!

  2. I also had a wonderful chance to participate in the International Spring School on OCD this year. This was a very important experience to me, I had an opportunity to learn a lot about the treatment on OCD and about some newest theories on the disorder. As I work as a therapist, I now have a chance to put the knowledge I gained during the Spring School in practice – this is very helpful. It was very interesting to listen to and take part in all the lectures we had. I would like to say ‘thank you’ to all the lecturers and people who organised the meeting. I hope to see you all next year!

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