Il disturbo di dismorfismo corporeo

di Giordana Ercolani

Da affezionata lettrice delle avventure o disavventure (questo, come risaputo, dipende dai B di ognuno) del Dott. Carlo Biagioli, è stato un piacere per me ritrovarlo proprio nell’introduzione del libro che mi apprestavo a leggere; sì, perché proprio come lui, e cioè da giovane specializzanda, mi stavo apprestando a fare il giro tra i “corridoi” di un disturbo, quello da Dismorfismo Corporeo, molto complesso che si sovrappone spesso ad altra psicopatologia e che ha articolate implicazioni cognitive e sensoriali che lo rendono allo stesso tempo difficile ed affascinante da trattare; ma grazie al prezioso, minuzioso e pragmatico contributo degli autori, A. Scarinci e R. Lorenzini, tali corridoi si faranno meno “lunghi e tenebrosi”.

COP_Disturbo-di-dismorfismo-corporeo_590-0827-9Da pochi giorni in libreria, il manuale “Disturbo di Dismorfismo Corporeo – Diagnosi, assessment e trattamento”, edito da Erickson, risponde puntualmente alle esigenze del terapeuta che desidera conoscere il disturbo e vuole impostare un trattamento CBT.

L’opera è organizzata in due sezioni. Nella prima vi è una maggiore attenzione agli aspetti teorici legati alla ricerca e alla letteratura scientifica più recente. Nello specifico si affronta il periodo dell’adolescenza, momento di grandi cambiamenti nella mente e nel corpo, cambiamenti rapidi, a volte precoci a volte tardivi, insopportabili, in base ai quali ci si valuta e si è valutati; nei casi peggiori tali aspetti diventano oggetto di scherno da parte degli altri, se non peggio di critica e di rifiuto, tutte implicazioni, queste, che possono costituire condizioni di sensibilità allo sviluppo ed al mantenimento del BDD (body dysmorphic disorder) e non solo.

Si prosegue poi, nei capitoli successivi, all’esame di tutte le informazioni sulla formulazione del caso: qual è la storia di vita del paziente? Quali eventi hanno contribuito a favorire il suo scompenso? Cosa ha contribuito, nel tempo, a mantenere il suo disturbo? Quali credenze intrattiene su se stesso, in particolare sul proprio corpo, e sugli altri? E soprattutto, quali sono gli scopi in gioco che sta perseguendo? In che modo li sente minacciati? E come il BDD si struttura difronte a tale minaccia?

Gli Autori, in seguito, evidenziano come i pazienti con Dismorfismo Corporeo hanno una bassa qualità di vita, caratterizzata in modo particolare dall’esistenza di relazioni sociali povere e rendono più chiari diversi aspetti fenomenologici del disturbo, che vanno dalla presenza nel quadro sintomatico di comportamenti caratterizzati da alta aggressività verso se stessi e verso gli altri, all’uso e all’abuso di alcol e di sostanze, alla realizzazione di interventi, più o meno invasivi, mirati alla modifica del proprio corpo fino ad arrivare ad alti tassi di ideazione suicidaria ed al suicidio vero e proprio. Riguardo alla diagnosi, infine, rimarcano le difficoltà che si incontrano per l’esistenza di diversi disturbi in comorbilità che, con modalità differenti, si sovrappongono, si fondono alcune volte, e si manifestano con caratteristiche comuni al DCA, al DOC, alla Fobia Sociale. Citando gli Autori, il disturbo è “situato al crocevia nosografico tra i disturbi somatoformi, i disturbi alimentari, le ossessioni e il delirio”.

Tornando a me, che mi addentro in corridoi tenebrosi, conclusa la lettura della prima parte del volume, mi accorgo della luce assai preziosa che mi è stata fornita per esaminare con “occhio clinico” la patologia a tutto tondo. Adesso, la seconda parte mi orienterà nell’impostazione dell’intervento terapeutico, andando oltre la speculazione teorica.

Inizialmente gli Autori forniscono alcuni specifici strumenti per la valutazione, corredati anche delle indicazioni per lo scoring; quindi passano ad offrire al lettore una serie di strategie e tecniche terapeutiche, non manca un accenno alle nuove tecnologie in supporto alla pratica clinica e conducono per mano il lettore nel labirinto contorto dell’intervento sul disturbo. Ed è di notevole importanza e utilità che le indicazioni terapeutiche fornite, vengono corredate di suggerimenti pratici e di schede da utilizzare nel trattamento, permettendo così, anche al terapeuta più inesperto (e qui i riferimenti personali non sono affatto casuali), di sentirsi accompagnato in un territorio (il BDD) non ancora esplorato. In appendice al capitolo sul trattamento, preziose indicazioni qualora ci si trovi davanti un caso più grave, magari con convinzioni deliranti e scarso, o peggio assente, insight. Il testo si chiude con la descrizione di alcuni casi clinici, un indispensabile aiuto per comprendere ancora meglio ciò che è stato esposto, fino a quel punto, a livello teorico/pratico. Il riscontro nella realtà clinica e nel disagio esistenziale traspare dal racconto delle vite dei quattro pazienti.

Non mi resta che augurare buona lettura o, meglio, buona passeggiata a tutti nei corridoi del BDD, con l’auspicio che sempre di più clinici di ampia fama ed esperienza come gli Autori di questo manuale ci diano strumenti in grado di illuminare i “lunghi e tenebrosi corridoi” che giovani cognitivisti si apprestano a percorrere.

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