Workshop sulla Compassion Focused Therapy nel trattamento della rabbia problematica.

di Rosita Maglio

Si è conclusa da poco a Manchester la 4ª edizione della Conferenza Internazionale sulla Terapia Focalizzata sulla Compassione (21-23 ottobre, 2015). Il giorno precedente l’inizio della conferenza c’è stata la possibilità di partecipare ad alcuni workshop formativi, tra i quali quello tenuto dal Prof. Russell Kolts dell’Università della Eastern Washington, centrato sull’applicazione della Compassion Focused Therapy (CFT) nel trattamento della rabbia problematica.

Il Prof. Kolts svolge anche attività clinica in ambito forense, lavorando nelle prigioni, con pazienti che presentano problematiche legate alla rabbia. Il modello da lui proposto si basa sull’approccio sviluppato dal Prof. Paul Gilbert e ruota intorno all’idea di promuovere nel soggetto meccanismi più funzionali di controllo della rabbia, partendo dal presupposto che il soggetto agisce ponendo in essere strategie maladattive che però non sceglie consapevolmente di mettere in atto. Strutturalmente, il workshop ha visto una prima parte introduttiva, dove è stata presentata l’emozione della rabbia nell’ottica della CFT ed il motivo per il quale sarebbe auspicabile utilizzare un approccio compassionevole nel trattamento della rabbia problematica. La seconda parte ha riguardato l’applicazione della CFT nel trattamento della rabbia.

Come ormai noto, la rabbia è l’emozione che sperimentiamo a seguito della valutazione di un evento in termini di danno ingiusto reale o immaginato ed è legata alle nostre prime esperienze di apprendimento. E come ben sappiamo, tutto si complica sempre di più quando entriamo in relazione con la rabbia. Di fatto ci lamentiamo di come essa ci fa sentire (spesso irritabili, pronti a rispondere anche ad una minima frustrazione), di quello che ci fa fare (l’atto dell’impulsività), dell’aspetto ipocrita e moralista della rabbia, che emerge a fronte di un danno percepito o quello che fa capolino quando ci sentiamo inascoltati e senza potere. Dunque differenti nomi per differenti tipi di rabbia: frustrazione, irritazione, indignazione, oltraggio. Inoltre, la manifestazione della rabbia produce, frequentemente, un “problema secondario” in termini di imbarazzo, quando facciamo riferimento a quei comportamenti “fuori controllo” (quella mail inappropriata inviata o l’oggetto lanciato attraverso la stanza); o, di contro, alla rabbia “iper-controllata” per cui passiamo, inspiegabilmente, ore e ore a fremere di rabbia al pensiero di “quanto orribile quella persona è stata con me”. A causa della rabbia subiamo spesso effetti negativi sul nostro benessere. Oltre alle conseguenze psicologiche come ansia, depressione e vergogna, la rabbia può creare problemi soprattutto nelle relazioni sociali, causando dispiacere nelle persone che più amiamo. In aggiunta, la rabbia ha un forte effetto negativo sui meccanismi di regolazione fisiologica, sia per l’effetto depressivo del cortisolo sul sistema immunitario, sia direttamente a carico del sistema nervoso centrale, cardiovascolare ed endocrino, incrementando la possibilità del rischio di ictus e malattie coronarie.

Nel modello CFT, secondo il Prof. Kolts, la rabbia è un’emozione che emerge quando il sistema di protezione dalla minaccia (threat-response system) si attiva. Quando questo succede la rabbia prende il “controllo” della nostra mente ed ha un’influenza su come noi ci relazioniamo a noi stessi, agli altri ed al mondo intorno a noi. Si innescano, come conseguenza, un particolare stile attentivo (l’attenzione selettiva) e uno specifico stile di ragionamento, il “better safe than sorry”; il comportamento è spesso orientato all’aggressione e all’ostilità e le emozioni prevalenti sono quelle principalmente ad essa associate: vergogna e ansia ma anche paura e disgusto. La maggior parte di queste emozioni è associata con l’urgenza ad agire. Il nostro corpo, di fatto, si prepara a rispondere alla presunta minaccia di subire un danno ingiusto, reagendo rapidamente ad essa e preparando il corpo ad un’azione immediata allo scopo di tutelarci e difenderci. Quello che noi chiamiamo rabbia, dice il Prof. Kolts, è una progressione, una reazione a catena che prende il via nelle zone del nostro cervello responsabili al riconoscimento e alla risposta della minaccia, cosi come succede quando una fila di pedine di domino piano piano crolla dopo che la prima pedina è stata fatta cadere. Prima ancora che noi percepiamo di essere arrabbiati, il sistema neurofisiologico di risposta alla minaccia ha già spinto la prima pedina, riconoscendo una data situazione come pericolosa ed etichettandola come indesiderata. Questo sarebbe sufficiente a far attivare il sistema di protezione dalla minaccia. E, prima ancora di rendercene conto, ci troviamo proprio nel mezzo di un’esplosione di rabbia, perdendo molto del come ci siamo arrivati: questo processo è l’automaticità della rabbia. Ed è proprio qui che si inserisce uno degli interventi cardini della CFT. “It’s not your fault!” direbbe il terapeuta che basa il proprio approccio sulla compassione. Il modo attraverso il quale questo processo automatico si verifica non è “colpa nostra”, è semplicemente il modo attraverso cui il nostro cervello funziona. Ma attenzione, dire questo non significa “buttare via” la rabbia o semplicemente “calmarla”. Piuttosto, promuovere un approccio compassionevole significa prendersi la responsabilità della rabbia e avvicinarsi con coraggio alle difficoltà, in modo da poter gestire più efficacemente le emozioni dolorose, invece che lasciarle invadere la nostra vita. Noi non abbiamo scelto il nostro temperamento, i geni ereditati, la nostra storia di attaccamento e neanche il nostro tricky brain. Nella prospettiva CFT, le persone che mostrano problemi con la rabbia, non hanno scelto di averli. L’origine della sofferenza non è colpa nostra. In tal senso un approccio compassionevole implica un cambiamento di prospettiva: from blaming (or avoiding) to compassion; passare dall’incolparsi, dal continuo rimuginare (o dall’ansia, dalla vergogna), al trovare una soluzione differente, sviluppando quella che in CFT viene definita la mente compassionevole. Due gli aspetti importanti, sui quali si basa la compassione: la sensibilità alla sofferenza ed il profondo impegno ad alleviarla. Particolare attenzione viene anche posta alle varie interpretazioni che il paziente può dare al significato di compassione. Essere compassionevoli verso la propria sofferenza non vuol dire essere deboli, piuttosto significa guardare a come realmente ci si sente, cosa si prova. La compassione si identifica con la comprensione. Un altro aspetto centrale del trattamento è quello di creare uno shift, un cambiamento, nel corpo, attivando il sistema calmante (attraverso le tecniche di respirazione) in modo da poter creare una modifica nell’umore. Quando noi non ci sentiamo né minacciati né focalizzati a perseguire un obiettivo, percepiamo un senso di benessere e siamo più portati a sentirci al sicuro ed appagati. Tale stato di serenità ci aiuterebbe a scoprire nuove e più funzionali strategie di gestione delle difficoltà, uscendo dal sistema di protezione dalla minaccia, che, come abbiamo visto, orienta il ragionamento ed il nostro comportamento. Questo permetterebbe di mettere in atto una risposta flessibile. Imparare a stimolare il sistema calmante avrebbe lo scopo di farci rallentare e farci considerare tutte le altre soluzioni a disposizione più ad ampio raggio. L’attivazione del sistema calmante e le conseguenti sensazioni ad essa associate (sentirsi al sicuro, sperimentare una sensazione interna di pace, essere più connessi a noi stessi e al mondo esterno) ci permetterebbero di considerare ulteriori alternative e non soltanto quella di minaccia o il desiderio (l’urgenza) del momento. Al contrario, ci darebbero la libertà (e lo spazio) di considerare domande come: “Che tipo di persona voglio essere e cosa posso fare per dare il meglio di me stesso?”, “Come posso creare, nella mia vita, le condizioni giuste per prestare attenzione alle persone che amo di più?”.

Riferimenti bibliografici

Kolts R. L., (2012). “The Compassionate-Mind guide to managing your Anger. Using Compassion Focused Therapy to calm your rage and heal your relationships”, New Harbinger Publications, Inc.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.