Il processo di accettazione in psicoterapia: Corso sull'Acceptance and Commitment Therapy

di Elena Bilotta

L’acronimo ACT racchiude in sé gran parte del significato dell’approccio dell’Acceptance and Commitment Therapy: l’azione. Ma fare ACT non vuol dire solo rimboccarsi le maniche e mettersi all’opera. Il passaggio all’azione è accompagnato da un processo di accettazione, che comporta un nuovo modo di porsi nei confronti delle credenze e delle emozioni disfunzionali: riuscire a vedere il pensiero come una serie di parole in fila e fare spazio all’emozione scomoda, passandoci attraverso, senza esserne sovrastati. Nei due giorni intensivi del Corso tenutosi a Roma (5 e 6 marzo 2016)ACT Roma, 5 e 6 Marzo 2016, la Dott.ssa Barbara Barcaccia* ci ha fornito una chiara visione del modello dell’Acceptance and Commitment Therapy, trasmettendo con grande entusiasmo la chiave di lettura ACT all’intervento in psicoterapia.

L’ACT è un modello di terapia di terza generazione, e in quanto tale pone le sue basi sul processo di cambiamento attraverso l’accettazione dei propri stati mentali ed emotivi. Lo scopo è spesso perseguito con uno stile comunicativo semplice e diretto, che predilige l’uso di metafore per spiegare al paziente i meccanismi che mantengono la sua sofferenza. L’accettazione e il cambiamento sono proposti principalmente attraverso i processi di “disperazione creativa”, “defusione cognitiva” e “accettazione esperienziale”.

Nella “disperazione creativa”, utilizzata per aiutare il paziente ansioso od ossessivo a prendere contatto con i tentativi di soluzione messi in atto in risposta ai suoi pensieri ed emozioni, si può usare, ad esempio, la metafora del “tiro alla fune con il mostro”. In questa metafora, si sottolinea come tirare la corda (e quindi evitare o controllare ossessivamente) comporti enormi sforzi nel tempo. Al contrario, scegliere di mollare la corda significherebbe avere l’opportunità di liberarsi finalmente dal “mostro” che sta dall’altra parte della fune (cioè il disturbo ansioso od ossessivo) e di andare avanti con la propria vita.

Con la “defusione cognitiva” si vuole modificare la funzione – e non il contenuto – dei pensieri attraverso la riduzione della credibilità dei pensieri stessi, sottolineando che questi non sono altro che parole in fila. Un modo molto semplice per fare defusione consiste nel far precedere il pensiero disfunzionale dalla frase “sto avendo il pensiero che…”. In questo modo si può aiutare il paziente a fare un passo indietro e a diventare osservatore dei suoi pensieri, senza dover reagire a essi secondo il loro contenuto letterale.

“Accettazione esperienziale” vuol dire essere disponibili ad accogliere le emozioni così come sono, senza tentare di modificarle. Ciò può implicare una serie di esercizi di familiarizzazione con l’emozione scomoda, nei quali si porta il paziente a stare con l’emozione stessa, a osservarne i particolari, a entrare in contatto con le sensazioni che emergono, a darle il permesso di essere dove già si trova, senza combatterci.

Uno dei punti di forza dell’ACT è sicuramente il vasto numero di tecniche, esercizi, schede di lavoro che possono aiutare il terapeuta anche nella gestione di momenti di stallo della terapia, per dare al paziente una prospettiva nuova che possa portarlo a orientare le sue azioni sulla base dei propri valori, e non dei propri pensieri ed emozioni disfunzionali. Il fine ultimo dell’ACT è infatti quello di accompagnare il paziente in un percorso che lo porti a vivere una vita ricca, piena e significativa. Qualcosa che, a volte, può apparire più difficile a dirsi che a farsi.

*Barbara Barcaccia, Psicologa e Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Didatta delle scuole di specializzazione in Psicoterapia cognitivo-comportamentale APC e SPC. Insegna “Accettazione e mindfulness in psicoterapia” presso la Facoltà di Psicologia, Sapienza Università di Roma, Scuola di Specializzazione in Neuropsicologia. Formatrice ACT. Istruttrice di protocolli basati sulla mindfulness (MBSR, MBCT).

Per approfondire:

Barcaccia, B. (2012). Il processo di defusione nella terapia dell’accettazione e dell’impegno (ACT). Cognitivismo Clinico, 9(2).

Harris, R. (2010). La trappola della felicità. Come smettere di tormentarsi e iniziare a vivere. Edizioni Erickson.

Harris, R. (2011).Fare ACT: una guida pratica per professionisti all’Acceptance and Commitment Therapy. F. Angeli.

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