Schema Therapy per la Depressione e il Disturbo Post-traumatico da Stress

di Barbara Basile

Nel workshop tenuto da Remco Van der Wijngaart l’8/9 aprile 2016 a Basilea (Svizzera), il terapeuta olandese del Riagg di Maastricht si è concentrato sull’applicazione del modello della Schema Therapy (ST) alla Depressione e al Disturbo Post-traumatico da Stress (DPTS).
In parte integrandosi naturalmente con la Terapia cognitivo-comportamentale, la ST si è mostrata utile nel trattamento della depressione (Brewin & Wheatley, 2007; 2008; Bamelis et al., 2101; Renner et al., 2013; Brewin et al., 2009), intervenendo sulle parti genitoriali esigenti o colpevolizzanti, soddisfacendo i bisogni del mode del Bambino (i.e., accudimento, senso di competenza e di identità, libertà di esprimere emozioni e bisogni di spontaneità e gioco) e arginando i coping mode disfunzionali (i.e., il protettore evitante).
D’altro canto, diversi studi mostrano l’efficacia della sola tecnica dell’Imagery with rescripting (IwR) nel trattamento del DPTS (Sumcker et al., 2007; Arntz et al., 2007; 2013), e non solo.  Questa tecnica esperienziale permette al paziente di identificare e soddisfare, tramite immaginazione, i bisogni emotivi fondamentali frustrati in età infantile, inclusi quelli di sicurezza e protezione, violati nelle situazioni traumatiche. L’immaginazione rappresenta una ottima strategia di intervento rispetto a eventi passati dolorosi poiché questi vengono trattati dal nostro cervello come equivalenti ad un evento reale. Ovvero, i processi neuronali coinvolti sono simili, sia se immaginiamo un evento (o la sua ri-elaborazione, come avviene nell’IwR), sia se lo viviamo realmente. Inoltre, anche la ristrutturazione del trauma è più efficace se affrontata tramite immaginazione, anziché solamente sul piano verbale-cognitivo (Holmes et al., 2009). In particolare, Van der Wijngaart  evidenzia l’efficacia di un protocollo specifico per il DPTS basato su 12 sedute di 90 minuti ciascuna, dove la sola tecnica che viene utilizzata è quella dell’immaginazione “con ri-scrittura”. In una prima parte del protocollo sarà il terapeuta ad intervenire nell’evento traumatico rievocato (avvenuto entro i 16 anni), in modo da fermare l’abuso e proteggere il paziente bambino nella scena; in seguito, in una fase finale della terapia, è il paziente stesso (da “Adulto sano e funzionante”) che interviene, per fermare l’abuso e accudire in modo adeguato il bambino. In questo modo si raggiunge un duplice obiettivo: da una parte il paziente Adulto sano impara ad aumentare il proprio potere e le proprie capacità di intervento, e dall’altro i bisogni del Bambino trovano finalmente risposta e sollievo sul piano emotivo.

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