“La cura per il cancro esiste ma non ce la vogliono dare!”

di Mauro Giacomantonio e Luigi Leone

La tendenza a credere alle cospirazioni è associata ad uno stile di attaccamento evitante

L’11 Settembre è stato organizzato dal governo USA che aveva precedentemente minato le torri gemelle; l’attentato di Parigi del 2015 non è mai avvenuto; Big Pharma ci tiene all’oscuro delle più recenti scoperte farmacologiche per non perdere profitto; la crisi finanziaria è stata intenzionalmente favorita per interessi politici ed economici di pochi”. Questi sono solo alcuni esempi delle più comuni e condivise teorie cospirative che trovano ampio spazio sul web e sui social network. Come comune denominatore della maggioranza delle teorie del complotto ci sarebbe la credenza che eventi sociali molto drammatici possano essere spiegati come scelte intenzionali di piccoli gruppi di potere che perseguono scopi malevoli con mezzi illegali.
Credere a teorie cospirative è un fenomeno molto diffuso. Si stima che negli USA circa il 50% della popolazione creda in almeno una teoria cospirativa. Questo purtroppo ha delle conseguenze piuttosto serie per la società.Infatti, la condivisione di queste teorie si associa a un certo grado di cinismo, disimpegno politico e sfiducia sociale. Inoltre, sulla base di queste credenze, si possono compiere scelte politiche o di vita con conseguenze piuttosto dannose. Un esempio è il recente aumento di casi di alcune malattie da cui è possibile proteggersi attraverso la vaccinazione: i vaccini, infatti, sono oggetto di molte teorie cospirative che ne scoraggiano l’uso. Per questi motivi, numerose ricerche hanno indagato i fattori psicologici che predispongono alla condivisione di tali teorie. Come era logico aspettarsi, alcuni elementi legati alla psicopatologia come la paranoia, la schizotipia, il narcisismo e l’anomia giocano un ruolo importante.
Una recente ricerca, ancora non pubblicata, ha esaminato anche il ruolo dello stile di attaccamento, cioè, in estrema sintesi, della modalità e delle aspettative relazionali dominanti negli individui. In particolare, le persone con uno stile di attaccamento “evitante” sarebbero quelle che più probabilmente possono essere caratterizzate da una mentalità complottista. Lo stile evitante è tipicamente caratterizzato da una mancanza di fiducia nelle intenzioni altrui e dalla tendenza eccessiva a fare affidamento solo su se stessi. Questo si accompagna alla credenza che gli altri siano emotivamente inaccessibili e alla preoccupazione per i legami intimi.
Ma perché questo stile di attaccamento dovrebbe essere associato al complottismo? Esistono varie possibili spiegazioni. Ad esempio, sia la mentalità cospirativa che l’attaccamento evitante condividono la contrapposizione tra “l’altro malvagio” e il “Sé giusto”. Nelle teorie cospirative, questo si declina in una visione del mondo polarizzato tra la gente comune e piccoli gruppi di potenti. I primi sono i deboli, le vittime, i giusti, mentre i secondi sono malintenzionati, persecutori e dotati di grandi risorse.
In secondo luogo, le teorie cospirative offrono la possibilità di inquadrare eventi terribili, imprevedibili e inaccettabili in spiegazioni relativamente standard che semplificano la realtà attribuendo l’origine di essi alla volontà di alcuni. In sostanza, queste teorie permetterebbero di riacquisire un certo grado di controllo e prevedibilità sulla realtà, individuando sempre i responsabili occulti degli eventi più terribili.
Questa ricerca sottolinea, quindi, come la probabilità di condividere sofisticate teorie riguardanti eventi complessi come i complotti si associ a stili relazionali appresi nella primissima infanzia attraverso il rapporto con la principale figura di attaccamento. Un’ulteriore indicazione, se ce ne fosse bisogno, di quanto sia importante favorire un attaccamento sicuro nei bambini.

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