La metafora della fenice che risorge dalle ceneri

di Daniela Fagliarone

L’esperienza di persone che, dopo un trauma, esperiscono un cambiamento psicologico positivo in alcuni aspetti della vita

I proverbi come “non tutto il male viene per nuocere” e “dopo la tempesta torna sempre il sereno” testimoniano quello che la saggezza popolare ha da sempre sostenuto: i momenti critici e gli eventi di vita avversi possono rappresentare, per l’individuo, un potenziale sviluppo positivo per la persona e non esclusivamente un rischio per il suo benessere psicologico.
Ma è davvero così? In effetti, a ricerca psicologica che negli ultimi venti anni si è occupata degli aspetti positivi conseguenti a eventi traumatici ha identificato il fenomeno della “Crescita Post-traumatica” (Posttraumatic Growth-PTG). Secondo i principali autori, Lawrence Calhoun e Richard Tedeschi, professori del Dipartimento di Psicologia dell’Università del North Carolina, a Charlotte, la PTG descrive l’esperienza di quelle persone che, dopo un trauma, non solo lo superano ma esperiscono un cambiamento psicologico positivo davvero importante e profondo in alcuni aspetti della vita. Non è quindi un semplice ritorno al precedente funzionamento, ma una modifica dello stato in cui si trovavano prima dell’evento traumatico, perché quest’ultimo può essere considerato come un terremoto psicologico che scuote le fondamenta degli schemi della persona, le sue credenze e le sue capacità di prendere decisioni. Una crisi così forte porta a una perdita generale di significato dell’esistenza, perciò da queste macerie sarà necessario ripartire, e, proprio come fa la figura mitologica della fenice che risorge dalle proprie ceneri, la persona dovrà tornare a una vita diversa dalla precedente, ricostruendo strutture nuove e più forti, che possano resistere ad altri futuri terremoti.
Come avviene tutto ciò? Gli autori hanno creato un modello per descrivere la crescita post-traumatica in cui, nelle prime fasi, è essenziale che avvenga un’elaborazione cognitiva simile alla ruminazione ma più deliberata, riflessiva, perché consente di pensare a nuovi obiettivi e a come perseguirli. Il disinvestimento dai vecchi obiettivi ormai non più perseguibili è fondamentale. Il fine che si ottiene è uno sviluppo di una saggezza diffusa nei confronti della vita: le persone riescono a dare un senso a ciò che è accaduto. Naturalmente non si tratta di negare il dolore, la sofferenza psicologica e gli effetti negativi di un trauma sulla psiche di una persona, che perdureranno durante tutto il processo.
La crescita post-traumatica si evidenzia in cinque domini: si acquisisce una maggiore consapevolezza della forza personale; si verifica un’apertura verso nuove possibilità, nuove esperienze, e un cambiamento negli scopi di vita; si costruiscono nuove relazioni con gli altri e si rinsaldano quelle vecchie, si ha maggiore senso di compassione ed empatia per gli altri; aumenta l’apprezzamento per la vita, cambiano le priorità; aumenta la spiritualità, cambia il senso della vita, il suo scopo e significato, si arriva a una maggiore chiarezza delle risposte ai quesiti esistenziali.

Il processo di crescita non è una diretta conseguenza del trauma ma è il risultato di una lotta attiva per superarlo. Grazie a questo modello, gli operatori della salute mentale che lavorano con pazienti vittime di traumi possono mirare non solo alla riduzione della sintomatologia post-traumatica ma anche a favorire il riconoscimento e lo sviluppo di elementi positivi conseguenti all’evento. Una volta stabilita la relazione terapeutica, il terapeuta può dimostrarsi aperto a recepire tutti i possibili risvolti positivi che emergono dalle parole del paziente per restituirglieli. Ciò aiuta un ulteriore sviluppo del processamento cognitivo che porta dal trauma alla crescita.

Per approfondimenti:

Calhoun L.G., Tedeschi R. (2014). Handbook of Posttraumatic Growth: Research and Practice. Psychology Press, New York.

Tedeschi R.G., Calhoun L.G. (2004). Posttraumatic Growth: conceptual foundations and empirical evidence. Psychological Inquiry 15(1) pag. 1-18.

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