La tecnica EMDR per rielaborare un trauma

di Alessandra Micheloni e Gabriella Catalano

Non cancellare l’episodio doloroso ma considerarlo come appartenente al passato

Circa un mese fa, dal 12 al 14 maggio2017, a Grosseto si è tenuto un workshop dal titolo “I principi base dell’EMDR integrato nel trattamento cognitivo comportamentale dei disturbi psicopatologici”. Durante le tre giornate, i partecipanti hanno “fatto spazio” a contenuti personali ed emotivi, attraverso esercitazioni in coppia: l’uno si è posto di fronte all’altro, come “seduti su un treno”, osservando “fuori dal finestrino” e immergendosi nei ricordi dolorosi.
Laura Conti e Ilaria Martelli Venturi sono state le docenti che hanno accompagnato gli allievi psicoterapeuti in questo viaggio teorico ed esperienziale, lasciando loro materiale e strumenti da utilizzare con i propri pazienti, adulti e bambini, nei rispettivi percorsi terapeutici. L’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) è un trattamento evidence-based per la cura del Disturbo Postraumatico da Stress (DPTS), definibile quest’ultimo come l’insieme di sofferenze psicologiche conseguenti a esperienze di vita non necessariamente estreme (incidenti, terremoti, violenze sessuali, ecc.), ma soggettivamente dolorose, alle quali una persona può esser stata esposta nel corso di un singolo episodio o ripetutamente nel tempo. Nel corso di tali esperienze, emergono sentimenti di impotenza e terrore, oltre a valutazioni negative di sé che alterano in senso generale la modalità con cui il soggetto reagisce a stimoli esterni. A questo si accompagna lo sviluppo di meccanismi dissociativi, a causa dei quali si può esperire la realtà come osservatori distaccati, percependola, talvolta, in maniera distorta. Tra le risposte comportamentali disfunzionali si evidenzia, in particolare, l’“evitamento”, attraverso il quale il paziente fugge da contesti/oggetti trigger connessi all’evento traumatico.
Uno degli obiettivi dell’intervento EMDR è aiutare il soggetto a connettersi con l’emozione primaria associata al trauma, ricollocandola nella realtà, slegandola dall’esperienza traumatica passata e bloccando, così, l’evitamento. Tale tecnica non è finalizzata alla cancellazione del trauma bensì alla valutazione di esso come parte della propria vita; a ricordare il trauma senza perdere il contatto con la realtà e considerarlo come appartenente al passato: “Sei sopravvissuto a quel periodo e sopravviverai ai pensieri e ricordi di quel periodo”.
A tal fine si opera in maniera integrata su ricordi, immagini, emozioni e corpo. Divisa in otto fasi, l’EMDR riprende il modello dell’Adaptive Information Processing (elaborazione adattiva dell’elaborazione), finalizzata a rispondere a esperienze disturbanti in maniera funzionale, consentendo di fruire di quell’esperienza (processo alterato nel trauma, ove l’informazione resta “congelata” nella sua forma disturbante).
L’EMDR si serve, inoltre, di elementi di protocollo e stimolazioni bilaterali degli emisferi cerebrali tramite movimenti oculari, che riattiverebbero la connessione tra il ricordo dell’evento traumatico e il resto dell’esperienza individuale.
Il procedimento, in sintesi, consiste nel rievocare il trauma facendo in modo che il paziente resti agganciato alla realtà: a tal fine stimolazioni oculari e tapping (lievi stimolazioni ritmate sul corpo) aiutano il soggetto a restare ancorato alla realtà, impedendogli di dissociarsi. Una volta individuata l’emozione principale ad esso legata, il terapeuta lo guiderà nel processo spontaneo delle continue connessioni tra la realtà passata in cui vi è il trauma e quella presente, in cui vi è quell’emozione in assenza di trauma, integrando via via, nel corso delle sessioni, valutazioni cognitive e sensazioni corporee. Questo permetterà al paziente di ri-orientare correttamente la propria realtà, permettendogli di elaborare l’evento, passando da compartimento disturbante ad informazione integrata cognitivamente, emotivamente e somaticamente. In tal modo, il trauma viene trasformato in esperienza di apprendimento integrata, consentendo al paziente di modificare lo status di vittima/sopravvissuto in quella di soggetto sano.

Per approfondimenti:

Petrilli, D., EMDR. Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari, FrancoAngeli, Milano 2014.

Shapiro, F., Solomon, R. M.  Eye Movement Desensitization and Reprocessing,
Corsini Encycloedia of psychology, Jan 2010

Classen, C., Koopman, C., Spiegel, D., Trauma and Dissociation,  Bulletin of the Menninger Clinic; Topeka, Kan.57.2 (1993): 178

Van den Hout, M.A., Engelhard, I.M., How does EMDR work?; Clinical and Health. Psychology, Utrecht University, The Netherland

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