Vedi anche tu quello che non c’è?

di Katia Tenore

Le pareidolie, percezioni sensoriali illusorie

Ricordate quando da bambini, osservando le nuvole, scorgevamo forme di draghi, streghe e animali fantastici? Il tempo, si sa, riduce la fantasia, ma ogni tanto rimaniamo sorpresi da noi stessi quando riconosciamo delle immagini negli oggetti o in contesti che sappiamo non poterle annoverare, come ad esempio le sagome che vediamo osservando la luna. Queste forme di esperienza possono essere annoverate tra le “pareidolie”, percezioni sensoriali illusorie che si presentano quando stimoli esterni producono percezioni di entità non esistenti, riflettendo un erroneo match tra input sensoriali e rappresentazioni interne. Tra le varie forme di pareidolia quella delle facce è la più riconosciuta. Un esempio comune è quello di intravedere delle facce nella forma delle prese della corrente, o il famoso caso della faccia di Gesù Cristo in un toast o della Vergine Maria in una tortilla. Uno studio di risonanza magnetica funzionale ha riconosciuto come implicata in questo fenomeno l’area fusiforme delle facce all’interno del giro fusiforme, fortemente coinvolto nella percezione dei visi e delle emozioni negli stimoli facciali. L’area destra fusiforme delle facce sembra essere implicata non soltanto nel processamento delle informazioni relative alle facce reali, ma anche nel processamento di quelle illusorie, probabilmente facilitando l’interazione tra informazioni bottom-up dalla corteccia visiva primaria e segnali top-down dalla corteccia prefrontale. Esisterebbe poi un network cerebrale specializzato nella paredolia facciale che include le regioni frontali e occipito-temporali.

La pareidolia delle facce dà alle persone la forte impressione che una faccia sia presente in un oggetto e questa impressione è accompagnata dall’attività cerebrale normalmente connessa all’elaborazione delle facce. In particolare, la percezione dello sguardo oculare elicita di riflesso uno shift attentivo verso la direzione dello sguardo osservato.

Uno studio ha dimostrato che la pareidolia delle facce provochi molto di più della semplice impressione della presenza della faccia. In particolare, indipendentemente che la faccia sia reale o illusoria, il nostro sguardo tende a incrociare lo sguardo che stiamo osservando. Sebbene ciò sia assolutamente futile nel caso di un oggetto che ci sembra contenere una faccia, la soglia per l’attivazione di questo processo è probabilmente così bassa perché è motivata dalla finalità di aumentare le probabilità di sopravvivenza di un individuo, evitando potenziali danni.

Sembrerebbe, inoltre, che le persone inferiscano informazioni su espressione emotiva, personalità o identità da oggetti che sembrano contenere una faccia.

Per approfondimenti:

Liu, J., Li, J., Feng, L., Li, L., Tian, J., & Lee, K. (2014). Seeing Jesus in toast: neural and behavioral correlates of face pareidolia. Cortex, 53, 60-77.

Takahashi, K., & Watanabe, K. (2013). Gaze cueing by pareidolia faces. i-Perception, 4(8), 490-492.

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