Stalking: dall’intrusione all’omicidio

di Niccolò Varrucciu

Prevedere la durata, i comportamenti, il rischio effettivo e le risposte della vittima

 “Il 18 luglio 1989, Rebecca Lucile Schaeffer venne uccisa sulla porta della sua abitazione a West Hollywood da Robert John Bardo, un fan ossessivamente innamorato di lei che la perseguitava da anni. Nel 1987, dopo averle scritto numerose lettere, si recò a Los Angeles con la speranza di incontrare di persona l’attrice sul set di Mia sorella Sam, ma venne allontanato dalla sicurezza della Worner Bros. Furioso per l’accaduto, tornò un mese dopo armato di un coltello ma le guardie lo bloccarono nuovamente. Nel 1989, dopo aver visto al cinema la Schaeffer nel film Scene di lotta di classe a Beverly Hills, dove la ragazza compariva a letto in una scena di sesso con un attore, Bardo, pazzo di gelosia, decise che l’attrice doveva essere “punita” per essere diventata “un’altra puttana di Hollywood”. Bardo viaggiò fino a Los Angeles, suonò il campanello e le sparò a bruciapelo al torace”.

Prima di questo episodio, la criminologia aveva posto scarso interesse sui comportamenti molesti, intrusivi e reiterati a danno di qualcuno, poi racchiusi nel termine “stalking”: tratto dal verbo inglese “to stalk”, che nel linguaggio tecnico della caccia significa letteralmente “braccare, fare la posta, seguire, pedinare, perseguitare”, si riferisce a una serie di molestie assillanti, di comportamenti ripetuti e intrusivi di sorveglianza, controllo, ricerca di contatto e comunicazione, che troppo spesso sfociano nella violenza fisica.

Muller e collaboratori hanno suddiviso lo stalker in cinque tipologie:

  1. rifiutato, con un rapporto con la vittima ambivalente, caratterizzato da desiderio di vendetta e riconciliazione;
  2. in cerca d’intimità, fino al delirio di tipo erotomanico;
  3. il corteggiatore inadeguato, con basso funzionamento cognitivo e scarse abilità sociali;
  4. rancoroso, il cui obiettivo è spaventare e molestare la vittima;
  5. predatore, che progetta un’aggressione, che può prendere una deriva sessuale.

Un’ulteriore classificazione è quella multiassiale di Mullen e Purcell, in cui il primo asse riguarda la motivazione dello stalker e il contesto in cui agisce, mentre il secondo asse riguarda la natura del rapporto preesistente con le vittime di stalking.

Questa metodologia permette di individuare la funzione del comportamento, i processi d’innesco e di rinforzo. Inoltre, il comportamento viene contestualizzato, sia in termini ambientali sia di relazione con la vittima, per poter meglio comprendere gli obiettivi e le strategie dello stalker.
Il terzo asse prende in considerazione la diagnosi psichiatrica, suddivisa in area psicotica e non.

Dall’integrazione dei tre assi è possibile prevedere la durata dello stalking, la natura dei comportamenti, il rischio delle minacce effettuate e le risposte e le strategie a disposizione della vittima. Sulla base dei dati di letteratura, l’approccio terapeutico più efficace è risultato quello cognitivo comportamentale.

Tale intervento non può prescindere da una prima fase di psicoeducazione, in cui si spiega alla vittima (o vittime in caso di terapia di gruppo) il funzionamento psicologico e comportamentale dello stalker e le possibili reazioni che la stessa vittima potrà avere, le emozioni che potrà esperire e i comportamenti che con maggiore probabilità tenderà ad agire.

In seguito la terapia si focalizza sulla risoluzione del problema, cercando di aumentare le risorse esterne e attivando reti che possano fornire aiuto, pratico, sia esso di natura relazionale, sociale e legale.

In alcuni casi potrebbe essere utile aumentare il senso di sicurezza percepita tramite l’acquisizione di abilità di autodifesa, attraverso specifiche lezioni.

Inoltre, saranno analizzati gli episodi che la vittima ha vissuto come traumatici, cercando di ristabilire quel senso di sicurezza che permetta alle vittime di mantenere, o riprendere in casi di abbandono, le principali attività della vita quotidiana.

Per approfondimenti:

  •  Meloy, J. Reid. The Psychology of Stalking: Clinical and Forensic Perspectives, 2001, Academic Press, pag. 27.
  • M Pathe, PE Mullen, R Purcell; Stalking: false claims of victimisation; British Journal of Psychiatry 174: 170-172 (1999)

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