“È inutile piangere sul latte versato!”

di Roberta Trincas

Valutare realisticamente i propri errori senza cadere nella ruminazione, nel senso di colpa e nell’eccessiva autocritica

Spesso le persone, a seguito di eventi negativi, tendono ad autocriticarsi. Un esempio comune può essere il licenziamento. Si osserva, infatti, che il più delle volte le persone che perdono il lavoro provano vergogna. Ciò in parte può essere spiegato dal fatto che alcune volte perdere il lavoro può realmente dipendere da errori commessi. A volte le persone possono perdere il lavoro per validi motivi. Come è possibile, quindi, affrontare questa situazione senza cadere nella ruminazione, nel senso di colpa e nell’eccessiva autocritica?

Un primo passo è cercare di valutare realisticamente i propri errori.

Tutti facciamo errori. A volte le persone assumono atteggiamenti o hanno comportamenti che sono causa del loro licenziamento. In questi casi, piuttosto che pensare e ripensare ai propri sbagli è importante fare qualcosa di più utile. Per esempio, riflettere e creare una lista realistica degli errori fatti: lamentarsi del capo o del lavoro con gli altri colleghi, non concludere il lavoro nei tempi richiesti.

Un secondo passo è verificare se i propri pensieri sono produttivi o meno. In situazioni critiche, succede di focalizzare i pensieri su aspetti negativi come: “Perché è successo proprio a me? Non posso credere che sia successo questo!”, “Ho fatto un errore stupido!”, “Sono dei bastardi per avermi licenziato”. In questo modo ci si focalizza su aspetti negativi, ma non si risolve il problema. Imparare dai propri errori è il modo migliore per affrontare un problema. Prima di tutto, è importante chiedersi: “In questo momento ruminare mi porta ad un’azione produttiva?”. Se la risposta è “no”, risulta una perdita di tempo. Mentre, può essere produttivo creare una lista di azioni positive da pianificare: avendo ben chiaro quali sono gli obiettivi da raggiungere o le azioni da pianificare, identificare i passi necessari per migliorare il proprio comportamento in futuro.

Piuttosto che autocriticarsi per aver fatto errori stupidi, è bene riflettere su di essi per pianificare azioni future. Per esempio, si può prendere spunto dai propri errori per crearsi obiettivi e migliorare il proprio comportamento sul lavoro: “Non evitare, finire il lavoro nei tempi previsti, non discutere con il capo”. Sulla base di ciò, sviluppare un piano per cambiare il proprio comportamento.

Infine, è bene sostituire l’autocritica con l’auto-correzione.

L’autocritica porta a senso di impotenza, depressione e scarsa stima di sé: “Sono un fallito, non combino mai niente di buono”. Anche se delle volte ciò può avvicinarsi alla verità, rimanere bloccati ad autocriticarsi non è utile. Se mentre giochi a tennis il tuo allenatore ti dice che stai sbagliando, è inutile sedersi e autocriticarsi, ma risulta più produttivo cercare di migliorare il proprio modo di giocare.

L’autocorrezione è un piano d’azione che porta a correggersi sulla base di errori passati: “In futuro cercherò di portare avanti il lavoro senza rimandare”.

Una volta che hai un piano d’azione, seguilo, concentrati sul momento presente, persegui passo per passo gli obiettivi in linea con i tuoi obiettivi futuri.

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