Harry Potter: un maghetto contro gli stereotipi

di Mauro Giacomantonio

La lettura dei libri non influenza solo la cultura delle persone, ma anche i loro processi psicologici

Nel mondo circolano più di 450 milioni di copie dei libri che narrano le storie di Harry Potter, un giovane mago frutto della fantasia di J.K. Rowling.
Si sa che leggere un libro è un arricchimento culturale e personale e quindi, sin dalla più tenera età, i bambini sono incoraggiati a confrontarsi con la lettura. Ma, oltre ad un piacevole intrattenimento, quale può essere l’utilità di leggere le avventure di un maghetto che insieme ai suoi compagni affronta le insidie della magia nera?

Secondo alcuni ricercatori Italiani, chi legge Harry Potter, soprattutto se si identifica con il protagonista, tende ad avere meno pregiudizi nei confronti di gruppi che sono solitamente oggetto di stigma sociale come immigrati, omosessuali e rifugiati.
Questo risultato è stato ottenuto facendo leggere e discutere a bambini delle elementari alcuni passaggi di Harry Potter che descrivevano casi di discriminazione e umiliazione basata proprio sull’appartenenza a gruppi deboli e minoritari, anche se di fantasia, come i mezzosangue o sangue marcio (in inglese “mudblood”). Ovviamente questo gruppo nella realtà non esiste, ma i bambini, leggendo i passaggi che descrivevano le angherie subìte dai suoi membri, empatizzavano con loro e riuscivano a comprendere meglio, in modo quasi viscerale, le conseguenze del pregiudizio e della discriminazione per chi ne è vittima. Questa nuova consapevolezza fa poi in modo che loro correggano gli stereotipi e pregiudizi verso qualsiasi gruppo minoritario, anche se appartenente alla realtà e non più al mondo di Harry Potter.

Attraverso Harry Potter può passare quindi una lezione di umanità importante che spessissimo è difficile da trasmettere anche con le più sofisticate pubblicità progresso o con i più attenti insegnamenti avuti a scuola o a casa. Come gli stessi autori riconoscono, questa è forse la più grande magia di Harry Potter.

Fortunatamente, però, gli effetti benefici non si limitano alla lettura di Harry Potter. In un’altra ricerca è stato visto che la lettura di alcuni classici della letteratura come Melville, Dostoevskij o Stendhal, rispetto ai bestseller del momento, potenzia la capacità di empatizzare e di crearsi una teoria su come funziona la mente dell’altro. Questo è dovuto al fatto che spesso in queste opere i personaggi sono rappresentati in modo complesso e sfaccettato e i diversi protagonisti presentano in modo ricco diversi aspetti della realtà. Leggere queste opere costringe quindi il lettore a crearsi una visione articolata dei personaggi, raffinando le sue capacità di analisi e di lettura del mondo sociale.

Per concludere, leggere libri può ridurre i pregiudizi e aumentare la nostre capacità empatiche. Non tutti i libri, però, sono uguali. Mentre alcuni sono di grande utilità, altri non servono a molto. Ma viene anche da chiedersi se esistano libri la cui lettura può essere controproducente. Probabilmente sì, ma si spera che vendano meno copie di Harry Potter.

 

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