Sono io il narcisista?

di Erica Pugliese

Ogni giorno milioni di utenti chiedono a Google di rispondere a molte delle loro domande. Una di queste sembra proprio essere: sono narcisista? Ecco la risposta

Rubrica
Se mi lasci mi cancello? Dipendenza affettiva e violenza di genere

P. è un paziente di trent’anni che si presenta in studio a seguito della fine della sua relazione. Tre anni fa incontra una donna della quale s’innamora perdutamente. La relazione descritta da P. come inizialmente perfetta, dopo il primo anno comincia a presentare delle incompatibilità che nel tempo hanno portato alla rottura definitiva. P. è infelice ma, nonostante questo, continua a voler rimanere ancorato alla relazione e a fare di tutto per non chiuderla. È arrabbiato, frustrato e triste. Non riesce a farsene una ragione, non accetta di essere stato lasciato, lui che ha amato tanto la partner, fin troppo. Le ha dedicato tempo, risorse economiche, ha cambiato nazione e lavoro per amore. È un fiume di pensieri di rabbia per quanto accaduto, per il comportamento della partner, per come è stato lasciato, per essere stato immediatamente sostituito come lo si fa con un abito in disuso. Secondo P., la compagna è una narcisista perversa. Sintomi, comportamenti, reazioni: tutto coincide. A questi pensieri si alternano, poi, stati mentali di colpa nei quali si accusa e si deprime all’idea di essere, in realtà, il vero colpevole della fine della relazione. “Sono io il narcisista?”, chiede in prima seduta.

In realtà, se ci si ritrova a farsi questa domanda, molto probabilmente la risposta è “no”. P. non è affatto un narcisista ma soffre di dipendenza affettiva patologica, una condizione relazionale nella quale, nonostante il malessere percepito e la quasi totale assenza di cure da parte della partner, continua a sostare, pensando di essere lui stesso in qualche modo colpevole del malfunzionamento.

Come emerso in un articolo del quotidiano britannico The Guardian, ogni giorno milioni di utenti pongono numerose domande a Google. Una di queste sembra proprio essere: “Sono narcisista?”. La cosa non stupisce, data la crescente attenzione negli ultimi anni al tema delle dipendenze affettive e al ruolo del disturbo narcisistico di personalità nella contro-dipendenza, ovvero la tendenza opposta a ricercare il partner e contemporaneamente a evitarlo, con il risultato che la relazione non è mai veramente intima. Il problema della definizione del narcisismo, però, è che non è una condizione così unidimensionale e monostrato come sembrerebbe essere. Non basta essere concentrati su stessi o egoisti per essere dei narcisisti. Non è neanche sufficiente avere a che fare con qualcuno che abbia difficoltà a condividere le proprie emozioni, o che spesso si dimostra disinteressato al/alla partner, non gli/le fa regali o non rinuncia alla palestra per lui/lei. Per capire se un individuo ha o no una personalità narcisistica, “vanno osservati i comportamenti e bisogna provare a sentire che cosa l’interazione con questo individuo smuove dentro”, afferma Di Maggio nel “L’illusione del Narcisista”.

In letteratura, vengono descritte due tipologie di narcisismo: entrambe alternano stati di rabbia, disprezzo, depressione, vergogna, colpa e forte senso di solitudine.

Nello specifico, il primo sottotipo è quello manifesto o overt. In questa sottocategoria si ritrovano fantasie grandiose, costante richiesta di ammirazione e disprezzo. Il narcisista overt pensa di essere superiore e pretende di essere trattato in modo speciale. Ossessionato dal successo e dalla necessità di comandare, ha poco tempo per occuparsi dei bisogni degli altri, considerati solo a fini utilitaristici e, in genere, solo un possibile intralcio ai propri piani di grandiosità. L’avere a che fare con un narcisista overt, subito dopo la fase inziale della conquista, comporta sentimenti di grande tristezza e depressione.

La sensazione del partner è di essere trasparente emotivamente e fisicamente poiché qualsiasi forma d’intimità viene per lo più evitata. La relazione che si viene a instaurare è superficiale, ci si può sentire umiliati o svalutati. Il narcisista potrebbe essere violento verbalmente o fisicamente, tanto da far costantemente temere una sua reazione, come se si camminasse sulle uova. Molto spesso il partner non si fida e la maggior parte delle volte a buona ragione: questo tipo di personalità è, infatti, particolarmente seduttiva e promiscua nella sessualità e non si farà certo molti scrupoli a tradire.

Poi vi è il secondo tipo, il passivo o covert, che invece presenta sentimenti d’inferiorità. Intimamente cerca anch’egli gloria e potere, ma non si espone poiché teme insuccesso e critiche. Avere una relazione con un narcisista covert, vi farà sentire inizialmente speciali poiché, nonostante la distanza intraposta con l’altro, tendono a disperarsi all’idea della vostra assenza. Giocano il ruolo di “vittima” e i partner quello dei “salvatori”. Apparentemente potrebbero non avere alcuna difficoltà ad aprirsi, anzi, è molto probabile che raccontino fin dal primo incontro episodi particolarmente dolorosi della loro vita, come la separazione con l’ex o un trauma del passato (un lutto, la separazione dei genitori, ecc). Il partner del covert si potrebbe sentire incaricato del benessere dell’altro, fino a provare colpa quando, anche se per poco, accennerà l’espressione dei suoi personali bisogni. Il narcisista covert può reagire accusandolo di non fornire le cure adeguate e di non essere sufficientemente di aiuto. Il risultato è la sensazione di essere eccessivamente richiestivi e poco comprensivi.

Se il narcisismo di qualcun altro sta rendendo la tua vita un inferno, invece di provare a cambiarlo, attaccarlo o a mostrare costantemente segni di insofferenza, parti dal presupposto che non è quella persona la vera responsabile della tua sofferenza. Sono le motivazioni alla base del fatto che lo hai scelto a essere il vero demone da sconfiggere. La domanda giusta è: “Perché sono ancora qui a penare e passare gli anni sperando che cambi e finalmente mi tratti bene?”. Se arrivate a questa svolta, la vostra vita ha buone probabilità di prendere un percorso più salutare.

 

Per approfondimenti:

Di Maggio, G. & Semerari, A. (2003). I disturbi di personalità: modelli e trattamento. Laterza

Di Maggio, G. L’illusione del Narcisista (2016). La malattia della grande vita. Baldini e Castoldi.

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