Chiedilo a Kurt Cobain

di Caterina Parisio

 Solitudine e stati di vuoto: la disregolazione emotiva da Kurt Cobain a Marylin Monroe, passando per le canzoni di Brunori Sas

 Immaginate quanto sia sfiancante dover cercare costantemente l’altro per evitare di sentire affiorare quel profondo senso di solitudine e abbandono di fondo. Convivere con l’esperienza soggettiva di continua autoinvalidazione di fronte ad un sé vissuto come indegno, sentimenti di rabbia e disprezzo verso se stessi, comportamenti autodistruttivi, stati di vuoto e anestesia emotiva: una vita priva di relazioni affettive intime autentiche, dove non c’è spazio per le proprie passioni e i propri desideri, se non vissuti con la sensazione di “giostra emotiva”, in cui la disregolazione fa da padrone alla gestione di ogni stato.

“Andare a scoprire se è vero che non sei soltanto una scatola vuota o l’ultima ruota del carro più grande che c’è”: così canta Dario Brunori, meglio conosciuto come Brunori Sas, nel brano “Kurt Cobain”. Facendo luce su ciò che succede una volta scesi dal “palcoscenico”, la corazza apparentemente luccicante si riduce a una crosta. La verità è che l’esperienza più intima che a volte si prova è un’esperienza di vuoto, di annichilimento, fragilità, terrore, mancanza di senso, spegnimento, inconsistenza. Quante volte, appena rotto l’incantesimo, che sia una relazione o un’esibizione, tutto si spegne, inizia l’era della stasi, del tempo arrestato, della profonda solitudine?

La storia di Kurt Cobain è ricca di aspetti psichiatrici e psicopatologici, culminati con il gesto estremo. Rabbia e disperazione sembrano essere gli stati d’animo che maggiormente lo caratterizzano: proprio come un prigioniero chiuso in una gabbia per tanti anni che grida la sua voglia di uscire.

Oltre a periodi di depressione ricorrente, Kurt Cobain soffriva cronicamente di gravi dolori addominali, che sosteneva di riuscire a curare solamente attraverso l’effetto analgesico degli oppiacei, nella fattispecie l’eroina, di cui è stato dipendente per diversi periodi della sua vita.

In un’intervista alla rivista Rolling Stone dichiarò che i dolori erano così forti che lo portarono ad avere seri problemi di alimentazione, fino a sviluppare un’ideazione autolesiva: “Avrei voluto uccidermi ogni giorno. – ha detto – Ci sono andato vicino diverse volte. Mi sono trovato in tour, steso sul pavimento a vomitare aria, perché non andava giù neanche l’acqua…”.
“Chiedilo a Kurt Cobain come ci si sente a stare sopra un piedistallo e a non cadere”, canta oggi Brunori: Kurt Cobain si suicidò all’età di ventisette anni nel 1994 con un colpo di fucile nella sua casa di Seattle.
Accanto al corpo c’era una lunga nota in cui Kurt raccontava il personale e profondissimo disagio che provava da una vita (“Penso che io amo troppo la gente, così tanto che mi sento troppo fottutamente triste.”).

“Ma chiedilo a Marylin di quanto l’apparenza inganna e quanto ci si può sentire soli”, incalza Brunori Sas, lucidamente consapevole di essere divisa in due: da un lato la stella del cinema, oggetto perenne di attrazione maschile; dall’altro, indicata sempre col vero nome di battesimo, Norma Jean, la bambina vissuta in ben nove famiglie affidatarie, affamata di cibo e d’amore. “Un fenomeno da circo”, “un ninnolo smarrito”, “un gatto randagio”: lei si descrive così, in un misto di pietà e rabbia sottile. Marilyn Monroe è una donna che ha dovuto sopportare enormi sofferenze: non ha mai conosciuto il padre, che l’ha abbandonata prima della sua nascita, ha avuto una madre assente e affetta da gravi disturbi psichici, ha dovuto affrontare la povertà, il susseguirsi degli affidi, l’orfanotrofio, e addirittura uno stupro. Tutti questi terribili eventi l’hanno resa molto fragile, ansiosa e priva di basi solide su cui costruire la propria vita. Il terrore dell’abbandono, dovuto alle esperienze negative vissute durante l’infanzia, la seguirà sempre. Non aveva mai voluto affezionarsi a bambini o animali: “Ho paura che se comincio a voler loro bene – diceva – si stancheranno di me e mi abbandoneranno. Dio, non posso sopportare l’idea che qualcuno mi lasci!”.
Marylin transitò dalla diagnosi di schizofrenia, a quella di disturbo bipolare a grave personalità Borderline; di Kurt si dirà parimenti a livello diagnostico, oltre a un evidente disturbo dell’umore e un importante abuso di sostanze, si rileveranno dalla biografia dell’artista diversi criteri diagnostici tipici del disturbo di personalità Borderline: impulsività, disturbi dell’alimentazione (anche se legati al dolore cronico), instabilità nelle relazioni, tentativi di suicidio.

Entrambi probabilmente ad oggi sarebbero stati due pazienti di elezione della dottoressa Marsha Linehan, inseriti in gruppi DBT. Ma assumendo sicuramente una posizione meno tecnica, Dario Brunori suggerisce nella sua canzone: “Vivere come volare ci si può riuscire soltanto poggiando su cose leggere. […] Vivere come nuotare ci si può riuscire soltanto restando sul pelo del mare”.

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