La spirale distruttiva della co-dipendenza

di Erica Pugliese

Che cosa ti spinge a riempire le carenze del partner o a rimediare alle conseguenze delle sue stesse azioni?

Rubrica “Se mi lasci mi cancello? Dipendenza affettiva e violenza di genere”

Sebbene non sia ancora stata riconosciuta tra i disturbi del DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), la co-dipendenza è una problematica ascrivibile a relazioni patologiche e influenza la salute psicologica delle persone con conseguenze anche gravi. Si distingue per un atteggiamento di cura eccessiva verso l’altro che può sfociare anche nella messa in atto di comportamenti auto-distruttivi al fine di assicurarsi la vicinanza nella relazione. Tale condizione conduce, nel tempo, a una ridotta capacità di avere una sana e soddisfacente vita relazionale. Le persone co-dipendenti tendono spesso, infatti, a formare e a mantenere relazioni abusive o violente dal punto di vista psicologico, emotivo e fisico, caratterizzate in genere da dipendenza affettiva patologica. Quest’ultima può essere definita come un tipo particolare di rapporto nel quale i partner, nonostante il malessere percepito e gli alti e bassi, non si liberano ma mantengono compromettendo la loro salute psicofisica.

 

Chi sono i co-dipendenti?

I co-dipendenti si caratterizzano per una forte tendenza al controllo, da un’eccessiva preoccupazione per gli altri e da comportamenti di aiuto e sacrificio del sé finalizzati a sentirsi utili, vivi o di valore per il partner. Spesso il legame si crea o si solidifica proprio quando l’altro si trova nella condizione di necessità ed è bisognoso di cure. Ciò che contraddistingue queste forme di relazione patologica è, infatti, proprio la condizione di bisogno e la tendenza del co-dipendente a mettere i propri bisogni e desideri in secondo piano rispetto a quelli dell’altro, con un impiego abnorme di energie e tempo. I co-dipendenti assumono dunque tipicamente il ruolo di ammirare, rispecchiandosi e prendendosi cura del partner idealizzato il quale sembra invece essere assorbito completamente da sé. Nonostante i tentativi di aiuto e cure profuse, è possibile che inconsciamente temano la guarigione del loro amato, a causa di una reale o immaginaria paura di essere abbondonati perché non più utili.

Che cosa origina la co-dipendenza?

La co-dipendenza si origina molto spesso a seguito di rapporti genitoriali distruttivi, negligenti, con problematiche psichiatriche, un passato abusivo o partner fortemente centrati su sé. Storicamente questo costrutto è stato introdotto per la prima volta nella letteratura clinica con riferimento ai compagni o in genere ai familiari di dipendenti da alcol che sembravano vivere un malessere comune e altrettanto invalidante: accadeva spesso che questi riproducessero il comportamento di dipendenza appreso in famiglia ma questa volta su altri target, non necessariamente le sostanze, come il sesso, il gioco d’azzardo e le relazioni affettive. Per questa ragione furono creati dei gruppi appositi di auto-aiuto chiamati Al-Anon/Alateen e Al-Anon Family Groups.

Il circolo vizioso della co-dipendenza: la spirale vittima-salvatore-persecutore.

Il malessere percepito, i tentativi di controllo del comportamento disfunzionale dell’altro, le cure e l’aiuto offerti e la colpa che segue spesso il fallimento del proprio intervento, sono gli elementi del circolo vizioso nel quale le persone con una problematica di co-dipendenza sembrano incastrarsi. Il partner del co-dipendente, si presenta inizialmente come vittima e il co-dipendente assume di conseguenza il ruolo di salvatore. La vittima, per ricambiare amore e cure ricevute, si dimostra motivata a superare i suoi problemi e a cambiare, promettendo al salvatore di concludere definitivamente i comportamenti che generano malessere, come per esempio l’assunzione di alcol, cocaina, gioco d’azzardo, tradimenti, silenzi forzati o vari abusi psicologici o fisici, co-partecipando a pieno titolo alla costruzione della coppia co-dipendente, che vede l’alternanza dei ruoli vittima, salvatore e persecutore. Se per un breve periodo le cose possono andare bene, ben presto la situazione precipita. Il comportamento patologico, infatti, si ripresenta: la vittima potrebbe bere di nuovo, fare uso di cocaina, giocarsi i soldi dello stipendio, tradire, scomparire per un periodo, ecc. A questo punto, può pretendere di essere lasciata in pace, chiedere soldi o diventare violenta, trasformandosi da vittima bisognosa di aiuto a persecutore freddo e distaccato, facendo divenire il co-dipendente la sua vittima. Dopo la ricaduta, accade spesso che il persecutore crolli e ricerchi l’aiuto del co-dipendente ricreando la diade vittima-salvatore. A nulla servono i continui progetti saltati, le promesse non mantenute e le aspettative disattese: il co-dipendente non placa la sua illusione salvifica, che lo spingerà a credere ancora una volta che cambiando strategia riuscirà prima o poi a salvare il partner, che in qualche modo capirà, guarirà, che lo farà per lui, lei o per la loro famiglia in una spirale patologica distruttiva.

Quali sono le credenze patologiche?

La ragione del comportamento di co-dipendenza è un forte senso d’inadeguatezza e di indegnità del sé che fa pensare di possedere valore soltanto nel momento in cui si è necessari e indispensabili per un altro. La co-dipendenza è supportata, inoltre, dalla credenza secondo la quale il sacrificio del sé rappresenta il prezzo che uno deve pagare per mantenere un certo grado di sicurezza nella relazione.

L’amore è vissuto, dunque, come il riflesso del prendersi cura dell’altro in maniera eccessiva e controllante ed è possibile che, anche quando questo pattern di comportamenti causa danni personali, l’individuo che ha possibilità e facoltà decida di non separarsi creando una condizione conosciuta come “dipendenza affettiva”.

Se ti trovi in una relazione con queste caratteristiche, domandati come mai ti stai facendo del male per aiutare gli altri. Perché ti ritrovi a sostenere qualcuno che è instabile, immaturo, irresponsabile, sconsiderato, assente o fallito. Che cosa ti spinge a riempire le sue carenze, a mentire a te stesso o agli altri o fare cose per proteggerlo dalle conseguenze delle proprie azioni.

Per uscire dalla condizione di co-dipendenza è necessario prima di tutto essere consapevoli del problema, riconoscere l’esistenza e l’importanza dei propri bisogni e sostituire le credenze negative automatiche fonte di dolore e i vecchi comportamenti disfunzionali con modalità di pensiero e di azione più sane. A tal fine si suggerisce di intraprendere una terapia individuale o di gruppo che consenta il lavoro sugli stati ansiosi, depressivi e di rabbia che caratterizzano questa condizione per migliorare, di conseguenza, la qualità della vita e delle relazioni con gli altri.

 

Per approfondimenti:

Borgioni, Massimo (2015). Dipendenza e contro-dipendenza affettiva: dalle passioni scriteriate all’indifferenza vuota. Roma, Alpes.

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