Le relazioni ai tempi del Coronavirus

La ridefinizione di Sè e dell’altro

di Gabriella Riccardi

Nelle ultime settimane stiamo assistendo a un fenomeno che sembra inverosimile. Di fronte al modo in cui il mondo sta rispondendo all’emergenza del Coronavirus, reagiamo senza poter fare a meno di sperimentare, a seconda del nostro modo di funzionare, una diversità di emozioni che vanno dalla curiosità alla preoccupazione, dalla paura all’angoscia, dallo scetticismo alla rabbia, fino a provare sconcerto e depressione. La difficoltà maggiore risiede nello sforzo richiestoci, nel tentativo di adattarci a rinunce e cambiamenti, nonché alla richiesta continua, che ci giunge da un ambiente confuso e peraltro poco rassicurante, di modificare le nostre abitudini.

La rottura di routine che ci accompagnano da millenni mette a dura prova anche l’individuo più resiliente. Ciò che più colpisce è il tentativo di ciascuno di darsi o dare una spiegazione a una serie di prescrizioni per i più irragionevoli e paradossali. Storicamente, ci è stato insegnato che il criterio di base per la costituzione di una società civile si evolve nel tempo e si fonda su scopi quali la convivenza, l’affiliazione, la solidarietà, la condivisione. La costruzione di relazioni sane passa attraverso il confronto diretto con l’altro.
Forse la cosa più difficile da tollerare in questo particolare e delicato momento storico è  proprio l’idea che l’altro possa diventare “un rischio”, insieme con l’isolamento forzato, la distanza dall’altro, il ridimensionamento della libertà di scelta nei movimenti e negli spostamenti.

L’attenzione alla ridefinizione di nuove forme di reciprocità mediate da una distanza sociale, finalizzata al contenimento del rischio di contaminazione, inevitabilmente ci riporta alla rilevanza della dimensione interpersonale. La riscoperta di questa importanza promuove nuove riflessioni circa il peso che abbiamo gli uni per gli altri, anche in circostanze come questa ci stressano al punto di confonderci. Gli studi sul comportamento ci insegnano che di fronte a una minaccia percepita tendiamo a fare delle previsioni, unitamente a valutazioni circa il rischio che cambia, a seconda della persona e dell’idea che ciascuna di esse possiede della propria capacità personale di fronteggiare il pericolo.

Il Covid-19 segna un momento cruciale della storia dell’umanità e come ogni altro fenomeno di tale rilevanza sociale deve convincerci che su larga scala è tutt’altro che un limite ma un’opportunità per ciascuno. Laddove, dunque, non si arriva mediante la nostra capacità personale, si può arrivare attraverso l’aiuto dell’altro, stringendosi virtualmente e promuovendo l’affiliazione empatica, filtrata dall’intelligenza e dalla capacità di ricorrere a una “sana” morale e al buon senso che ci preservino dal tentativo di compiere scelte imprudenti e poco oculate.

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