L’ansia ai tempi del Coronavirus

di Mafalda Golia

Quando è eccessiva, siamo incapaci di farvi fronte, compromettendo il nostro funzionamento personale

Con l’aumento dei casi di contagio e delle vittime di Covid-19, è cresciuta anche l’ansia, emozione che ha un’importante funzione adattativa, poiché ci segnala l’esistenza di una minaccia incombente e ci induce a essere più prudenti. Quando l’ansia è eccessiva, siamo incapaci di farvi fronte, compromettendo il nostro funzionamento personale. Il momento attuale influisce sulla nostra emotività. Siamo preoccupati per la salute nostra e dei nostri cari, vediamo a rischio il nostro benessere economico; l’intolleranza dell’incertezza e l’incapacità di gestire situazioni incontrollabili sono fattori fondamentali nel mantenimento di questa preoccupazione. L’incertezza provocata dal Coronavirus si traduce in comportamenti disfunzionali quali, ad esempio, il cercare continuamente informazioni. In tal caso, anche se è corretto tenersi informati, trascorrere troppo tempo alla ricerca di notizie ci rende più ansiosi. Un buon suggerimento può essere quello di concentrarci su ciò che possiamo controllare, accettando che ogni sforzo di cancellare la nostra incertezza è inutile.

L’attenzione svolge un ruolo importante nell’insorgenza e nel mantenimento dell’ansia; molti, infatti, si concentrano sul proprio corpo per cercare eventuali sintomi del virus presenti. Ogni sensazione fisica verrebbe allora interpretata quale prova inequivocabile di aver contratto la malattia, generando sensazioni fisiche questa volta legate all’ansia. Per poter sopportare l’ansia, le persone potrebbero bere o mangiare più del solito, allo scopo di distrarsi o sedare la sofferenza vissuta. Sebbene questi comportamenti possano temporaneamente essere di sollievo, col tempo possono peggiorare i nostri sintomi. Un altro modo disfunzionale di far fronte all’ansia è attraverso l’accumulo di cibo e di altri prodotti, acquistati in quantità maggiore rispetto alla reale necessità, col timore della loro futura indisponibilità. Questo può influenzare gli altri, favorendo in loro l’accrescere dell’ansia che li porta a impegnarsi nello stesso comportamento senza controllo. Non solo. Favorisce criticità anche di ordine pratico come la diminuzione dei beni, l’affollamento nei supermercati e la difficoltà nel rispettare la distanza minima tra gli avventori.
Evitare l’ansia è quasi sempre controproducente: quando la sentiamo arrivare lasciamo che i nostri pensieri e che la nostra ansia ci investano accettandola come parte integrante dell’esperienza umana. Pratichiamo una respirazione addominale profonda e torniamo con la mente al momento presente senza rimuginare su un futuro avverso. In questo periodo incerto manteniamo buone abitudini di vita: prendiamoci cura del nostro corpo e rimaniamo in connessione con gli altri, trovando nuovi modi di comunicare. Infine, utilizziamo questo tempo sospeso come un regalo: concediamoci l’opportunità di stare più a contatto con i nostri bisogni, al fine di riconoscerli e soddisfarli.

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