E se i più resilienti fossero i bambini?

di Elena Cirimbilla

Fornire un ambiente accogliente e di supporto ai più piccoli, senza dimenticare cosa sta accadendo

L’inizio della scuola è sempre un momento di transizione, per i genitori e per i bambini. Siamo soliti prepararci all’avvenimento con l’acquisto dei materiali, la sveglia anticipata o la scelta delle attività extrascolastiche.

Ma c’è qualcosa di diverso quest’anno: grandi e piccini sono concentrati sulla pandemia e su due aspetti di essa, la paura e l’ignoto. Nicholas Carleton, docente di psicologia all’università di Regina, in Canada, definisce la paura dell’ignoto come la propensione dell’individuo a sperimentare paura, a diverse intensità e con i suoi correlati fisiologici, a causa dell’assenza percepita di informazioni. Secondo il professore, si basa sull’equilibrio tra gli elementi conosciuti e quelli sconosciuti. In questo momento storico, dunque, data la percezione di incertezza, possiamo forse parlare di paura dell’ignoto?

Oltre alla paura però, con il ritorno scuola, alle emozioni del genitore si aggiunge la tristezza. Una tristezza data dal fatto che i bambini non potranno abbracciare i compagni, che non potranno ricevere la coccola della maestra, giocare in giardino o condividere il proprio materiale. Sono stati limitati quegli aspetti che nell’immaginario comune rendono la scuola un luogo divertente e di condivisione, un luogo assimilabile a una palestra sociale, terreno fertile per le esperienze relazionali, dove il bambino ha la possibilità di sperimentare e sperimentarsi, nel rapporto con i pari e con le insegnanti.

Dovremmo forse sentire, da parte dei bambin,i lamentele, pianti o irritabilità. E se invece non fosse così?

Alla fine della prima settimana di scuola, alcuni bambini hanno commentato: “Pensavo potesse andare peggio”, “Con la mascherina per parlare facciamo il gioco del mimo”, “Abbiamo inventato il gioco della distanza”, “Il telegiornale diceva cose più brutte”.

È possibile che si stia dimenticando che i bambini, se supportati, hanno un’ottima capacità di resilienza, dove per resilienza intendiamo il processo che permette di far fronte alle difficoltà ed esita in una riorganizzazione positiva e un buon adattamento all’ambiente. Dal momento che nei bambini tale competenza si sviluppa e può essere incrementata nel tempo, è possibile, in qualità di genitori e insegnanti, educare alla resilienza, modificando lo sguardo con cui si leggono le esperienze e comunicando un messaggio di fiducia, speranza e possibilità di cambiamento.

Certamente per i bambini ci saranno momenti di frustrazione, quando non sarà possibile avere l’abbraccio dell’amico, la coccola della maestra o il gioco del compagno. È in questi momenti, quindi, che sarà necessario supportarli, prestando loro ascolto e fornendo rassicurazione ed è qui che l’adulto potrà scegliere di trasmettere un messaggio positivo esaltando il ritorno alla scuola, alla routine e alle relazioni sociali.

Certo, una scuola un po’ diversa, ma pur sempre la loro scuola. Sarà quindi utile anche per noi adulti mettere da parte quello che conosciamo e ripartire in modo flessibile all’esplorazione di altro, insieme ai bambini.

Siamo abituati, ad esempio, all’ufficialità del passaggio in prima elementare o al compagno di banco, che magari diventerà l’amichetto. Quello a cui non siamo abituati è provare nuove strade e reinventarci positivamente. È invece possibile un nuovo primo giorno di scuola, come quello proposto da numerose insegnanti, durante il quale al posto del genitore che accompagna il bambino al banco c’è il “taglio del nastro” o in cui i banchi singoli sono trasformati in piccole “jeep”.

Ciò non significa dimenticare quello che sta accadendo, ma fornire ai bambini un ambiente accogliente e di supporto che ne comprenda e ne validi le emozioni, senza minimizzarle o sottovalutarle. Nel momento in cui ci fermeremo ad ascoltare empaticamente, il bambino si sentirà supportato e permetterà all’adulto di entrare nel proprio mondo. Così le loro emozioni, anche se negative, saranno un’occasione di crescita.

Sarà quindi utile riconoscere al bambino che la paura è un’emozione normale e che il genitore e la scuola sono al suo fianco in questo percorso di nuovo adattamento, nel quale le cose saranno sì differenti, ma nel quale nessuno ha dimenticato che i bambini hanno bisogno di essere sereni.

E così potremmo mettere da parte un po’ di quella paura dell’ignoto, perché basta un nastro o la sagoma di un’auto a tirare fuori quella positività che è dentro ogni bambino e dalla quale possiamo scegliere di farci coinvolgere.

Per approfondimenti:

Carleton, R. N. (2016). Into the unknown: A review and synthesis of contemporary models involving uncertainty. Journal of Anxiety Disorders, 39, 30-43. https://doi.org/10.1016/j.janxdis.2016.02.007

Gottman, J. & De Claire, J. (2001). Intelligenza emotiva per un figlio. Bologna: Rizzoli.

Malaguti E. (2005). Educarsi alla resilienza. Come affrontare crisi e difficoltà e migliorarsi. Edizioni  Erickson, Trento

Mancini F., Romano G. (2010), Introduzione alla Psicopatologia dello sviluppo. Il ruolo dei fattori di rischio, dei fattori di protezione e dei meccanismi di mantenimento. In: C. Perdighe, F. Mancini. (a cura di), Elementi di Psicoterapia Cognitiva. Roma, Fioriti Editore (II edizione), 255-280.

Smorti M, (2016), Rapporti tra pari sui banchi di scuola. Come promuovere la competenza sociale. in Smorti, M., Tschiesner, R., Farneti, A. (a cura di). Psicologia per la buona scuola, 121-148.

Foto di Arthur Krijgsman da Pexels

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