Giornata salute mentale: webinar sul DOC

COME LA PANDEMIA HA PEGGIORATO
I SINTOMI OSSESSIVO-COMPULSIVI

Gli esperti spiegano effetti e cure in un webinar aperto a tutti il 10 ottobre 2021 alle ore 17.00

La pandemia da Covid-19 ci ha resi tutti un po’ ossessivi. “Mi sono disinfettato a sufficienza?”, “Indossavo correttamente la mascherina?”, “Anche le scarpe potrebbero essere contaminate?”, “E la spesa?”, “La posta?”: queste domande hanno spesso attraversato la nostra mente spingendoci a prestare attenzione ai nostri gesti, a prendere tutte le precauzioni per non contrarre il virus e non trasmetterlo ai nostri cari. In questo contesto pandemico, abbiamo avuto un assaggio di cosa voglia dire temere di esser contagiato e di quanto impegno e stress comporti la prudenza.

Cosa distingue il normale dubbio da quello patologico?
Quali sono i meccanismi che imprigionano la persona nelle maglie del disturbo Ossessivo Compulsivo? Come uscirne?

Se ne parlerà domenica 10 ottobre 2021 nel corso della terza edizione della conferenza Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC): comprendere come funziona per scegliere come curarsi, organizzata dalla Scuola di Psicoterapia Cognitiva di Roma in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, che da oltre venti anni si propone di sensibilizzare le istituzioni e la comunità e di stimolare gli sforzi necessari affinché tutti possano esercitare il pieno diritto al benessere psicologico. L’incontro, patrocinato dall’Associazione Italiana Disturbo Ossessivo-Compulsivo (AIDOC) e dalla SITCC Lazio (Società Italiana Terapia Comportamentale Cognitiva), si svolgerà alle ore 17.00 in modalità webinar, è gratuito e aperto a tutti.

“Ho investito qualche pedone mentre guidavo la mia automobile?”
“Ho lavato a sufficienza le mani?”
“Ho chiuso il gas? E la portiera della macchina?”
“Ho disposto correttamente gli oggetti sulla scrivania?”

Sono questi normali dubbi che insorgono quotidianamente nella nostra mente senza crearci particolare disagio. Quando persistono e condizionano pesantemente la vita della persona, arrivano a configurare un vero e proprio disturbo, il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC): secondo stime recenti, in Italia sono circa 800 mila le persone che ne soffrono. Il DOC può essere così debilitante e invasivo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) lo ha classificato nella Top ten delle malattie più invalidanti, in termini di perdita di reddito e riduzione della qualità della vita. Le persone affette da questo disturbo si ritrovano a svolgere ogni giorno controlli estenuanti per accertarsi di aver chiuso la porta di casa, l’auto, il gas, a effettuare lavaggi massacranti del proprio corpo e dell’ambiente per prevenire malattie, a ripetere scaramanticamente gli stessi gesti per scongiurare eventuali disgrazie, o, ancora, a ripercorrere alla guida della macchina lo stesso tragitto diverse volte per sincerarsi di non aver causato incidenti.

Diversi studi si sono occupati di verificare gli effetti che la diffusione del Covid 19 e le conseguenti misure di prevenzione e contenimento, abbiano avuto sulla salute fisica e mentale della popolazione mondiale. Gli autori hanno registrato un generale peggioramento di diversi quadri clinici e un aumento delle difficoltà psicologiche sia negli adulti (Hao et al., 2020) sia nei bambini e negli adolescenti (Clemens et al., 2020). Alla luce di questi dati, è interessante chiedersi quali siano state le conseguenze che l’emergenza Covid-19 abbia avuto sul disturbo ossessivo compulsivo; d’altra parte, quello che stiamo vivendo equivale per molti di noi ad un assaggio dell’universo in cui una persona con disturbo ossessivo compulsivo si trova a vivere ogni giorno: in particolare, siamo colpiti da frequenti pensieri intrusivi circa la possibilità di esserci contaminati o sulla responsabilità che abbiamo nel proteggere adeguatamente noi stessi e i nostri cari.

Recenti ricerche hanno analizzato i dati raccolti durante il primo lockdown (gennaio-maggio 2020) su persone con disturbo ossessivo compulsivo in diversi Paesi compresa l’Italia (Benatti et al., 2020) ed è stato dimostrato un peggioramento dei sintomi ossessivo-compulsivi confermato anche sul campione italiano. In particolare, è stato dimostrato un aumento significativo delle ossessioni di contaminazione e delle compulsioni di lavaggio sia negli adulti (Prestia et al., 2020) sia nei bambini e adolescenti anche in presenza di un trattamento in corso (Tanir et al., 2020). Una possibile spiegazione di questi dati potrebbe essere correlata al timore costante circa il virus e alle incessanti raccomandazioni nel mantenere elevati livelli di igiene (Chaurasiya et al., 2020).

Infine, è stato registrato un aumento dei comportamenti di evitamento e una maggiore richiesta di consulenza psichiatrica durante il lockdown rispetto all’anno precedente (Capuzzi et al., 2020).

Nel webinar in programma domenica 10 ottobre, a condividere e divulgare le conoscenze scientifiche a oggi disponibili su questo disturbo saranno esperti di fama nazionale e internazionale, moderati dalla giornalista Paola Mentuccia: Francesco Mancini, psichiatra e psicoterapeuta, direttore delle Scuole di Specializzazione In Psicoterapia Cognitiva (SPC) e gli psicologi e psicoterapeuti Teresa Cosentino, Francesca Mancini, Monica Mercuriu, Giuseppe Romano, Angelo Maria Saliani, Paola Spera e Katia Tenore.

Nel corso dell’evento, saranno affrontati i diversi aspetti del Disturbo Ossessivo-Compulsivo, per chiarirne le caratteristiche nei soggetti in età evolutiva e negli adulti e illustrare i trattamenti di provata efficacia. In particolare, i relatori si concentreranno sui seguenti temi:

  • Cos’è il DOC, come si manifesta e quanti sottotipi esistono
  • Quanto è diffuso e che impatto ha sulla società e sulla vita di chi ne soffre
  • Il DOC in epoca Covid-19
  • Perché la persona non riesce a liberarsi da quei pensieri, pur giudicandoli assurdi o esagerati
  • Come mai ripete più e più volte lo stesso gesto/azione e ha difficoltà a smettere
  • Quali sono i segnali del DOC nei bambini e come distinguerli dai tic
  • Quali sono le cause del DOC e i fattori che predispongono la persona al suo sviluppo
  • Quali sono le cure che si sono dimostrate efficaci per gli adulti e per i bambini
  • Cosa possono fare i familiari per essere d’aiuto ai propri cari.

Ampio spazio sarà dedicato, infine, alla discussione e alle domande che arriveranno dal pubblico.

Per informazioni: 3332541724 –  conferenzadoc@apc.it

 

Colpa altruistica e colpa deontologica

di Estelle Leombruni

Una tesi dualistica della colpa

In un recente articolo pubblicato sulla rivista Frontiers in Psychology, il neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta Francesco Mancini e la psicologa e psicoterapeuta Amelia Gangemi affrontano il tema della colpa, dando vita a un corposo lavoro che offre al lettore le informazioni necessarie per un’approfondita comprensione di questa complessa emozione e delle sue implicazioni sulla sofferenza psichica.

La tesi portata avanti è quella dell’esistenza di due forme distinte di colpa: la colpa altruistica, che viene sperimentata quando si assume di aver compromesso uno scopo altruistico, e la colpa deontologica, derivante dall’assunzione di aver violato una propria norma morale.

Queste due forme di colpa generalmente coesistono nella vita quotidiana. Tuttavia è possibile anche sperimentarle separatamente: sentirsi in colpa per non essersi comportati in maniera altruistica senza però violare una propria regola morale oppure trasgredire una norma morale senza che sia presente una vittima, ovvero in assenza di una persona danneggiata.

Sono numerose le evidenze empiriche che supportano tale distinzione: da un punto di vista comportamentale, per esempio, le ricerche mettono in luce come, inducendo uno dei due tipi di colpa, si ottengono azioni di risposta differenti (azione che tutela uno scopo altruistico o azione per uno scopo morale). Dal punto di vista dei circuiti neurali coinvolti in questi processi, gli studi condotti tramite la risonanza magnetica funzionale mettono in risalto come si attivino network cerebrali diversi a seconda del tipo di colpa sperimentato. La distinzione è evidente anche per quanto riguarda il rapporto che questi due sensi di colpa hanno con altre emozioni, per esempio la colpa deontologica sembrerebbe che abbia una stretta connessione con il disgusto, mentre la forma altruistica con il vissuto di pena.

Questa duplice visione del sentimento di colpa consente una maggiore comprensione di altri fenomeni (come per esempio del cosiddetto “omission bias”, ovvero la tendenza sistematica a favorire un atto di omissione rispetto a uno di commissione) e ha importanti implicazioni circa la psicologia clinica, come per esempio nella comprensione del disturbo ossessivo- compulsivo, in cui svolge un ruolo cruciale la colpa deontologica, e di alcune forme di reazione depressiva per cui sembra essere rilevante la colpa altruistica.

Una comprensione più approfondita dei disturbi consente di sviluppare interventi psicoterapici che mirino specificatamente al tipo di colpa che potrebbe essere alla base delle problematiche presentate, garantendo in questo modo una maggiore possibilità di successo terapeutico, ossia di raggiungimento e mantenimento degli obiettivi prefissati. L’approfondimento proposto dai due autori, consente quindi non solo di comprendere meglio le determinanti psicologiche e le implicazioni cliniche dei due sensi di colpa, ma offre anche la possibilità di sviluppare interessanti spunti di riflessione sulle implicazioni psicoterapiche e sulle future possibili ricerche.

Per approfondimenti


https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fpsyg.2021.651937/full

Covid e ossessioni

di Giuseppe Femia

L’impatto della pandemia sulla salute mentale

Un importante lavoro di ricerca, utile per coloro che si occupano di psicopatologia e dell’impatto del COVID-19 sulla salute mentale, con particolare riferimento al Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC), è stato di recente pubblicato nella rivista Journal Frontiers in Psychiatry. Narrative Review of COVID-19 Impact on Obsessive-Compulsive Disorder in Child, Adolescent and Adult Clinical Populations: questo il titolo dello studio realizzato da Vittoria Zaccari, Maria Chiara D’Arienzo, Tecla Caiazzo, Antonella Magno, Graziella Amico e Francesco Mancini della Scuola di Psicoterapia Cognitiva (APC – SPC) di Roma, con l’intento di revisionare tutti i contributi pubblicati dopo gennaio 2020 che hanno affrontato l’impatto della pandemia COVID-19 sul DOC.

Diversi studi dimostrano come l’emergenza sanitaria abbia generato un grado di malessere e disagio psicologico nella popolazione generale, nella popolazione clinica adulta e in bambini e adolescenti, decretando un peggioramento di diversi quadri clinici e un incremento delle difficolta psicologiche. In questo panorama, non può essere tralasciato l’impatto della pandemia sul DOC, condizione clinica caratterizzata, in alcuni casi, da una sintomatologia fortemente sensibile al timore e alla probabilità di contaminazione, dalla percezione di una maggiore responsabilità di contagiarsi o contagiare gli altri e da comportamenti protettivi volti ad allontanare o neutralizzare un possibile rischio di contaminazione o colpa per irresponsabilità, tutti aspetti fortemente veicolati in questo periodo di emergenza da COVID-19.

La letteratura più recente non manca di mettere in evidenza come alcuni sintomi ossessivo-compulsivi si siano aggravati a causa della situazione attuale, sia nella popolazione clinica adulta che in età evolutiva, ma in tale molteplice panorama mancava un lavoro di revisione della letteratura che mettesse in luce la relazione tra DOC e COVID-19: in tal senso, il lavoro  ha avuto come scopo quello di evidenziare ed analizzare i dati volti a rilevare il peggioramento clinico o il miglioramento della sintomatologia ossessivo-compulsiva in campioni clinici con DOC di adulti e in età evolutiva.

Sono stati passati in rassegna tutti i contributi empirici pubblicati da Gennaio 2020 a Gennaio 2021 inerenti l’impatto della pandemia COVID-19 sul DOC in bambini, adolescenti e adulti, anche in termini di limitazioni.

La ricerca in letteratura è stata condotta utilizzando i principali database scientifici. Sono stati esaminati un totale di 102 articoli, che hanno portato all’identificazione di 64 articoli full-text da esaminare ulteriormente. Dall’analisi della letteratura, sono stati selezionati gli articoli che rispettavano tutti i criteri di eleggibilità, per un totale di 14 studi.

La review ha rivelato che il COVID-19 ha avuto un impatto sul DOC sia negli adulti che nei giovani e sembra aver causato un esacerbazione dei sintomi, in particolare del sottotipo DOC contaminazione/lavaggio. Otto studi su campioni adulti hanno mostrato un aumento della gravità dei sintomi ossessivo-compulsivi; due studi hanno sottolineato un impatto minimo del COVID-19 sui pazienti con DOC e uno studio ha mostrato un lieve miglioramento dei sintomi. Due studi su tre su bambini e adolescenti hanno mostrato una esacerbazione della sintomatologia ossessivo-compulsiva e un peggioramento anche in presenza di un trattamento in corso.

Globalmente la rassegna documenta un sostanziale impatto negativo della pandemia su pazienti con DOC, sia adulti che in età evolutiva.

Tuttavia, tale analisi della letteratura è stata rilevante per riflettere sulle diverse limitazione degli studi considerati: il numero di soggetti reclutati era piuttosto esiguo; i campioni coprivano un’ampia fascia di età; pochi studi hanno esaminato i sottotipi di DOC; nella maggior parte degli studi la tipologia del trattamento non era chiara; un gran numero di studi non ha utilizzato lo stesso periodo di monitoraggio o misure quantitative standardizzate.

Lo studio dell’Associazione Scuola di Psicoterapia Cognitiva ha indagato l’impatto del COVID-19 sul DOC e fornisce alla comunità scientifica informazioni importanti, evidenzia le limitazioni degli studi pubblicati e mette in evidenza l’importanza dell’influenza delle variabili contestuali odierne.

Per approfondimenti

https://doi.org/10.3389/fpsyt.2021.673161

 

Foto di Yaroslav Danylchenko da Pexels

Affrontare il Disturbo Ossessivo Compulsivo. Quaderno di lavoro

a cura di Giuseppe Femia

A partire da una fotografia narrativa, “una nuvola di smog” (Italo Calvino), gli Autori Paola Spera e Francesco Mancini offrono ai clinici e di conseguenza ai pazienti un nuovo contributo:  “Affrontare il Disturbo Ossessivo Compulsivo. Quaderno di lavoro”, fornendo una descrizione esaustiva di questa manifestazione psicopatologica, vale a dire il DOC, nelle sue diverse declinazioni, evidenziandone il grado di disagio e sofferenza implicati, e promuovendo un approccio pratico per fronteggiare gli aspetti sintomatologici e le conseguenze che ne derivano in ambito personale, relazionale e sociale.

Nella parte introduttiva viene chiarito come spesso, sbagliando, si pensa che il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) sia semplice da comprendere e curare, incorrendo così in errore durante il trattamento. L’immediatezza dell’acronimo – DOC – , l’incidenza elevata di questo disagio e il fatto che sia un disordine noto e diffuso, potrebbero ingannare il clinico portandolo a pensare che sia un disturbo ordinario, e pertanto un terreno facile su cui intervenire.

Contrariamente, nella pratica clinica spesso il DOC si mostra insidioso, complesso e resistente durante il lavoro in psicoterapia.

Ad esempio, la natura “camaleontica” del DOC e la possibilità che questo tipo di disagio possa migrare da una forma ad un’altra per passare per fasi di remissione sintomatologica, rendono alcuni quadri maggiormente complessi in termini di comprensione ed intervento.

I diversi contributi proposti (una squadra di specialisti e clinici che da anni studiano il disturbo ossessivo/compulsivo) evidenziano come, per affrontare questo tipo di disturbo, sia fondamentale sviluppare una competenza specifica e seguire delle linee guida che tengano conto delle più recenti ricerche, ad esempio quelle che chiariscono il ruolo della colpa e del disgusto nella  eziopatogenesi del DOC.

Nella prima parte, “conosci il tuo nemico”, vengono affrontati tutti i tipi di DOC e le differenze con il Disturbo ossessivo Compulsivo di Personalità, e vengono descritte le principali ossessioni e compulsioni nelle loro diverse caratteristiche. Proseguendo sono presentate le diverse tecniche cognitive, come l’ ABC, il laddering e la ristrutturazione cognitiva, normalmente impiegate in psicoterapia durante la fase di ricostruzione dello schema di funzionamento. Tutto il testo si pone come una guida pratica ed esplicativa del modello teorico di riferimento da utilizzare durante le fasi di trattamento con il contributo del paziente in seduta o mediante tecniche di homework da condividere successivamente con il proprio psicoterapeuta.

La seconda parte fornisce strumenti per affrontare direttamente il disturbo lavorando sulla riduzione della probabilità e della gravità dell’evento temuto e sull’accettazione della minaccia, cercando di interrompere quei processi di fusione pensiero/azione e pensiero/realtà e intervenendo sulle valutazioni di natura secondaria che di norma incrementano il disagio. Inoltre, viene affrontato e chiarito il rationale dell’ERP, Esposizione con Prevenzione della Risposta, protocollo evidence-based per il trattamento del DOC. Non mancano quelle tecniche che potremmo definire anti-disgusto, che mettono in evidenza quanto questo tipo di emozione sia molto connessa alla fenomenologia del DOC.

La terza parte integra la prospettiva d’intervento, specificando come le tecniche di terza generazione, l’ Acceptance and Commitment Therapy ACT e la Mindfulness siano degli interventi validi e complementari capaci di potenziare il trattamento CBT standard.

Successivamente, viene affrontato il tema dei familiari e del contesto in cui si “accomoda il DOC” evidenziando i cicli di mantenimento di matrice relazionale, ovvero interpersonali, che seppure messi in atto a fini di bene (ad esempio: elargire rassicurazioni, favorire le compulsioni, “pacca sulla spalla”) rinforzano e mantengono la sintomatologia.

Infine, è proposta una sezione dedicata interamente alla prevenzione delle ricadute con particolare attenzione verso alla vulnerabilità storica nel trattamento del DOC. Si sottolinea infatti quanto sia importante individuare da dove originano le credenze disfunzionali e quali siano le esperienze sensibilizzanti alla base del disagio con lo scopo funzionale di impostare un lavoro  mediante tecniche afferenti alla Schema Therapy (ST) al fine di re-scrivere le esperienze precoci in cui si è strutturato il vissuto di colpa a causa di esperienze di rimprovero sprezzante e/o di  emozioni precoci di disgusto, con l’obiettivo clinico di ottenere una riduzione della sintomatologia. Parallelamente si promuovono interventi ed esercizi volti ad allenare e promuovere le strategie più  adeguate a sorvegliare e arginare il rischio di ricaduta.

In conclusione, questo manuale, mediante un linguaggio metaforico, offrendo esercitazioni pratiche e dettagliate, vuole essere una guida applicativa e pragmatica che  riesce senza dubbio a far sentire gli  psicoterapeuti  meno impotenti di fronte alle insidie del DOC con lo scopo ultimo di far sentire maggiormente compresi, validati e certamente meno soli i pazienti che soffrono a causa di un DOC, portandoli , in linea con gli interventi proposti, a sviluppare maggiori abilità di accettazione e gestione della propria problematica.

I nostri casi clinici su Mind

di Federica Russo

Psicologi e psicoterapeuti della Scuola di psicoterapia cognitivo comportamentale di Roma contribuiscono alla stesura di casi clinici sul mensile di neuroscienze e psicologia

“La donna dalle mille vite”, “Il dubbio amoroso una perversa ossessione”. Sono i titoli degli articoli pubblicati di recente sulla rivista di divulgazione scientifica Mind – Mente & cervello, a cura degli psicoterapeuti cognitivisti Cecilia Laglia e Giuseppe Femia. A partire dalla scorsa estate, infatti, un gruppo di psicologi e psicoterapeuti che lavora e opera nel centro clinico della scuola di psicoterapia cognitivo comportamentale APC SPC di Roma, diretta dal neuropsichiatria infantile e psicoterapeuta Francesco Mancini, contribuisce alla stesura di casi clinici sul mensile di neuroscienze e psicologia.
Gli articoli finora pubblicati, sottoposti alla supervisione dello psicologo e psicoterapeuta Andrea Gragnani, approfondiscono due tematiche molto comuni nella psicopatologia clinica: “La donna dalle mille vite” analizza il legame tra il Disturbo istrionico di personalità e le carenze di sicurezza e accudimento amorevole durante l’infanzia; “Il dubbio amoroso una perversa ossessione” affronta aspetti del Disturbo ossessivo compulsivo nel rapporto sentimentale.
La pubblicazione di articoli su casi evidenziati durante l’esperienza professionale all’interno della scuola romana proseguirà nei mesi a venire.
Riconducibili a psicopatologie comunemente affrontate nel percorso di psicoterapia, i casi scelti si distinguono per singolarità o attenzione clinica. In particolare, si affronta l’inquadramento diagnostico, che fa riferimento ai criteri del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5), e vengono delineate le caratteristiche cardine del disturbo, il funzionamento del paziente, la proposta di trattamento e l’eventuale esito dello stesso.
Di seguito i link degli articoli finora pubblicati:

La donna dalle mille vite
Quando mancano aspetti fondamentali dell’infanzia, come senso di sicurezza e accudimento amorevole, si può arrivare a soffrire di disturbo istrionico di personalità (DSM-5), che si caratterizza per un’emotività pervasiva ed eccessiva e per un comportamento marcato di ricerca di attenzioni e approvazione da parte degli altri.
https://www.lescienze.it/mind/articoli/2020/06/26/news/la_donna_dalle_mille_vite-4748702/

Il dubbio amoroso una perversa ossessione
Sebbene sia innamorato della sua compagna, il signor A. è ossessionato dai dubbi. Colpa di un disturbo ossessivo-compulsivo che ha origini lontane
https://www.lescienze.it/mind/articoli/2020/12/30/news/il_dubbio_amoroso_una_perversa_ossessione-4861163/

Maternità e ossessioni

di Rossella Cascone

Quando preoccuparsi diventa un problema

La maternità e l’esperienza della gravidanza sono fasi di vita molto delicate che comportano uno sconvolgimento emotivo e di adattamento ai cambiamenti nello stile di vita e nelle relazioni.  L’insorgenza o la preesistenza di problemi di salute mentale in gravidanza possono comportare enormi difficoltà, interferendo con l’adattamento alla maternità, con la cura del neonato e con il rapporto con il compagno e con la famiglia.

Nell’articolo Gravidanza ed emozioni, abbiamo visto come esistano delle ansie specifiche legate alla gravidanza e come queste influiscano sulla madre e sul bambino.

I disturbi d’ansia in gravidanza hanno ricevuto minor attenzione rispetto ai disturbi dell’umore e, in particolare, alla depressione, nonostante la loro prevalenza sia altrettanto significativa. Individuarli non risulta sempre facile a causa della sovrapposizione di sintomi fisici e psichici propri dell’esperienza della gravidanza con i sintomi di un disturbo d’ansia specifico che può attivarsi o esordire nel periodo perinatale. Ad esempio, nausea, affaticamento e disturbi del sonno, sono sintomi fisici propri della gravidanza ma anche di uno stato ansioso in gravidanza. Ugualmente, possono essere presenti in entrambe le condizioni paure legate al proprio stato di salute e a quello del bambino, al timore del cambiamento del corpo e la paura del parto.

Molti degli studi che si sono interessati ai disturbi d’ansia durante la gravidanza e nel post-partum sottolineano come vi sia una significativa prevalenza dei disturbi d’ansia, tra cui il Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC), in questa delicata fase di vita.

I dati emersi dal lavoro di review di Jonathan Abramowitz, professore di psicologia e direttore della clinica Disturbi Ansia e Stress presso l’Università del North Carolina, evidenziano che durante la gravidanza il DOC ha una prevalenza che risulta di poco inferiore ai dati sulla popolazione generale, con un incremento nel terzo trimestre di gravidanza, mentre nel periodo post-partum risulta essere addirittura superiore.

Dai dati presenti in letteratura, emerge come le ossessioni presenti in gravidanza sono principalmente relative alla salute del bambino, come la paura di contaminarlo a causa di agenti chimici o dallo sporco presente nell’abitazione, con conseguenti rituali di controllo e pulizia, e anche richieste di rassicurazioni o continui controlli medici. Nel periodo del post-partum, invece, le ossessioni sembrano riguardare la paura di poter fare accidentalmente del male al proprio bimbo (in particolare, farlo cadere a terra o dalle scale), la paura di aggredirlo, creargli delle fratture tenendolo male in braccio o che il neonato soffochi nel sonno. A queste ossessioni, in alcuni casi seguono dei rituali di controllo o delle condotte di evitamento rispetto al trovarsi soli con il bambino.

Per quanto riguarda i fattori di rischio, uno studio della psichiatra Carla Fonseca Zambaldi e colleghi, condotto su un campione non clinico di 400 donne dopo il parto, ha evidenziato come fattori predisponenti al disturbo possano essere un’anamnesi personale di precedenti disturbi psichiatrici, presenza di malattie somatiche, complicanze ostetriche, parto cesareo ed essere già madri di altri bambini.

Il DOC nel periodo del post-partum se non viene adeguatamente trattato può essere estremamente debilitante, poichè la madre ha poco tempo ed energia per la cura di sé stessa e del bambino, essendo troppo provata dalle ossessioni e dalle compulsioni.

Quanto descritto fa riflettere sulle implicazioni potenzialmente negative che tale disturbo può avere per la maternità, il funzionamento coniugale, lo sviluppo infantile e il sostegno sociale e quanto sia importante intervenire in modo efficace e tempestivo.

La ricerca basata sui dati scientifici suggerisce che la psicoterapia cognitivo comportamentale è la terapia più efficace nella cura delle ossessioni e delle compulsioni. Nonostante non vi siano delle linee guida specifiche di intervento per il DOC post-partum esistono ricerche che hanno evidenziato l’efficacia del trattamento della terapia cognitivo–comportamentale su questa specifica patologia.

In particolare, sono interessanti gli esiti di un trattamento cognitivo-comportamentale intensivo per il Disturbo Ossessivo Compulsivo svolto da Victoria Oldfield e colleghi, condotto su un gruppo di 22 pazienti con diagnosi di DOC, comparati con un gruppo corrispondente (per età, genere e sintomatologia iniziale) sottoposto a trattamento settimanale: è emerso, infatti che sia il trattamento cognitivo comportamentale standard sia quello intensivo risultano efficaci.

La modalità intensiva può essere una risposta adeguata a situazioni di vita particolari, come il post-partum, in cui l’evoluzione del disturbo è rapida e vi è la necessità di intervenire sulla madre in modo da promuovere e preservare il normale sviluppo del bambino.


Per approfondimenti:

Abramowitz JS, Schwartz SA, Moore KM, Luenzmann KR. Obsessive-compulsive symptoms in pregnancy and the puerperium: a review of the literature. J Anxiety Disord 2003;17:461-78.

Oldfield, V., Salkovskis, P., & Taylor, T. (2011). Time-intensive cognitive behaviour therapy for obsessive-compulsive disorder: A case series and matched comparison group. British Journal of Clinical Psychology , 7-18.

Uguz, F., Gezgincb, K., Zeytincia, I.E., Karataylia, S., Askina, R., Gulerc, O., Sahind, F.K., Emulc, H.M., Ozbulutc, O., Gecicic, O. (2007). Obsessive-compulsive disorder in pregnant women during the third trimester of pregnancy. Comprehensive Psychiatry, 48, 441-445.

Zambaldi, C., Cantilino, A., Montenegro, A., Paes, J., Albuquerque, T., & Sougey, E. (2009). Postpartum obsessive-compulsive disorder: prevalence and clinical characteristics. Comprehensive Psychiatry , 503–509.

https://cognitivismo.com/2012/03/18/time-intensive-cbt-una-risposta-al-doc-post-partum/

Foto di Polina Tankilevitch da Pexels

Il timore della colpa

di Miriam Miraldi

La scala FOGS per indagarlo e misurarlo

L’origine e il mantenimento del disturbo ossessivo compulsivo (DOC) sono strettamente legati sia all’emozione di colpa sia a un costrutto affine ma ben distinto, ovvero il timore della colpa: la paura di provare quella sensazione che può comportare la messa in atto di comportamenti disfunzionali, per esempio ritualistici o di esplicito evitamento, tesi a eludere questa condizione percepita come sgradevole. La persona con DOC attua attività ossessive con uno scopo protettivo, volto ad anticipare e annullare la possibilità di sentirsi in colpa e, quindi, moralmente deplorevole.

È ragionevole aspettarsi che, nella diagnosi del DOC e nella valutazione della gravità dei sintomi correlati, la paura della colpa svolga un ruolo diverso rispetto alla propensione e alla sensibilità alla colpa. È bene, infatti, sottolineare che propensione alla colpa, sensibilità alla colpa e timore di colpa sono costrutti diversi, che possono prendere anche direzioni differenti: con “propensione alla colpa” intendiamo la tendenza del soggetto a sperimentare tale emozione; con “sensibilità alla colpa” ci riferiamo alla scarsa tolleranza nei confronti dell’emozione di colpa, che viene valutata negativamente; il “timore di colpa” ha invece a che fare con la paura di sentirsi e valutarsi colpevoli per una propria irresponsabilità, giudicando tale irresponsabilità più grave del danno in sé. Le persone con DOC non necessariamente provano livelli di colpa più elevati, ma temono i sensi di colpa che potrebbero provare e quindi agiscono preventivamente per attenuare la colpa.

Sappiamo bene quanto sia importante, nella ricerca così come nella pratica clinica, disporre di strumenti specifici, idonei a misurare le variabili psicologiche. Allo stato attuale, in lingua italiana troviamo questionari che misurano la propensione alla colpa – come la Guilt Inventory di Jones, Schratter e Kluger – e la sensibilità individuale verso questa emozione – come la scala proposta nel 2015 da Perdighe e colleghi; tuttavia non vi è nessuno strumento atto a valutare il timore di colpa e l’impegno profuso nel prevenire o neutralizzare questa esperienza. Nel 2016 gli studiosi canadesi Chiang, Purdon e Radomsky hanno pubblicato la scala denominata Fear of Guilt Scale (FOGS), composta da 17 item volti a valutare l’intensità della paura della colpa, considerando due diversi fattori: a) il fattore punitivo, ovvero l’impulso a punirsi per i sentimenti di colpa e la convinzione che la colpa designi il proprio sé come immorale e imperfetto; b) il fattore di prevenzione dei danni, cioè la spinta proattiva a prevenire danni o altre cause di colpa.

Visto che la scala FOGS si è rivelata essere una misura valida e affidabile della paura del senso di colpa, il gruppo di ricerca di Teresa Cosentino e colleghi, della Scuola di Psicoterapia Cognitiva di Roma, ne ha di recente tradotto e validato statisticamente la versione italiana, per poter così disporre di uno strumento che consenta di indagare meglio il peso di questo costrutto nell’origine e nel mantenimento del DOC. A tal fine, sono stati realizzati due studi: il primo, volto a valutare la struttura e la validità psicometrica della scala, è stato condotto su due campioni non clinici e a tutti i partecipanti è stata sottoposta una batteria di questionari, per misurare la sensibilità all’ansia, la colpa, la sensibilità alla colpa, la depressione e i sintomi ossessivi; il secondo studio ha proposto la stessa batteria di questionari ma si è rivolto a una popolazione clinica, a sua volta suddivisa in tre sottogruppi: uno con diagnosi di disturbo ossessivo-compulsivo, un altro con diagnosi di disturbo depressivo maggiore e, infine, un terzo con diagnosi di disturbo d’ansia. La finalità era indagare se la paura della colpa fosse prominente per i sintomi di DOC sia rispetto ad altre misure legate alla colpa (ad esempio la propensione, misurata dalla Guilt Inventory e la sensibilità alla colpa, misurata invece con la Guilt Sensitivity Scale), nonché rispetto ad altri disturbi psicologici, come la depressione e l’ansia.

In linea con i risultati di ricerche precedenti, Cosentino e colleghi hanno rilevato che la FOGS mostra alte correlazioni con altre misure relative al DOC che indagano la colpa e che, tali associazioni, sono più forti rispetto a quelle che presenta con le misure di depressione o ansia. Inoltre, la FOGS si è mostrata in grado di discriminare l’appartenenza dei pazienti al gruppo DOC, piuttosto che ai gruppi di pazienti con disturbi ansiosi o depressivi: questo ha supportato l’ipotesi che la paura della colpa caratterizzi, in particolare, i pazienti con sintomi ossessivi rispetto ai pazienti con altre diagnosi. La misura del timore di colpa, ottenuta tramite la FOGS, è un predittore significativo della gravità dei sintomi ossessivi, suggerendo che nel DOC la paura di sentirsi in colpa giochi un ruolo chiave, e che una maggiore intensità di tale emozione rappresenti un’indicazione precisa della presenza di sintomi ossessivi.

Concludendo, il timore di colpa, derivante dal significato attribuito a una condotta percepita come immorale, misurato mediante la FOGS, può contribuire a migliorare la nostra comprensione del DOC. Le analisi hanno fornito prove empiriche sulla bontà della versione italiana dello strumento nel misurare il costrutto, nonché la sua idoneità a distinguere e cogliere le due dimensioni chiave del timore di colpa proposte da Chiang e colleghi, ovvero il fattore punitivo e il fattore di prevenzione del danno.

La FOGS, anche nella sua recente versione italiana, si rivela dunque uno strumento estremamente utile per tutti quei ricercatori e per i clinici che vogliono indagare l’impatto del timore di colpa sulle decisioni e il comportamento e il suo peso specifico nello sviluppo e mantenimento della sintomatologia ossessiva.

Per approfondimenti

Cosentino, T., Pellegrini, V., Gacomantonio, M., Saliani, A. M., Basile, B., Saettoni, M., Gragnani, A., Buonanno, C., & Mancini, F. (2020). Validation and psychometric properties of the Italian version of the Fear of Guilt Scale. Rassegna di Psicologia37(1), 59-70.

Chiang, B., Purdon, C., & Radomsky, A. S. (2016). Development and initial validation of the Fear of Guilt Scale for obsessive-compulsive disorder (OCD). Journal of Obsessive-Compulsive and Related Disorders11, 63-73.

Jones, W.H., Schratter, A.K., & Kugler, K. (2000). The guilt inventory. Psychological Reports, 87, 1039-1042.

Perdighe, C., Cosentino, T., Faraci, P., Gragnani, A., Saliani, A.M., & Mancini, F. (2015). Individual differences in guilt sensitivity: The Guilt Sensitivity Scale (GSS). Testing, Psychometrics, Methodology in Applied Psychology, 22, 349-362. 

DOC e DOCP durante la pandemia

di Gianluca Ghiandi e Giuseppe Femia

Il lockdown per il Covid-19 ha evidenziato le differenze tra il disturbo ossessivo compulsivo e il suo omonimo di personalità

Il Covid-19 è un virus noto ormai da alcuni mesi a livello mondiale a causa dei suoi effetti negativi non solo per la salute fisica (febbre, tosse, polmonite e persino la morte) ma anche per quella psichica, soprattutto considerando le ripercussioni che questa malattia ha avuto nella vita delle persone.
Il lockdown mondiale ha infatti portato, forse per la prima volta nella storia dell’essere umano, a un “cessate il fuoco” collettivo, un’immobilizzazione di massa a cui probabilmente non eravamo preparati. Viviamo, infatti, in un’era in cui la “corsa contro il tempo”, affinché si riesca a svolgere tutte le attività giornaliere programmate, sembra essere una prerogativa fondamentale delle nostre vite. Fare, fare e ancora fare.
Risulta quindi comprensibile supporre che, quando arriva il momento in cui ci viene chiesto di “non fare”, non solo questo ci risulta strano e inaspettato, ma produce anche conseguenze negative di considerevole impatto sul nostro status psico-emotivo, con le quali tutti (o quasi) dovremmo farne i conti. Un’indagine condotta da Wan-Sheng Wang e collaboratori della Huaibei Normal University, in Cina, ha mostrato un aumento dei vissuti emotivi di ansia, depressione e sensibilità ai rischi sociali, con una conseguente diminuzione della soddisfazione della vita.

Nonostante la prevalenza di questi vissuti emotivi sia molto comune nella popolazione, le reazioni comportamentali sembrerebbero invece essere diverse in simili circostanze. Prendiamo ad esempio in esame il disturbo ossessivo compulsivo e il suo omonimo di personalità. Da tempo questi due disturbi, nonostante le numerose evidenze scientifiche mostrino il contrario, vengono spesso associati e confusi come due manifestazioni sintomatologiche sovrapponibili. Infatti, mentre la persona con disturbo ossessivo compulsivo presenta un quadro sintomatologico caratterizzato da ansia e pensieri indesiderati, insight e sofferenza a causa delle proprie ossessioni, sentimenti di colpa e propensione al disgusto, le persone che presentano un assetto ossessivo della personalità si caratterizzano per la presenza di standard elevati, rigidità, difficoltà a gettare oggetti inutili, avarizia, iper-produttività a discapito delle attività di svago e di piacere, regole rigide e intransigenti rispetto a ciò che è giusto o sbagliato, estrema aderenza all’autorità e scarsa capacità a comprendere il punto di vista e le emozioni degli altri, apparendo spesso arroganti, prepotenti, testardi e polemici. Quest’ultimi mostrerebbero, inoltre, una spiccata difficoltà a manifestare le proprie emozioni in quanto spinti dall’idea che debbano essere controllate per non danneggiare il valore di sé. Infine, nella clinica si è riscontrato spesso che i pazienti con DOC manifestano maggiore capacità di adattamento sul piano sociale, affettivo e interpersonale rispetto ai pazienti con DOCP.

Forse oggi, in tempo di pandemia, è possibile riuscire a delineare ed evidenziare una maggiore differenziazione di comportamento e reazione tra questi due quadri sintomatologici. Sappiamo ad esempio che, in genere, i pazienti con una personalità ossessiva tendono a mostrare un bisogno costante di controllo interpersonale, con conseguenti manifestazioni di rabbia (occasionali ma esagerate) che si manifestano sia in ambiente familiare sia in ambiente lavorativo, soprattutto quando percepiscono che le cose non vengono fatte secondo il loro principio di perfezione. Inoltre, è interessante notare come da un lato mostrano una tendenza ad essere eccessivamente esigenti e punitivi nei confronti di un subordinato e dall’altro, presentano invece una predisposizione a sottomettersi facilmente all’autorità. Sono spinti da una forte motivazione intrinseca, una sorta di automatismo, una doverizzazione (“Faccio così perché è giusto che sia così, questo è il modo giusto di farlo”), che non permette loro di riconoscere che in realtà sono persone dotate di desideri, intenzioni e scopi e che potrebbero lasciarsi guidare da questi senza per forza doversi sottomettere al proprio giudizio.
Al contrario, le persone che presentano un disturbo ossessivo-compulsivo sembrano essere governate dallo scopo di volere essere accettati, degni e non colpevoli, e soprattutto non criticati in modo sprezzante. Ad esempio, nei soggetti con il timore delle contaminazioni, lo scopo ultimo non è tanto quello di prevenire ed evitare il contagio in sé, quanto piuttosto quello di eludere il rischio di essere responsabili della contaminazione propria ed eventualmente di altri, di poter quindi recare loro un danno, al fine di non poter essere considerati moralmente responsabili o omissivi; a queste preoccupazioni segue una seconda valutazione critica di sé, della sintomatologia, dei rituali, dei costi, assieme al timore di poter essere fonte di disgusto e disprezzo e giudizio negativo da parte degli altri. I pazienti DOC si caratterizzano, quindi, per un timore di giudizio negativo e in particolare circa la possibilità che le persone possano provare verso di loro disgusto e disprezzo compromettendone l’immagine e l’integrità morale.

Dall’analisi di questi due quadri comportamentali risulterebbero chiari ed evidenti i punti di divergenza e convergenza dei due disturbi. In entrambi i casi sembrerebbe molto probabile che, in questo periodo di crisi, le due tipologie di pazienti mostrino vissuti depressivi e paranoici e un incremento di ansia rispetto al tema della responsabilità e delle regole. Plausibilmente, troveremo in entrambi un totale rispetto delle regole della pandemia, anche se esse sono sostenute da scopi diversi: da una parte i pazienti con DOC mostrano una costante paura del contagio e fanno di tutto affinché questo non avvenga per non sentirsi moralmente responsabili di essere eventuali vettori del virus, aumentando così probabilmente le loro compulsioni e le loro restrizioni, dall’altra i pazienti che mostrano una personalità ossessiva sono, invece, di per sé ligi alle regole a causa dei sentimenti di giustezza che governano la loro vita, pronti a conformarsi quando gli altri non lo sono e dunque pertanto potrebbero arrabbiarsi se queste non vengono rispettate, data anche la loro tendenza a sottoporsi facilmente alle regole dell’autorità. A causa quindi delle restrizioni, quest’ultimi potrebbero inoltre provare rabbia ed essere polemici e scombussolati dal fatto che i programmi siano saltati o da ridefinire. Potrebbero sperimentare preoccupazione rispetto al futuro, ai danni economici e sono pronti a rinnovare la loro parsimonia e la loro testardaggine a livello interpersonale.

Per approfondimenti

Brooks, Sam & Webster, Rebecca & Smith, Louise & Woodland, Lisa & Wessely, Simon & Greenberg, Neil & Rubin, G.. (2020). The Psychological Impact of Quarantine and How to Reduce It: Rapid Review of the Evidence. SSRN Electronic Journal. 395. 10.2139/ssrn.3532534.

Li, S., Wang, y., Xue, J., Zhao, N., & Zhu, T. (2020). The impact of Covid-19 epidemic Declaration on Psychological consequences: a study on active Weibo users. International Journal of Environmental Research and Public Health, 17(6), 2032.

Mancini, F. (2016). La mente ossessiva. Raffaello Cortina Editore. Milano

Il ruolo della vergogna nel DOC

di Giuseppe De Santis
a cura di Barbara Basile

Il DSM-5 riconosce il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) e disturbi correlati come una recente classificazione diagnostica. La categoria include il disturbo ossessivo-compulsivo, il disturbo da dismorfismo corporeo, la tricotillomania, la dermatillomania e il disturbo da accumulo.

Gli studi hanno dimostrato come il timore di colpa per irresponsabilità giochi un ruolo chiave nell’esordio e nel mantenimento del DOC. Tuttavia, nel presente articolo l’emozione di senso di colpa non verrà presa in considerazione. Per un approfondimento clinico e scientifico aggiornato si veda “La mente ossessiva” (Mancini, 2016).

In che cosa sono simili tutti i quadri clinici menzionati?

Oltre alle emozioni comunemente considerate come la colpa o l’ansia, diversi autori tra cui Weingarden (2015) suggeriscono che la vergogna potrebbe essere un anello trasversale di congiunzione tra queste diverse condizioni.

Secondo la definizione di Castelfranchi (2017), la vergogna è un’emozione sociale con la funzione di proteggere i nostri scopi di buona immagine, ovvero essere valutati positivamente da noi stessi e dagli altri. Si prova vergogna quando si teme un fallimento personale rispetto a degli standard ideali che ci si è posti, sentendosi quindi inadeguati.

La vergogna motiva al ritiro e all’isolamento sociale, compromettendo il funzionamento. È associata alla depressione, al suicidio e agisce come ostacolo per il trattamento terapeutico.

La vergogna dovuta ai sintomi e la vergogna per il proprio corpo sono particolarmente rilevanti nel DOC. La prima consiste in una valutazione secondaria di inadeguatezza rispetto alla presenza di un disturbo mentale; la seconda è un giudizio di indegnità dovuto alla percezione di difetti fisici.

Consideriamo ora il ruolo della vergogna in maniera più specifica.

La letteratura sul disturbo ossessivo-compulsivo suggerisce che la vergogna si riferisce al contenuto delle ossessioni e ai comportamenti compulsivi. Le ossessioni con contenuti violenti, sessuali o blasfemi potrebbero innescare più di tutte la vergogna dovuta ai sintomi. Successivamente, le compulsioni possono essere eseguite per neutralizzare sia l’ansia che la vergogna.

Nella tricotillomania e nella dermatillomania la vergogna dovuta ai sintomi è in relazione ai comportamenti dello strappare i capelli, stuzzicare la pelle e ai comportamenti post-compulsivi. La vergogna per il corpo, sperimentata in risposta ai danni derivanti dai comportamenti ripetitivi focalizzati sul corpo, insorge come emozione secondaria.

La vergogna dovuta ai sintomi nel disturbo da accumulo potrebbe accompagnare i pensieri sull’essere difettoso, dovuti al convivere con il disordine. La bibliografia sottolinea una variabile cognitiva che può essere correlata alla vergogna: l’insight critico. I soggetti con sintomi ego-distonici possono sperimentare vergogna in modo più pervasivo.

La vergogna per il proprio corpo è stata considerata un’emozione primaria sin dalle prime descrizioni cliniche del disturbo da dismorfismo corporeo. All’interno di un modello cognitivo, si ipotizza che bias cognitivi come l’attenzione selettiva al corpo e la generalizzazione eccessiva dei difetti fisici portino a cognizioni irrazionali sull’immagine corporea che generano vergogna.

L’attenzione alla vergogna potrebbe aumentare l’efficacia dei trattamenti del DOC, considerando alcune proposte critiche.

I clinici dovrebbero fornire una precoce psico-educazione ai pazienti in trattamento. Ricevere informazioni accurate e obiettive sul ruolo delle emozioni ha probabilmente il potenziale di ridurre la vergogna, diminuire i comportamenti protettivi e incoraggiare la ricerca di aiuto.

Le terapie cognitivo-comportamentali di terza generazione potrebbero inoltre fornire interventi utili sulla vergogna da incorporare all’interno degli attuali trattamenti di ristrutturazione cognitiva, funzionali ad affrontare la vergogna come problema secondario e fattore di mantenimento.

Infine, sono necessarie ulteriori ricerche sulla vergogna come fattore di rischio e barriera al trattamento. I supporti empirici incoraggerebbero ad occuparsi della vergogna, con l’obiettivo di promuovere il miglior benessere psicologico possibile da un punto di vista globale.

Riferimenti bibliografici

Castelfranchi C., Che figura. Emozioni e immagine sociale, Bologna: Il Mulino, 2017.

Del Rosso A., Beber S., Bianco F., Di Gregorio D., Di Paolo M., Lauriola A.L., Morbidelli M., Salvatori C., Silvestri L., Basile B., La vergogna in psicopatologia, Cognitivismo Clinico (2014) 11, 1, 27-61.

Mancini F., La mente ossessiva. Curare il disturbo ossessivo-compulsivo, Milano: Raffaello Cortina, 2016.

Weingarden H., Renshaw K.D., Shame in the obsessive compulsive related disorders: a conceptuale review, Journal of Affective Disorders, vol. 171 (2015): 74-84.