di Simone Peverieri

Perché alcune persone sembrano innamorarsi sempre dello stesso tipo di partner “sbagliato”? Come mai relazioni iniziate con una improvvisa forte attrazione e una sensazione di profonda sintonia finiscono, dopo qualche tempo, per trasformarsi in rapporti caratterizzati da conflitti ricorrenti, incomprensioni e sofferenza? Eppure, chi lavora con le coppie incontra frequentemente persone che descrivono la propria relazione con frasi come “era come se ci conoscessimo da sempre”, oppure “sapevo fin dall’inizio che era la persona giusta per me”. Non di rado, proprio quelle relazioni così intense e veloci diventano il contesto in cui emergono le paure più profonde, le ferite più antiche e le modalità relazionali più disfunzionali.

La Schema Therapy offre una chiave di lettura particolarmente interessante di questo fenomeno. Secondo il modello sviluppato da Jeffrey Young (2007), le esperienze vissute durante l’infanzia e l’adolescenza contribuiscono allo sviluppo di Schemi Maladattivi Precoci, ovvero pattern emotivi e cognitivi relativamente stabili attraverso cui interpretiamo noi stessi, gli altri e il mondo. Gli schemi si sviluppano quando bisogni emotivi fondamentali, come il bisogno di sicurezza, accudimento, autonomia, accettazione o libertà di espressione emotiva, non trovano un adeguato soddisfacimento. Pur essendo spesso fonte di sofferenza, questi pattern tendono a mantenersi nel tempo perché rappresentano modalità familiari di interpretare la realtà e di relazionarsi con gli altri.

Nelle relazioni sentimentali gli schemi assumono un ruolo particolarmente rilevante. L’intimità, infatti, rappresenta uno dei contesti in cui i bisogni emotivi sono maggiormente coinvolti e, proprio per questo, aumenta la probabilità che vengano riattivate le stesse modalità di funzionamento costruite nelle relazioni di attaccamento. Quando ciò accade, la persona tende a mettere in atto strategie abituali per fronteggiare il disagio, come evitare il confronto, ricercare continue rassicurazioni, criticare il partner o assumere atteggiamenti eccessivamente controllanti. Sebbene queste strategie abbiano spesso la funzione di proteggere dalla sofferenza, finiscono frequentemente per alimentare proprio quei problemi che cercano di prevenire.

È in questo contesto che nasce il concetto di Schema Chemistry, uno dei contributi della Schema Therapy applicata alle relazioni di coppia. Young utilizzò il termine per descrivere quella sensazione di intensa familiarità che può emergere fin dalle primissime fasi di una relazione. Secondo questo modello, alcune persone risultano particolarmente attraenti perché, inconsapevolmente, evocano vissuti emotivi e sensazioni corporee sperimentati in relazioni molto precoci. In altre parole, ciò che appare come una improvvisa straordinaria compatibilità potrebbe derivare, almeno in parte, dalla riattivazione di schemi precoci profondamente radicati.

Tuttavia, la familiarità emotiva non coincide sempre con la compatibilità relazionale. Talvolta ciò che appare immediatamente rassicurante è semplicemente qualcosa di già conosciuto, anche quando si è rivelato fonte di sofferenza nel passato. Per questo motivo alcune persone sembrano ritrovarsi ripetutamente coinvolte in relazioni caratterizzate da dinamiche sorprendentemente simili, pur con partner differenti.

La letteratura clinica sulla Schema Therapy di coppia descrive questo processo come l’incontro tra le vulnerabilità dei due partner. Ognuno entra nella relazione con la propria storia, i propri bisogni emotivi e i propri schemi. Quando questi si attivano reciprocamente, la coppia può entrare in cicli interattivi rigidi e ripetitivi che finiscono per confermare le paure reciproche e rafforzare gli schemi dell’altro. La relazione diventa così il luogo in cui vecchie ferite continuano a riattivarsi.

Nonostante il concetto di Schema Chemistry sia presente nella pratica clinica da diversi anni e rappresenti uno degli elementi centrali della Schema Therapy di coppia, le evidenze empiriche a suo sostegno sono ancora limitate. Proprio da questa considerazione è nata la ricerca condotta presso la Scuola di Psicoterapia Cognitiva (SPC) con sede in Ancona e coordinata da Barbara Basile, direttrice dell’Italian Academy of Schema Therapy (IAST) (Peverieri et al., 2026). Nello specifico, l’obiettivo è stato di verificare se alcuni dei processi ipotizzati dal modello trovassero riscontro anche all’interno di un campione di coppie adulte, tratte dalla popolazione non-clinica. L’intento dunque era esplorare se la pervasività degli schemi individuali, degli stili di parenting e il livello di benessere percepito nella relazione sentimentale attuale risultassero effettivamente associati tra loro e quale ruolo potesse avere la velocità di innamoramento verso il partner (considerata un indicatore indiretto della forza della Schema Chemistry) in questa relazione.

I risultati hanno mostrato alcuni elementi particolarmente interessanti. Anzitutto è emersa una chiara associazione tra la gravità degli schemi individuali e gli stili di parenting, soprattutto materni. Sebbene il disegno della ricerca non permetta di stabilire dei nessi causali, il dato è coerente con una vasta letteratura che attribuisce alle prime relazioni di attaccamento un ruolo centrale nella costruzione dei modelli attraverso cui impariamo a interpretare noi stessi, gli altri e il mondo. In altre parole, le modalità relazionali sperimentate durante lo sviluppo sembrano continuare a esercitare un’influenza significativa anche nella vita affettiva adulta.

Un secondo risultato, in linea con quanto atteso, ha rivelato che partecipanti con una maggiore pervasività degli Schemi Maladattivi Precoci riportavano, mediamente, una qualità relazionale inferiore. Analogamente, l’utilizzo di strategie di evitamento emotivo nella coppia risultava associato a una minore soddisfazione nella relazione. Quando una persona evita il confronto, si ritira emotivamente oppure cerca di non entrare in contatto con le proprie vulnerabilità, può ottenere un sollievo immediato ma rischia di rendere sempre più difficile una comunicazione autentica con il partner. Nel tempo, tali modalità finiscono spesso per alimentare incomprensioni e distanza emotiva.

L’aspetto più interessante dello studio riguarda tuttavia il ruolo della Schema Chemistry, misurata in termini di velocità di innamoramento verso l’attuale partner. I risultati suggeriscono infatti che alcune delle associazioni osservate sono significative solo quando vi è un coinvolgimento iniziale molto rapido. Nei partecipanti che descrivevano il proprio rapporto come nato attraverso una sorta di “colpo di fulmine”, il legame tra stili di parenting materni, schemi maladattivi e benessere della relazione risultava più marcato rispetto agli individui che riportavano un innamoramento graduale. Pur trattandosi di dati preliminari, questi risultati sembrano offrire un primo sostegno empirico a uno dei presupposti teorici della Schema Chemistry: almeno in alcuni casi, la sensazione di intensa familiarità che caratterizza l’inizio di una relazione potrebbe riflettere la riattivazione di pattern relazionali profondamente radicati.

Naturalmente questo non significa che ogni “colpo di fulmine” sia destinato a trasformarsi in una relazione problematica, né che un forte coinvolgimento iniziale rappresenti di per sé un indicatore di disfunzionalità. Le relazioni umane sono il risultato di molteplici fattori e nessun singolo elemento può spiegare la loro complessità. Tuttavia, i risultati di questa ricerca suggeriscono che, quando un’intensa attrazione si accompagna alla presenza di schemi particolarmente pervasivi, può essere utile interrogarsi su quali bisogni emotivi e quali esperienze pregresse quella relazione stia inconsapevolmente riattivando.

È proprio su questo punto che la Schema Therapy di coppia offre un contributo originale. A differenza di altri approcci focalizzati prevalentemente sulla comunicazione o sulla gestione del conflitto, questo modello considera i conflitti come l’espressione visibile di processi emotivi più profondi. Quando gli schemi si attivano, ciascun partner tende infatti a mettere in atto modalità abituali di protezione che, sebbene comprensibili alla luce della propria storia personale, finiscono spesso per alimentare la sofferenza nella coppia. Si instaurano così pattern relazionali rigidi e ripetitivi in cui entrambi i partner cercano di soddisfare i propri bisogni emotivi attraverso strategie che producono l’effetto opposto.

Roediger e collaboratori (Simeone-DiFrancesco et al., 2016) descrivono questi processi come veri e propri “cicli”, nei quali gli stati emotivi e comportamentali dei partner si influenzano reciprocamente. Pensiamo, ad esempio, a una persona con un forte timore dell’abbandono che, di fronte a un momento di distanza del partner, diventa sempre più insistente nella ricerca di rassicurazioni. L’altro, sentendosi sopraffatto, può reagire prendendo ulteriormente le distanze, confermando così proprio la paura che aveva dato origine al comportamento iniziale. Entrambi agiscono nel tentativo di proteggersi, ma ciascuno contribuisce inconsapevolmente ad alimentare gli schemi dell’altro. La coppia finisce così per sentirsi intrappolata in dinamiche che sembrano ripetersi indipendentemente dagli sforzi messi in atto per interromperle.

L’obiettivo della Schema Therapy di coppia consiste nell’aiutare i partner a riconoscere ciò che accade “dietro le quinte” del conflitto. Comprendere quali bisogni emotivi siano stati frustrati, quali schemi si siano attivati e quali strategie di protezione ciascun partner stia mettendo in atto permette di trasformare gradualmente il significato delle interazioni quotidiane. Tecniche esperienziali come l’Imagery Rescripting e il lavoro con le sedie, opportunamente adattate al setting di coppia, consentono di intervenire direttamente sulle esperienze precoci che hanno contribuito alla costruzione degli schemi, favorendo lo sviluppo di modalità relazionali più flessibili e sicure (Roediger et al., 2020).

La nostra ricerca rappresenta un primo tentativo di indagare empiricamente alcuni dei processi ipotizzati dal fenomeno della Schema Chemistry. Sebbene siano necessari studi futuri con campioni più ampi e disegni longitudinali, i risultati ottenuti sembrano sostenere l’idea che le esperienze relazionali precoci, gli schemi maladattivi e il modo in cui ci innamoriamo possano contribuire, insieme, a comprendere il funzionamento delle relazioni sentimentali. In questa prospettiva, la relazione di coppia non rappresenta soltanto il luogo in cui gli schemi si manifestano con maggiore intensità, ma anche il contesto privilegiato in cui possono essere riconosciuti, compresi e progressivamente trasformati. Forse è proprio questo il contributo più importante della Schema Therapy di coppia: ricordarci che la chimica può essere l’inizio di una relazione, ma è la capacità di conoscere e modificare i propri schemi a renderla davvero uno spazio di crescita condivisa.

Per approfondire questi temi anche da un punto di vista esperienziale, l’Italian Academy of Schema Therapy, in collaborazione con l’Internationalsenza titolo Society of Schema Therapy (ISST) e l’Istituto di Schema Therapy di Francoforte, organizza un workshop dedicato alla Schema Therapy di coppia, condotto dalla collega tedesca Denise Ginzburg, psicoterapeuta, supervisore e formatrice in Schema Therapy. Il workshop offrirà l’opportunità di esplorare i principali modelli teorici e gli strumenti clinici per comprendere e intervenire sulle dinamiche di coppia legate agli schemi maladattivi precoci e ai cicli relazionali.

https://apc.it/lista-eventi/training-schema-therapy-coppie-settembre-ottobre-2026/

 

Bibliografia

Peverieri, S., Verdura, E., Antonini, S., & Basile, B. (2026). La Schema Chemistry nella coppia: Uno studio preliminare sulla gravità degli schemi maladattivi individuali, gli stili di parenting, le strategie di coping e il benessere nella relazione. Manoscritto sottoposto per la pubblicazione presso Cognitivismo Clinico.

Roediger, E., Zarbock, G., Frank-Noyon, E., Hinrichs, J., & Arntz, A. (2020). The effectiveness of imagery work in schema therapy with couples: A clinical experiment comparing the effects of imagery rescripting and cognitive interventions in brief schema couples therapy. Sexual and Relationship Therapy, 35(3), 320–337.

Simeone-DiFrancesco, C., Roediger, E., & Stevens, B. A. (2015). Schema Therapy with Couples: A Practitioner’s Guide to Healing Relationships. Wiley.

Young, J. E., Klosko, J. S., & Weishaar, M. E. (2007). Schema therapy. La terapia cognitivo-comportamentale integrata per i disturbi della personalità. Erickson.

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